Baccalà in zimino, un piatto tipico della cucina toscana

E siccome a Natale già ci siamo, o almeno così ci dicono gli addobbi nelle strade e nei negozi, affrettiamoci, dovessimo arrivare in ritardo, senza la ricetta e soprattutto senza la storia e le curiosità legate a un piatto, di magro, tipico della cucina toscana!

Ovviamente pesce, quello della tradizione: un buon baccalà, ma questa volta in zimino, alla fiorentina.

Ma in zimino, cosa significa?

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“Fiorenza dentro da la cerchia antica”. Firenze tra XI e XII secolo

di Alessandro Ferrini

La più antica veduta di Fitenze (particolare dell'affresco della Madonna della Misericordia (Firenze Museo del Bigallo
La più antica veduta di Firenze, particolare dell’affresco della Madonna della Misericordia (Firenze Museo del Bigallo)

Fiorenza dentro da la cerchia antica,
ond’ ella toglie ancora e terza e nona,
si stava in pace, sobria e pudica.  (Par. XV, 97-99)

Appassionata rievocazione che Dante fa per bocca di Cacciaguida della rimpianta Firenze “sobria e pudica” del secolo XII ancora chiusa nella prima cerchia di mura del 1078 (in realtà la quarta dall’epoca romana) stretta attorno alla chiesa della Badia i rintocchi delle cui campane segnavano le ore (e terza e nona), di un tempo, quando ancora i retti e onesti costumi delle poche migliaia di cittadini non erano stati sovvertiti dall’avvento dei mercanti, della ricca borghesia, dalla ricerca di guadagni che secondo il poeta avevano irreparabilmente corrotto il virtuoso stile di vita della comunità. … Continua a leggere   Fiorenza dentro da la cerchia antica

I top ten di novembre 2025

I 10 articoli più letti nel mese di novembre 2025

La Tomba dell’Alfabeto nella necropoli del Casone a Monteriggioni (SI)

di Michele Zazzi

Ricostruzione della Tomba dell’Alfabeto realizzata da Simone Boni (Studio Inklink) tratta da MaM Museo archeologico Monteriggioni Guida al Museo, Comune di Monteriggioni, 2023

La tomba in oggetto (nota anche come Tomba dell’Alfabeto del Colle) fu ritrovata nel marzo del 1698 nei pressi di Abbadia Isola, nei terreni di proprietà della famiglia Petrucci (podere Turchiano).
L’ipogeo è descritto anche da George Dennis che lo definisce molto importante, precisando che conteneva una grande quantità di ossa umane e che (“cosa più straordinaria”) su tre delle quattro pareti si trovavano delle iscrizioni a grosse lettere tra cui un alfabetario ed un sillabario (Città e Necropoli d’Etruria, Edizione Italiana a cura di Elisa Chiatti e Silvia Nerucci, Nuova Immagine, 2015, Volume Secondo, pagg. 136 – 137). 
Della tomba purtroppo si è persa l’ubicazione e le informazioni al riguardo si ricavano dalla documentazione (descrizione e disegni) redatta al tempo della scoperta.

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La leggenda della Castagnata del Diavolo

Castagne nella varietà “marrone”

Un piatto legato alla leggenda che volle il diavolo protagonista non solo della costruzione dello splendido ponte sul Serchio ma anche di tutta una serie di storie legate all’attraversamento del fiume servendosi del ponte o del diavolo come traghettatore. Ma anche per spiegare la presenza di castagne nella zona di Borgo a Mozzano nonché di un piatto saporito tanto da aver tentato e corrotto anche il diavolo.

Una suora di nome Monna Leta aveva deciso di disfarsi del diavolo prendendolo per la gola e pertanto allestì un fornello, accanto al fatidico ponte, su cui cosse un po’ di caldarroste che poi sbucciò da ogni buccia, anche della pellicina. Sul fondo di una padella aveva sistemato uno strato sottile di zucchero e un goccio di vino facendo andare il tutto a fuoco vivo. Quando il diavolo, attirato dall’odore, si avvicinò unì le caldarroste e vi versò sopra una tazza di buona grappa. Ne derivò una fiamma viva ma il diavolo, abituato alle fiamme dell’inferno, riuscì lo stesso a vedere le castagne e a prenderne qualcuna che trovò deliziosa sebbene infuocata. Quello fu il prezzo da pagare: per ogni castagna un passeggero poteva attraversare il ponte senza il pericolo di dover vendere l’anima al diavolo se non poteva pagare il compenso. Il patto era stretto: “Purché non manchino le castagne” e così fu, da allora a Borgo a Mozzano le castagne non mancarono e nessuno più corse il pericolo di dover vendere l’anima sua. E non è finita: era nata anche la Castagnata del Diavolo” la cui ricetta si può ritrovare tra le righe della leggenda. …  per altre ricette vai a   Ottobre tempo di castagne: storia e antiche ricette

