La mattina del 15 giugno 1944 l’inferno dei bombardamenti si abbatté su Caletta, Portovecchio e Rosignano Solvay, trasformando un angolo di paradiso toscano in un teatro di macerie e dolore
Bombardieri medi statunitensi North American B-25 Mitchell
Siamo nel cuore della campagna d’Italia nell’estate del 1944. Dopo lo sfondamento della Linea Gustav e la liberazione di Roma, le truppe alleate risalgono la penisola. I tedeschi, in ritirata strategica verso la Linea Gotica, cercano di rallentare l’avanzata anglo-americana facendo terra bruciata dietro di sé: ponti, strade e ferrovie diventano nodi nevralgici da difendere o distruggere.
In questo scenario si inserisce l’operazione aerea “Strangle” (Strizzamento), un massiccio piano di interdizione alleato volto a strangolare la logistica nemica.
La Garfagnana è una storica subregione della Toscana nord-occidentale, corrispondente all’alta valle del fiume Serchio, racchiusa tra le Alpi Apuane e l’Appennino tosco-emiliano. Si presenta come un’ampia valle di origine lacustre: in età pliocenica due grandi laghi occupavano il territorio oltre la stretta gola di Calavorno, separati da una soglia di arenaria presso l’attuale Castelnuovo di Garfagnana, poi progressivamente erosa dalle acque nel corso dei millenni. Il comprensorio misura circa 620 km²; escludendo il Barghigiano, oggi considerato entità storico-geografica autonoma, la Garfagnana propriamente detta si estende per 554 km², in gran parte montuosi. L’economia tradizionale è agricolo-forestale, con modeste attività artigiane, mentre il turismo è divenuto negli ultimi decenni una risorsa crescente grazie alla quiete ambientale e alla bellezza del paesaggio.
La più antica definizione documentaria dei confini della Garfagnana si trova nella cosiddetta “Bolla d’Oro” emanata dall’imperatore Carlo IV nel 1376, giunta però in copia posteriore. In essa sono elencate le comunità fedeli all’Impero, suddivise in “castra” e “communia”. … continua a leggereNotizie storiche sulla Garfagnana
Il percorso storico tra origini romane e viabilità toscana
Percorso approssimato della Firenze-Pistoia-Lucca riportato su una carta odierna
La Strada Regia Firenze-Pistoia-Lucca rappresenta uno dei più antichi assi di collegamento della Toscana, un percorso che affonda le sue radici nella viabilità romana e che nei secoli ha continuato a modellare territori, insediamenti e scambi commerciali. La sua storia è legata alla Cassia Minor, una direttrice strategica che univa l’area fiorentina alla Lucchesia e ai valichi verso la pianura padana, mantenendo nei secoli una sorprendente continuità di tracciato.
Nel Medioevo e in età moderna la strada assume il nome di Strada Regia Lucchese, diventando un corridoio fondamentale per mercanti, pellegrini e autorità politiche. Il percorso, pur adattandosi alle trasformazioni del paesaggio e alle esigenze delle comunità locali, conserva ancora oggi la logica originaria della viabilità romana, rivelando un intreccio affascinante tra storia, geografia e infrastrutture.
Nella Naturalis Historia, la sua monumentale opera, Caio Plinio Secondo, detto Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), oltre alla famosa classificazione delle specie botaniche ci offre anche la descrizione geografica del territorio europeo e del bacino mediterraneo. Riportiamo di seguito il brano relativo all’Etruria.
“La costa della Liguria si estende per 211 miglia dal fiume Varo1 al Magra. Da lì inizia la settima regione, l’Etruria; una regione che spesso ha cambiato nome. In tempi antichi i Pelasgi cacciarono da essa gli Umbri, ma ne furono a loro volta scacciati dai Lidi. Dal nome del re di questi gli abitanti furono chiamati Tirreni3. In seguito, dalla parola greca del rito sacrificale, presero il nome di Tusci4.
Siamo a Barga, delizioso borgo medievale arroccato, cinto da mura su cui si aprono antiche porte.
