Etruschi: origini e lingua

di Giovanni Caselli

Chi erano gli Etruschi? Philip Perkins dice che questo è stato a lungo un problema spinoso. Da Erodoto ad oggi il dibattito è stato intenso. Lasciando da parte il romantico “mistero etrusco” la questione è stata da tempo chiarita da Massimo Pallottino, quando egli convinse il mondo accademico del fatto che gli Etruschi erano autoctoni, che parlavano un lingua non indoeuropea e che avevano radici nell’area etrusca fino dalla tarda Età del Bronzo. Infatti la definizione di “Villanoviano” del popolo che in questa area precede la civiltà etrusca è stata sostituita da quella di “Proto-Etrusco” già da Ward Perkins nel 1959 per sottolineare una continuità della civiltà dell’Etruria dall’epoca protostorica a quella storica. Sybille Haynes ha scritto che la civiltà dei villaggi della prima Età del Ferro dalla quale si svilupparono le comunità etrusche senza soluzione di continuità, è nota come civiltà “Villanoviana”.     … continua a leggere    Etruschi: origini e lingua

In Italia siamo tutti un po’ Etruschi

Viaggio in un’eredità senza tempo. Valerio Massimo Manfredi ripercorre le tracce di un popolo misterioso Maestri di agricoltura e allevamento, precursori della libertà femminile.

di Livia Capponi da il “Corriere della Sera” (8 ottobre 2019)

Sarcofago degli sposi (520 a.C.)

Gli Etruschi sono tra noi. Nel patrimonio genetico di uomini, paesaggi e città. Nel dna di Roma stessa, città resa grande proprio dal contatto ravvicinato con una cultura a cui deve istituzioni, rituali, concetti come «popolo», desunto forse da poplu, schiera di uomini armati, e «persona», da phersu, termine usato per indicare la maschera teatrale. Una cultura misteriosa e indecifrabile, come la sua lingua, non indoeuropea e scritta da destra verso sinistra, ma che affascina per la sua vivacità e sofisticazione. Il famoso «sarcofago degli sposi» da Cerveteri mostra una moglie sdraiata sul triclinio da banchetto accanto al marito, in condizioni di libertà e parità impensabili nel mondo greco e romano. Gli affreschi delle tombe di Tarquinia restituiscono un aldilà variopinto, in cui si danza, si beve e si fa sesso.

Ancora oggi, nei dialetti del Nord sopravvivono qua e là toponimi e termini che vengono dall’etrusco e anche certi caratteri dell’economia si sono conservati a distanza di millenni. In Emilia, uno dei due bracci del Panaro si chiama ancora Scoltenna, dall’etrusco Scultemna; la città di Modena si chiama in dialetto Mòdna, dall’etrusco Muthna.

Furono proprio gli Etruschi a importare in Emilia dalla Toscana l’uva rossa e a diffondere il sistema di coltivazione a filare, e furono sempre loro i primi a usare il telaio e a praticare l’allevamento intensivo del maiale. Le analisi genetiche hanno individuato la sopravvivenza di parecchi caratteri etruschi in piccoli centri della Toscana meridionale e del Lazio settentrionale. Pure la pronuncia aspirata delle lettere gutturali nella parlata toscana, secondo una seppur discussa teoria, sarebbe un lascito degli illustri antenati.     …  continua a leggere    In Italia siamo tutti un po’ Etruschi

Articoli dedicati agli Etruschi presenti sulla rivista tuttatoscana.net