Archeologia industriale a Firenze e dintorni

 

Manifattura Ginori oggi sede della Biblioteca Comunale di Sesto Fiorentino

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Marina di Carrara  (già Marina d’Avenza)

da: Guido Carocci, Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899

Marina di Carrara

Villaggio della provincia di Massa Carrara, comune di Carrara.- Ufficio di Posta e Telegrafo- Approdo marittimo.

Il villaggio di Marina di Carrara o di Avenza ha una storia assai recente, perché non è remota l’epoca della sua costruzione sulle arene e le torbe che trasportate dal fiume Magra e spinte contro la costa dai venti e dalle correnti marine, allontanano annualmente le onde dalla spiaggia.
Nel medioevo il mare lambiva le mura e le fortificazioni del castello di Avenza, mentre oggi vi si è allontanato di oltre un chilometro. Le memorie storiche di Avenza cominciano dal XII secolo, quando il piccolo borgo appartenne ai vescovi di Lucca. …

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Il lanificio Ricci a Stia in Casentino

Archeologia industriale in Toscana

di Alessandro Ferrini

La produzione di stoffe di lana del Casentino, dai caratteristici colori accesi, costituisce una tradizione che si perpetua nei secoli, fin dall’epoca etrusca e romana: abbondante è la documentazione che prova l’esistenza di antiche gualchiere situate lungo il torrente Staggia. Documenti del XIV secolo attestano che gli abitanti del castello di Palagio Fiorentino, come veniva chiamata all’epoca Stia, pagavano le tasse a Firenze con panni di lana. Con la stessa lana si tessevano le tonache dei frati dell’Eremo di Camaldoli e successivamente anche della Verna e i primi abiti realizzati non a caso erano piuttosto simili, per forma e per colori (“fratino”, “bigio” e “topo”), al saio dei francescani.    … continua a leggere     Lanificio Ricci – Stia in Casentino

A Livorno: la Venezia Nuova

di Salvina Pizzuoli

C’è un quartiere a Livorno che porta scritte nel suo nome le caratteristiche che lo contraddistinguono: la Venezia Nuova.
Tra la Fortezza Vecchia e la Fortezza Nuova ponti, palazzi, chiese e soprattutto canali, qui detti fossi,  pieni di imbarcazioni: l’effetto di estraniamento è immediato, pare di essere proprio a Venezia, tanto è simile nella sua struttura peculiare. Se in un primo momento non capiamo a cosa si debba questo angolo inusitato di Livorno, se ne scorriamo la storia e della città e del quartiere in particolare capiamo immediatamente.
E allora, prima di immergerci in un giro tra stradette, fossi e architetture, scopriamo la lontana pagina di storia che possa illuminarci.

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L’assedio di Firenze del 1529 e l’eccidio di Lastra a Signa

Giovanni Stradano, L’assedio di Firenze (1555, Firenze Palazzo Vecchio, Sala di Clemente VII)

Nel 1529 le truppe dell’esercito di Carlo V assediavano Firenze. Dopo il Sacco di Roma e a seguito della pace siglata a Barcellona, l’imperatore si era riappacificato con papa Clemente VII; tra le clausole dell’accordo c’era quella di ristabilire la dominazione dei Medici a Firenze da dove erano stati cacciati ed era stata proclamata la Repubblica. In cambio il Pontefice lo avrebbe incoronato imperatore come di fatto avvenne l’anno successivo a Bologna. Firenze resistette a lungo all’assedio delle truppe imperiali finché il 12 agosto 1530, presso la chiesa di Santa Margherita a Montici fu siglata la resa.

Una delle prime tragiche battaglie combattute durante questa guerra fu quella di Lastra a Signa    … continua a leggere  L’eccidio di Lastra a Signa durante l’assedio di Firenze del 1529