Risiede a mezzacosta dell’Appennino che scende dalla Valle del Serchio fra i torrenti Corsonna, ed Anio nel 28° 9’ longitudine 44° 4’ 6’’ latitudine 20 miglia toscane a settentrione di Lucca, 34 da Pisa, 64 a maestro di Firenze. È di figura sferoidale con un interrotto recinto di mura e tre porte, circondata da due burroni che fiancheggiano due opposti risalti del monte Romeccio, sul cui fianco settentrionale essa giace. Le sue strade sono per lo più scoscese, lastricate; è priva di grandi piazze, se si eccettui il Prato detto già l’Arringo, davanti alla chiesa maggiore.
Così il buon Repetti nel suo “Dizionario” la collocava e ne descriveva le caratteristiche.
Oggi è festa in paese per la tradizionale sagra delle castagne. I negozi sono aperti, la merciaia fornitissima, a Barga c’è ancora, l’elegante negozio di abbigliamento, lungo la Via di Borgo e la via di Mezzo, viuzze strette ed erte su cui procediamo a fatica, fino allo slargo delle piazzette, dove si concentrano i banchetti e i caldarrostai, già al lavoro. Ma non ci fermiamo, al momento abbiamo un’altra meta, lassù, in cima al cucuzzolo, come una gemma incastonata nell’anello, ci aspetta il Duomo che pare chiamarci festoso con uno scampanio che dura a lungo. … continua a leggere Il Duomo di Barga: storia simboli e misteri
La battaglia di Campaldino è più volte ricordata direttamente o indirettamente da Dante nella Divina Commedia, battaglia alla quale lo stesso poeta partecipò fra le fila dei cavalieri fiorentini. A questo proposito è bene ricordare che in epoca medievale i cittadini erano chiamati alle armi in caso di guerra e dovevano equipaggiarsi a proprie spese. I meno abbienti andavano a piedi armati con picche o balestre e difesi dai palvesi, grandi scudi di legno su cui erano dipinte le insegne cittadine. I nobili e i più abbienti potevano permettersi di acquistare un cavallo e facevano parte della cavalleria i cui reparti erano spesso determinanti per l’esito della battaglia. Tuttavia procurarsi un cavallo e le armi adeguate di offesa e di difesa rappresentava un costo assai oneroso, Basti pensare che, secondo alcune stime, solo un cavallo da battaglia, robusto e ben addestrato, equivaleva al valore di una dozzina di mucche o al salario di quaranta anni di lavoro di un bracciante. … continua a leggere11 giugno 1289, la battaglia di Campaldino
Edizione ottocentesca dei “Ricordi” edita da Le Monnier
Un mercante fiorentino vissuto fra tre e quattrocento, Giovanni di Paolo Morelli*, compilando, com’era costume allora, le proprie memorie, scrisse sul Mugello, luogo di origine della sua famiglia, parole preziose poiché nel loro genere costituiscono la testimonianza diretta di un’epoca in cui il territorio emerge, dalla notte della storia.
Eppure non è il quadro che Giovanni Morelli intende dipingerci che ci rivela il Mugello in un’epoca in cui ha già recuperato il ‘classico’, è piuttosto quello che egli inconsciamente ci comunica e si impegna ad illustraci non solo il Mugello nella sua essenza vera, profonda, ma le radici stesse della nostra civiltà, una civiltà nata da un progetto. Il progetto dei nostri antenati del medioevo era chiaro: recuperare gli splendori dell’Età Classica.
Il testo del Morelli è stato da me aggiustato nella forma e nel lessico per facilitarne la lettura e per renderne più spedita l’acquisizione da parte di chi non è abituato al linguaggio letterario toscano dell’epoca.
*Giovanni di Paolo Morelli nasce a Firenze nel 1371 da una famiglia giunta in città nel corso del XII secolo. Sposa unaAlberti e per questo rischia l’esilio data l’inimicizia di questa famiglia con quella degli Albizi al potere, ma infine diventa Gonfaloniere e nel 1427, Priore di giustizia. Fu capostipite di una dinastia di cronisti. (Giovanni Caselli, da “Mugello, giardino di Firenze” 2008)
Una indagine etnologica su uno strumento di trasporto del mondo contadino del prof. Giovanni Caselli
Cos’è dunque la “Cultura della Treggia”? Anzitutto sarà bene chiarire che il termine “cultura” è qui inteso in senso antropologico e di questo ne ha data una precisa definizione Taylor [1], in senso etnologico è quel complesso insieme che racchiude conoscenza credenza, arte, morale, legge, costume ed ogni altra capacità ed abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società”. … continua a leggereLa cultura della treggia in Toscana