La genesi del paesaggio classico (quinta parte)


Dalle fonti antiche e secondo l’osservazione dell’antropologo

Con particolare riguardo al paesaggio toscano

di Giovanni Caselli

Rosa di Damasco o bifera

Per quanto riguarda i fiori del giardino vi erano diverse varietà di rose, come la famosa rosa di Damasco (Rosa bifera), altre varietà venivano dal Caucaso e dalla Persia. Erano famosi i giardini di rose di Paestum. Il giglio bianco (Lilium) venne dall’Asia occidentale in Grecia e poi in Italia. Nei giardini etruschi e romani vi erano narcisi e giunchiglie, la verbena e l’acanto. Vi erano anche l’assenzio, il piretro, la mandragora e l’elleboro velenoso, oltre alla cicuta.

Camminando per le stradelle sterrate della Toscana non mancheremo di riscontrare presso i fossi e i margini della via, queste erbe e alberi, che se oggi servono solo da ornamento, essi formavano un tempo parte integrante della cultura e dell’economia di ogni giorno.    … continua a leggere   La genesi del paesaggio classico

La genesi del paesaggio classico (quarta parte)


Dalle fonti antiche e secondo l’osservazione dell’antropologo

Con particolare riguardo al paesaggio toscano

di Giovanni Caselli

Sorprenderà gli ignari sapere che il paesaggio dell’Italia classica era assai meno ricco di alberi e boschi di quanto lo sia oggi. Nelle aree più densamente abitate il paesaggio veniva letteralmente spogliato per trarne legna e carbone. Non vi era casa degna di questo nome senza un bagno (non l’eufemismo di oggi che significa ‘cesso’, ma un vero bagno), non vi era vicus privo di bagni pubblici, e questi erano riscaldati con enormi quantità di legna.

Naturalmente, nei luoghi meno accessibili e dai quali era difficile il trasporto della legna, le foreste erano estese e anche impenetrabili. Si pensi alla nota Selva Cimina, che sui monti Cimini costituì il confine naturale e un vero baluardo fra Roma e l’Etruria per secoli. Il Pinus picea, che cresce in montagna, era la conifera più comune per il largo uso che si faceva del suo legno. Anche il pino si piantava assieme al cipresso presso la porta di casa e presso i cimiteri in memoria dei morti; la sua resina era mischiata al franchincenso perché gli somigliava nell’odore e costava meno. La pece, di cui i Romani facevano largo uso, si otteneva da questo pino.   … continua a leggere   La genesi del paesaggio classico (quarta parte)

Visita al Parco archeominerario di Campiglia Marittima: la rocca di San Silvestro


La Rocca San Silvestro nella foto di Ludovico Franceschi

Il Parco fa parte di un sistema più ampio all’interno della Val di Cornia. Oggi siamo qui per visitare Rocca San Silvestro, un antico castello datato X – XI secolo. La ragione della sua esistenza è legata, come quella di altri castelli della zona, alla presenza di giacimenti minerari di rame e piombo argentifero. Era nato per volontà dei signori e proprietari appartenenti alla famiglia dei della Gherardesca, passato successivamente nelle mani dei loro vicari detti, dal nome della fortificazione, della Rocca, erano infatti membri di famiglie aristocratiche in grado di gestire l’organizzazione del lavoro estrattivo e metallurgico destinato alla produzione di monete per Lucca e Pisa. Il castello non era quindi altro che la sentinella armata posta sul territorio estrattivo e i suoi abitanti erano i lavoratori all’interno delle miniere e nelle officine. Un villaggio-dormitorio, attrezzato e autosufficiente. In basso le abitazioni dei minatori, in alto gli alloggiamenti signorili con la rocca medesima. Ma anche la chiesa e i vari forni per la cottura del pane e della ceramica, un frantoio e le cisterne per il deposito dell’acqua piovana, bene prezioso per le localizzazioni elevate.   … continua a leggere    Visita al Parco archeominerario di Campiglia Marittima: la rocca di San Silvestro

A Montevarchi: Villa Masini


Montevarchi, Villa Masini elementi decorativi

di Salvina Pizzuoli

In Toscana non è difficile incontrare espressioni artistiche riconducibili all’Art Nouveau e alle sue diverse configurazioni. A Firenze sono molte e alcune legate al nome di Michelazzi che fu uno dei maggiori protagonisti: i suoi villini ne sono a oggi spettacolare testimonianza.    … continua a leggere   A Montevarchi: Villa Masini

Paesaggi della Leopoldina da Fercole a Monte Antico


Percorriamo un breve incantevole tratto della strada detta Leopoldina, realizzata dal Granduca Leopoldo di Lorena.

Tracciato lungo la Via Leopoldina da Fercole a Monte Antico

Dall’abitato di Fercole, nei pressi di Casal di Pari, si imbocca la sp 140 Leopoldina in direzione Casenovole scendendo fino  al caseggiato rurale di Poggio La Pila per poi proseguire per 1,2 km tra cipressi, roverelle e lecci fino al suggestivo viale di cipressi che conduce al castello di Casenovole. Si continua attraverso un paesaggio che spazia sulle colline circostanti, con boschi e terreni coltivati, fino al crinale che sovrasta la vallata dell’Ombrone  in direzione di Monte Antico. Superato il castello la strada discende verso Monte antico scalo, lambisce la stazione ferroviaria e lungo la piana dell’Ombrone raggiunge Paganico. … vai alle foto del percorso

Articolo dedicato: I castelli di Casenovole e Monte Antico lungo la “Leopoldina”

 

I mulini della val di Merse


Diorama della val di Merse e i mulini (clicca sull’immagine per ingrandire)

Opifici idraulici per macinare il grano, per gualcare la lana, per la lavorazione del ferro sono ancora oggi visibili lungo la valle del fiume che, a partire dal XIII secolo, vede incentivata la costruzione di mulini lungo le sue rive e da parte di laici e da parte di monaci, soprattutto i cistercensi dell’abbazia di San Galgano che documenta 2 ferriere ad acqua nel 1278, e i Vallombrosani dell’abbazia di Torri, nonché di laici soprattutto a partire dal XIV secolo.  … Continua   I mulini della Val di Merse