Castiglione della Pescaia, Diaccia Botrona, Casa Rossa Ximenes, Ponti della Badia, Isola Clodia

di Salvina Pizzuoli      

Castiglione della Pescaia, particolare delle architetture medievali
Castiglione della Pescaia, particolare delle architetture medievali

Siamo in Maremma, quella della costa che oggi identifichiamo con belle spiagge, litorale da bandiere blu, mare incontaminato, pineta, pesce fresco e vacanze. Chi potrebbe oggi immaginare che Castiglione della Pescaia con la sua suggestiva struttura di borgo medioevale, arroccato sul mare e circondato da mura e torri sorgesse in tempi lontani su un lago poi colmato dai detriti trasportati dai fiumi e dalle bonifiche? Eppure è già il suo nome che ci racconta parte di quella storia. Chi crede innata la vocazione di essere proteso verso il mare, sbaglia, la vera “peschiera” di Castiglione era legata all’antico lago. 

Il fiume Ombrone e il Bruna insieme ad altri corsi minori hanno contribuito a colmare l'antico lago in origine salato. In tempi remoti l'area era occupata dal mare. La formazione di un tombolo lungo la costa trasformò il golfo in laguna lentamente colmata dai detriti. Foto originale a questo link
Il fiume Ombrone e il Bruna insieme ad altri corsi minori hanno contribuito a colmare l’antico lago in origine salato. In tempi remoti l’area era occupata dal mare. La formazione di un tombolo lungo la costa trasformò il golfo in laguna lentamente colmata dai detriti. Foto originale a questo link

Nella storia più lontana un grande lago salato si apriva e si estendeva fino a Grosseto e Roselle, da una parte, e Vetulonia dall’altra, un lago chiamato dai Romani Prile, e che in età moderna era conosciuto come Lago di Castiglione: svolgeva un ruolo importante nell’economia favorendo i traffici verso l’interno sfruttando il corso dei fiumi e verso l’esterno con il suo sbocco nel Tirreno, un vero e proprio porto canale. Il lago costituiva inoltre un immenso bacino ittico con i suoi stagni e acquitrini tanto che fu peschiera per antonomasia per tutto il periodo medievale, al punto di conferire il proprio appellativo a Castiglione detto proprio per questo della Pescaia, e per l’estrazione del sale, elemento fondamentale nella conservazione dei cibi.

L’area fu densamente popolata sin dal periodo romano, ambita e conquistata nelle epoche successive, fu sotto l’influenza di Pisa e di Firenze. Nel 1447 venne occupata da Alfonso d’Aragona fino ad essere acquistata da Cosimo I Medici che la concesse in feudo alla moglie Eleonora da Toledo alla quale fece anche costruire Palazzo Centurioni protetto dalle vecchie mura che scendevano fino al Bruna sulla cui foce erano sorte le originarie abitazioni dei pescatori del padule.

Come tutti i territori umidi, nella palude o per meglio dire i’ padule utilizzando il modo proprio di appellarlo delle genti locali, deve essere costantemente favorito il ricambio delle acque per evitarne l’impaludamento. Al contrario il territorio fu ampiamente sfruttato nelle sue risorse sin dai tempi dei Romani e poi fino al governo mediceo che aveva ridotto gli interventi a salvaguardia solo a poche zone pertanto l’impaludamento fu incontenibile. Furono i Lorena a procedere nel senso e nel progetto di una vera e propria bonifica del territorio. Siamo nel 1767 quando Leopoldo II d’Asburgo Lorena poté vedere realizzato il progetto di Leonardo Ximenes: tutta l’area fu finalmente bonificata con un progetto intelligente e costante che interveniva sull’ambiente naturale senza trasformarlo, ma aiutandolo a vivere e svilupparsi come d’altra parte avevano saputo fare a Venezia i cittadini della laguna per salvaguardarla e difenderla canalizzando e deviando i fiumi e rispettando il flusso e deflusso delle acque, vero polmone che ne permetteva il ricambio e la stabilità.

Chi era Ximenes?

Leonardo Ximenes, nato a Trapani nel 1716 ma di origine spagnola, era un ingegnere idraulico nonché geografo astronomo e matematico, aveva compiuto i propri studi presso i Gesuiti. In Toscana, al servizio del Granduca, il suo nome resta legato alla Casa Rossa di Castiglione e all’osservatorio astronomico fondato a Firenze che portano il suo nome.

