Gli Etruschi e la caccia al suono del flauto

di Alessandro Ferrini

Claudio Eliano, scrittore romano in ligua greca vissuto nel II° secolo d.C. nel suo trattato Sulla natura degli animali, scriveva che in Etruria la caccia si praticava a suon di musica:

In Etruria circola la credenza che i cinghiali e i cervi della regione venissero catturati con le reti coi cani, cioè secondo le normali regole della caccia , ma che fosse musica insieme a quelle a costituire il fattore più importante del successo. Ora spiegherò in che modo: I cacciatori sistemano intorno le reti e tutti gli altri accorgimenti che attirano gli animali. Uno di loro, suonatore di flauto si aggira nella zona e cerca di trarre dal suo strumento i suoni più armoniosi e intona i più dolci motivi musicali evitando il più possibile le note stridenti. […]. La quiete e la solitudine favoriscono la trasmissione di quei canti e la loro melodia irrompe nelle vallate e nei boschi, cioè, per dirla in breve, nelle tane e nei covili di quelle bestie selvatiche. Dapprima quei suoni colpendo le loro orecchie li atterriscono e li riempiono di paura, ma poi, avvinti da un incontenibile e irresistibile piacere e così affascinati, dimenticano i figli e le loro dimore, sebbene gli animali selvatici non siano soliti vagare lontano dai luoghi nativi. E così, a poco a poco, i cinghiali e i cervi dell’Ecruria, come trascinati da un dolce incantesimo, soggiogati dalla musica, finiscono per cadere nelle reti.

… continua a leggere Gli Etruschi e la caccia al suono del flauto

Il Pantheon degli Etruschi

Le divinità etrusche

Livio definiva il popolo di Veio di gran lunga il più religioso  eo magis dedita religionibus, quod excelleret arte colendi eas (Ab Urbe condita, V, 1). Gli Etruschi furono sicuramente tra i popoli italici i primi a costruire un’immagine antropomorfa degli dei, probabilmente influenzati dai contatti con il mondo greco.

Il loro Pantheon era presente nel cielo, nel mare, nella terra e sottoterra come risulta nel fegato di Piacenza, dove sono iscritte le divinità entro sedici caselle; gli Etruschi suddividevano il cielo in sedici regioni dentro le quali abitavano gruppi di divinità.   … continua a leggere    Il Pantheon degli Etruschi

 

Porta bifora di Cortona

di Michele Zazzi

Porta bifora di Cortona

La Porta Bifora (o Ghibellina o Bacarelli) a doppio fornice è l’unica delle porte monumentali della cinta etrusca di Cortona che si è conservata. Si ipotizza che Cortona etrusca avesse sette porte.
Gli scavi (1986 – 1990) hanno consentito di verificare relativamente al periodo etrusco – romano due fasi costruttive della porta.
Nella prima fase risalente al IV – III secolo a.C. fu realizzata una porta ad unico fornice con connessa strada selciata.
continua a leggere Porta bifora di Cortona

Le abitazioni degli Etruschi

Evoluzione dell’impianto abitativo etrusco

elementi architettonici decorativi del tetto della villa di Murlo (Museo di Murlo)
elementi architettonici decorativi del tetto della villa di Murlo (Museo di Murlo)

Durante il periodo più antico (fine del IX secolo – prima metà dell’VIII secolo a.C.) la casa etrusca aveva una forma circolare o ellittica, a un solo piano con pareti in argilla e graticcio di canne e copertura in strame con tetto a spiovente sostenuto da pali di legno. Tale aspetto si è mantenuto nella forma delle capanne in uso ancora pochi decenni fa in certe zone rurali della Toscana. L’interno era costituito da un solo ambiente con un’apertura di ingresso e sfiatatoi per il fumo, il pavimento era costituito da un sottile strato di ghiaia.

Gli scavi hanno messo in luce resti di abitazioni di questo tipo a Luni, San Giovenale, Veio e Tarquinia. Le urne cinerarie a capanna riproducono simbolicamente tali forme. … continua a leggere  La casa degli Etruschi

Oinochoe a figure rosse di Vulci

di Giovanni Caselli

Riti religiosi etruschi in età ellenistica

La monografia di Ambros J. Pfiffing Religio Etrusca del 1975 segna l’inizio di un fruttuoso periodo di ricerca sulla religione degli Etruschi. Si sono raffinati i metodi di indagine e creati nuovi strumenti di ricerca. Fra le voci del ThesCRA (Thesaurus Cultus et Rituum Antiquorum) si ricordano quelle di L. Donati e S. Rafanelli, Il sacrificio nel mondo etrusco, di E. Simon, Libation, di A. Maggiani, La divinazione in Etruria e di A. Maggiani e S. Rafanelli, La preghiera in Etruria.
Il popolo etrusco fu definito da Tito Livio “il popolo più di ogni altro dedito alle pratiche religiose” (Ab Urbe condita, V, 1,6). Alla luce di questi studi, Simona Rafanelli ha proposto l’esame di tre documenti fra i meno noti e indagati. L’autrice propone l’esame di una piccola oinochoe (brocchetta da vino) a figure rosse proveniente dalla necropoli dell’Osteria di Vulci, conservata nel Museo di Villa Giulia a Roma, che raffigura una scena sacrificale dove si osservano le operazioni che precedono l’immolazione della vittima, seguita dalla libagione e dalle offerte incruente. … continua Oinochoe a figure rosse di Vulci

