Donne e castelli…delitti e congiure

di Salvina Pizzuoli

Il paesaggio in lontananza il castello del Trebbio
Nel morbido paesaggio toscano, tra cipressi e macchie, occhieggiano turrite fortezze; nella distanza siamo soggetti al fascino delle loro fogge pittoresche, ma più da vicino siamo presi dai segreti e dai misteri che le antiche e poderose mura sembrano custodire.
Trebbio di San Piero a Sieve villa a guisa di fortilizio che da il suo nome ad una vasta tenuta nel popolo di Spugnole, piviere di S. Giovanni a Petrojo […] è posta nel poggio omonimo a ponente della strada postale Bolognese, allato ad un oratorio che fu della famiglia sovrana de’ Medici, attualmente dei PP Filippini di Firenze, lasciata loro nel 1648 con l’annessa tenuta da Giuliano Serragli.
 Con queste parole lo studioso ottocentesco Emanuele Repetti annovera nel Dizionario geografico fisico storico della Toscana (1833-1846) uno dei manieri mugellani di proprietà dei Medici, a pochi passi da quello più famoso di Cafaggiolo posto nel piviere e popolo di San Giovanni in Petrojo.
 Arrivare a Trebbio oggi è un po’ come fare un viaggio a ritroso nel tempo:
… continua a leggere Donne e castelli…delitti e congiure

Articoli correlati:

Lorenzino de’ Medici detto Lorenzaccio

Storie storielle storiacce di casa Medici

La Rocca di Castiglione della Pescaia e l’antico porto

di Salvina Pizzuoli

Castiglion della Pescaia (anonimo metà XVII secolo)

Tra le diverse rocche e torri e forti sorti nel tempo lungo il litorale toscano a difesa e a scopo di avvistamento, quella di Castiglione della Pescaia è sicuramente tra le più imponenti con i suoi torrioni quadrati  e la lunga cinta muraria, nonché meglio conservata.

Come scrive il Repetti non c’è menzione di Castiglione prima del IX secolo, anche se “la scoperta di alcuni cimeli e gli avanzi di un antico acquedotto rendano assai probabile l’esistenza costà sin dai tempi romani di un castello”. Tanto che alcuni studiosi ottocenteschi sono stati propensi a farlo corrispondere alla stazione ad Salebrum, citata negli itinerari romani. Non dimentichiamo infatti che un grande lago salato si apriva alla base del promontorio di Castiglione e si estendeva fino a Grosseto e Roselle, da una parte, e Vetulonia dall’altra, un lago chiamato dai Romani Prile, in età moderna conosciuto come Lago di Castiglione,  al quale si accedeva attraverso il suo  porto canale che svolgeva un ruolo importante per i traffici verso l’interno  e verso l’esterno.  L’area fu pertanto densamente popolata sin dal periodo romano e ambita anche nelle epoche successive per la particolare e favorevole posizione geografica. … continua a leggere La Rocca di Castiglione della Pescaia

Collegamenti fra Firenze e l’area bolognese nel tempo

Da Firenze a Bologna

Lungo antiche vie di Posta: da Firenze a Bologna

L’antica via “Faventina” e la “Flaminia minor

Flaminia minor (o Flaminia militaris)       

Faventina     

La via Tirrenica

La via Tyrrenica e il sentiero degli Dei: da Monte Bastione a Firenze

La Tyrrhenica e la via degli Dei da Monzuno a Monte Bastione

Un itinerario a piedi sulla Via degli Dei

Sul monte Bastione: la strada romana lungo via degli Dei

Nascita e sviluppo della Ferrovia Faentina

Da Bologna a Firenze nel XVI secolo

Condividi:

Visita al Museo Archeologico di Grosseto: Roselle

di Salvina Pizzuoli

Chi si trovasse nei dintorni di Grosseto, non si perda una visita al Museo Archeologico, non solo perché è un Museo ben organizzato nelle diverse Sezioni in cui è suddiviso, ma soprattutto per avere cognizione ampia di un territorio, quello della Maremma, che di solito conosciamo e visitiamo per le bellezze che la costa regala al visitatore. I Musei sono infatti spesso considerati solo luoghi di custodia o di studio, presumibilmente “stancanti” per quella marea d’oggetti con cui si presentano al visitatore. Ma anche i Musei sono cambiati e tanto. Oggi “raccontano” il passato e il territorio proprio perché ciascun oggetto non è solo un reperto ma un’opera che ci giunge dal passato con una sua precisa contestualizzazione*. Per entrare nei dettagli, prima della rassegna fotografica e didascalica di alcuni reperti presenti e scelti per questa documentazione, diremo come è organizzato.