La Casa Rossa vista da Castiglione vecchio
La Casa Rossa vista da Castiglione vecchio e la Riserva della Diaccia Botrona

La Casa Rossa, sorta sull’emissario dell’antico lago, possiamo ancora oggi visitarla: prima del ponte che immette a Castiglione, il ponte Giorgini dotato di ampie cateratte, girando a destra e seguendo le indicazioni dopo un chilometro circa si giunge ad una grande costruzione di colore rosso con un ponte a cateratte, più piccolo rispetto al ponte Giorgini.

La Casa Rossa Ximenes
La Casa Rossa Ximenes

La Casa Rossa o Fabbrica delle Cateratte rappresentava nel progetto ximeniano il fondamentale elemento di risanamento della palude regolandone il flusso e il deflusso verso il mare. Permettere questo processo significava per Ximenes debellare la mal’aria: si ignorava allora che la terribile malattia era in realtà dovuta non ai miasmi che si sollevavano dalle acque stagnanti, ma alla zanzara anofele. Fu per tale motivo che il progetto ximeniano fu considerato fallimentare e si procedette pertanto nel 1827 alla costruzione del nuovo ponte più ampio e con cateratte mobili in corrispondenza della foce del Bruna. 

Il lago Prile in una carta del 1776. Si notano le ridotte dimensioni rispetto alla carta precedente del Lago di Castiglione. Foto originale a questo link
Il lago Prile in una carta del 1776. Si notano le ridotte dimensioni rispetto alla carta precedente del Lago di Castiglione.
Foto originale a questo link

Molto deve la Maremma toscana a un altro Leopoldo, a Canapone, soprannome attribuito al granduca Leopoldo II di Toscana per il biondo slavato dei suoi capelli, che continuò il progetto di bonifica: una statua in piazza Dante a Grosseto ne ricorda e ne immortala l’operato.

Che fine ha fatto il lago Prile?

Quante volte durante le vacanze in Maremma saremo passati sul ponte Giorgini senza chiederci: che strano ponte!? Beh, quel che resta del lago Prile è solo qualche chilometro a destra del ponte: la Diaccia Botrona. 

Mappa della Diaccia Botrona
Mappa della Riserva naturale della Diaccia Botrona

È un’ampia distesa umida, si estende su oltre mille ettari ed è tra le più la più significative aree umide italiane di importanza internazionale secondo la Convenzione di Ramsar del 1971. La Casa Rossa fa da centro di partenza per le visite da effettuare, volendo, su un battello per poter ammirare la flora e la fauna della palude che ovviamente offre uno spettacolo diverso a seconda delle stagioni. Da non perdere alla Casa Rossa l’interessante video che ripercorre ricostruendolo e illustrandolo graficamente in modo accattivante e pregevole dal punto di vista sia storico che grafico, il cambiamento dall’antico lago ai giorni nostri.

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I canali dalla Casa Rossa
I canali dalla Casa Rossa

È un grande sistema di canali principali collegati ad altri secondari che scorrono nella palude quasi un reticolo per raccogliere e smaltire le acque piovane: l’asse principale è rappresentato dal Canale Collettore Unico che comunica con il fiume Bruna presso la sua foce all’altezza di Ponte Giorgini, e si origina come proseguimento del Canale Molla all’altezza dei Ponti di Badia. 

Ponti di Badia, il ponte che porta verso l'isola Clodia
Ponti di Badia, il ponte che porta verso l’isola Clodia

Le acque marine entrano in padule con la marea, attraverso il Canale del Porto che comunica con il Collettore Unico tramite il fiume Bruna.

Chi volesse spingersi verso I Ponti della Badia potrà ammirare i resti di quella che viene chiamata isola Clodia, isoletta che pare sorgesse nel lago e che conserva pochi ruderi sulla sua sommità della Basilica di San Pancrazio al Fango. Menzionata da Cicerone nel Pro Milone, non è stata identificata con certezza dagli archeologi per l’isola Clodia, sebbene le indicazioni la denominano con questo toponimo.

I canali dai Ponti di Badia
I canali dai Ponti di Badia

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