Ossuari antropomorfi chiusini: i canopi

di Michele Zazzi

I canopi etruschi sono vasi cinerari con corpo panciuto e con coperchio conformato a testa umana. Tale caratteristica (antropomorfizzazione dell’urna) costituisce in qualche modo sviluppo dei vasi biconici villanoviani dell’età del ferro (IX – VIII secolo a.C.) coperti da scodella o da elmo.
Le prime forme di canopo (il nome fu attribuito dagli scavatori del XIX secolo per la loro somiglianza con i vasi viscerali che facevano parte del corredo delle mummie egizie) sono state riscontrate a Bisenzio, Saturnia e Vulci; però è a Chiusi e nel relativo territorio che la produzione di tali cinerari ha avuto uno sviluppo del tutto peculiare.
La produzione dei canopi chiusini si registra in un periodo compreso tra il secondo quarto del VII secolo a.C. fino al 580-570 a.C. circa.

continua a leggere Ossuari antropomorfi chiusini: i canopi

La battaglia di Alalìa fra Etruschi, Greci e Cartaginesi (540 a.C. circa)

Clicca sull’immagine per ingrandirla

Alalìa (oggi Aleria) fu un’antica colonia sulla costa tirrenica della Corsica fondata dai coloni greci Focesi nel VI secolo a.C. in fuga dall’Asia Minore, cacciati da Arpago su ordine di Ciro, come racconta Erodoto:

Costui, nominato da Ciro comandante dell’esercito, quando arrivò nella Ionia, cominciò a espugnare le città servendosi di terrapieni: ogni volta, infatti, costringeva i nemici dentro le loro mura, faceva ammassare enormi quantitativi di terra contro gli spalti e poi li assaltava.

… La prima città della Ionia di cui si impadronì fu Focea. Questi Focei furono i primi Greci a compiere lunghe navigazioni: furono loro a scoprire l’Adriatico, la Tirrenia, l’Iberia e la regione di Tartesso: non navigavano con grandi navi da carico ma con delle penteconteri.

… continua a leggere  La battaglia di Alalia fra Etruschi, Greci e Cartaginesi

Le tombe orientalizzanti di Sassi Grossi a Roselle (GR)

di Michele Zazzi

Resti di un elmo

L’importante sepolcro fu rinvenuto nel 2003 a circa un chilometro dal centro di Roselle a seguito di segnalazioni. Dagli scavi, effettuati tra il 2004 ed il 2005, emersero due fosse contigue (denominate rispettivamente fossa I e fossa II), una delle quali (la fossa I) fortemente sconvolta da lavori agricoli effettuati nel tempo.
Le fosse in oggetto, realizzate in tempi successivi (la più risalente sembrerebbe la I) ed a profondità diverse, facevano parte probabilmente di un circolo di grandi pietre (anche il toponimo “Sassi grossi” lo farebbe pensare) e dovevano essere coperte da una struttura in legno che fu distrutta dal terreno e dalle pietre sovrastanti.

… continua a leggere Le tombe orientalizzanti di Sassi Grossi a Roselle (GR)

Il matronimico nelle iscrizioni etrusche

di Michele Zazzi

Urna cineraria da Cortona inscritta LARIS:ANEINI/ VELSINAL

Nelle iscrizioni etrusche le donne venivano indicate con praenomen (nome individuale) e nomen (gentilizio, famiglia di origine) al pari degli uomini (formula onomastica bimembre). Questo elemento unitamente ad altri attesta il ruolo particolarmente rilevante della donna nella società etrusca.
Nella formula onomastica di alcuni individui (maschi e femmine) inoltre, oltre all’indicazione del padre, si trova talvolta anche il nominativo della madre.

Il matronimico ricorre seppur sporadicamente già nella fase arcaica, si sviluppò nell’Etruria Meridionale del IV secolo a.C. e si diffuse poi in Etruria settentrionale dal III secolo a.C. … continua a leggere Il matronimico nelle iscrizioni etrusche

La tomba della biga di Castro

di Michele Zazzi

La tomba della Biga di Castro fu scavata unitamente ad altre nel 1967 nella necropoli etrusca di Ischia di Castro (VT) dal centro Belga di Studi Etrusco-italici.
L’ipogeo, al quale si accedeva tramite un lungo dromos a cielo aperto, presentava un vestibolo con due porte ed un’unica camera in posizione asimmetrica rispetto agli accessi. Per qualche motivo la terza porta (individuabile dai segni sulla parete) non fu mai realizzata.

Nella camera, già oggetto di scavi clandestini, furono trovati elementi di un letto di legno che era appoggiato su una banchina e parte di un ricco corredo (compreso vasellame in bucchero ed in metallo da banchetto).
Vi era un unico defunto (per quanto desumibile dai resti ossei); forse poteva trattarsi di una giovane donna come farebbero pensare alcuni effetti personali quali, un pendente d’oro con scarabeo, una coppia di sandali in bronzo e legno con inserti di oro ed ambra, anello in bucchero, un sonaglio in bronzo ed argento, un manico bronzeo relativo forse ad un flabello, un’armilla a capi sovrapposti in bronzo ed un lydion per oli profumati.

… continua a leggere La tomba della biga di Castro