Caratteristica peculiare è la semplicità della fruizione oltre all’interessante materiale che alberga e alla funzionale contestualizzazione dei reperti. Ciascuna sala si apre infatti su un corridoio principale, con un titolo che ne sintetizza il tema e il periodo, costituito da una vetrina dove sono esposti i reperti idonei a fornire un’idea base, entrando all’interno della sala altre vetrine approfondiscono e ampliano con nuovi reperti la documentazione e dove ciascun reperto viene spiegato in didascalie numerate. Pannelli informativi e fotografie accompagnano il percorso del visitatore con indicazioni storiche. … continua a leggere Visita al Museo Archeologico di Grosseto: Roselle

11 giugno 1289, la battaglia di Campaldino

di Alessandro Ferrini

Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;

La battaglia di Campaldino è più volte ricordata direttamente o indirettamente da Dante nella Divina Commedia, battaglia alla quale lo stesso poeta partecipò fra le fila dei cavalieri fiorentini. A questo proposito è bene ricordare che in epoca medievale i cittadini erano chiamati alle armi in caso di guerra e dovevano equipaggiarsi a proprie spese. I meno abbienti andavano a piedi armati con picche o balestre e difesi dai palvesi, grandi scudi di legno su cui erano dipinte le insegne cittadine. I nobili e i più abbienti potevano permettersi di acquistare un cavallo e facevano parte della cavalleria i cui reparti erano spesso determinanti per l’esito della battaglia. Tuttavia procurarsi un cavallo e le armi adeguate di offesa e di difesa rappresentava un costo assai oneroso, Basti pensare che, secondo alcune stime, solo un cavallo da battaglia, robusto e ben addestrato, equivaleva al valore di una dozzina di mucche o al salario di quaranta anni di lavoro di un bracciante. … continua a leggere 11 giugno 1289, la battaglia di Campaldino

Torri e fortificazioni sulla costa maremmana

veduta della dogana di Torre Trappola (XVII secolo)

La Torre delle Rochette

Il Forte delle Marze

Forte Stella a Porto Ercole sull’Argentario

Quando a Castiglione c’era un lago

La Rocca di Castiglione della Pescaia e l’antico porto

Capraia una delle sette isole dell’Arcipelago toscano

Il porto di Torre Trappola a bocca d’Ombrone

Una lettura geo-storica del territorio fiorentino

del prof. Giovanni Caselli

Territorio di Firenze, Prato e Pistoia in una antica carta (clicca sull’immagine per ingrandire)

Il territorio, che si estende tutto attorno a Firenze e che le nostre vie traversano per diversi chilometri, contiene i resti archeologici che per secoli e secoli hanno caratterizzato la vita e il lavoro di chi viveva in campagna con il sistema della “mezzadria”. Chi non lo conosce, perché è troppo giovane per averlo visto, ma ne ha letto e anche studiato, lo descrive come “il paesaggio della mezzadria” che oggi ha solo lasciato pochi residui. La mezzadria era un sistema di produzione, anzi un sistema di vita, quando la nostra vita consisteva essenzialmente di produzione ai fini della riproduzione, che risale alla preistoria ed esisteva in epoca etrusca. La mezzadria era il sistema istituzionalizzato che caratterizzava il rapporto tra il contadino e il proprietario del terreno. Nell’epoca precedente all’ellenismo, ossia alla conquista della Persia da parte di Alessandro Magno, da noi l’epoca etrusca arcaica, fino al IV secolo a.C., la terra apparteneva agli dei che avevano un rapporto diretto con i sacerdoti che con gli dei comunicavano. … continua a leggere Una lettura geo-storica del territorio fiorentino

Pratovecchio Stia e dintorni

Casentino. (da Casentino Gallery)

Il lago degli Idoli: gli Etruschi sul Falterona

Le “teofanie” del Casentino: Santuario di Santa Maria delle Grazie (Stia)

Santa Maria delle Grazie – Stia in Casentino

Lanificio Ricci – Stia in Casentino

La Verna

Il castello di Romena fra poesia e leggenda

Dante in Casentino

La via Fiorentina o del Monasteraccio o di Vallombrosa o della Verna

Il Mugello di Giovanni di Paolo Morelli – 1390

di Giovanni Caselli

Edizione ottocentesca dei “Ricordi” edita da Le Monnier

Un mercante fiorentino vissuto fra tre e quattrocento, Giovanni di Paolo Morelli*, compilando, com’era costume allora, le proprie memorie, scrisse sul Mugello, luogo di origine della sua famiglia, parole preziose poiché nel loro genere costituiscono la testimonianza diretta di un’epoca in cui il territorio emerge, dalla notte della storia.

Eppure non è il quadro che Giovanni Morelli intende dipingerci che ci rivela il Mugello in un’epoca in cui ha già recuperato il ‘classico’, è piuttosto quello che egli inconsciamente ci comunica e si impegna ad illustraci non solo il Mugello nella sua essenza vera, profonda, ma le radici stesse della nostra civiltà, una civiltà nata da un progetto. Il progetto dei nostri antenati del medioevo era chiaro: recuperare gli splendori dell’Età Classica.

Il testo del Morelli è stato da me aggiustato nella forma e nel lessico per facilitarne la lettura e per renderne più spedita l’acquisizione da parte di chi non è abituato al linguaggio letterario toscano dell’epoca.

Il Mugello

Cos’è il Mugello (Morelli prima parte)

Cos’è il Mugello (Morelli seconda parte)

Cos’è il Mugello (Morelli terza parte)

Tra le pievi romaniche in Mugello

Gli Etruschi a sud ovest del Mugello

*Giovanni di Paolo Morelli nasce a Firenze nel 1371 da una famiglia giunta in città nel corso del XII secolo. Sposa unaAlberti e per questo rischia l’esilio data l’inimicizia di questa famiglia con quella degli Albizi al potere, ma infine diventa Gonfaloniere e nel 1427, Priore di giustizia. Fu capostipite di una dinastia di cronisti. (Giovanni Caselli, da “Mugello, giardino di Firenze” 2008)