Liberazione di Firenze e avanzata degli Alleati verso i passi dell’Appennino

Alle ore 6.45 dell’11 agosto 1944, i rintocchi della campana di Palazzo Vecchio, subito seguita da quella del Bargello, dettero il segnale dell’inizio dell’insurrezione contro i nazifascisti. I partigiani, raccolti in Oltrarno e appoggiati dagli Alleati passarono il fiume e attaccarono le truppe tedesche.

La violenta guerriglia cittadina allontanò le retroguardie tedesche dalle strade del centro, i soldati in ritirata si attestarono lungo una linea che correva tra le Cascine, il Mugnone e l’Africo con l’intento di rallentare l’avanzata nemica. All’interno della zona liberata rimanevano franchi tiratori, giovani repubblichini votati alla morte, che dai tetti e dagli abbaini sparavano su tutto ciò che si muoveva provocando numerose vittime. Solo alla fine del mese Alleati e partigiani riuscirono a spegnere le ultime sacche di resistenza e a mettere in sicurezza la città.    … continua a leggere  Liberazione di Firenze e avanzata degli Alleati verso i passi dell’Appennino

Un viaggio straordinario nel tempo: a Livorno nel XVII secolo tra lingue, etnie, attività e architetture.

di Salvina Pizzuoli

Livorno il porto (XVII secolo)

Immaginiamo un approdo nel porto di Livorno.

È una giornata come tante altre degli inizi del XVII secolo:

Quello che colpisce immediatamente, parafrasando Elias Canetti ne “Le voci di Marrakesh”, è la forza di quelle “strane grida” e dei suoni di quelle parole sconosciute, un universo linguistico e somatico che accompagna il viaggiatore sin dall’attracco.

Siamo nel porto mediceo, completato sotto Cosimo II nel 1618 ma la cui costruzione ha occupato un lungo spazio di tempo e l’opera di quattro granduchi. Nel porto varie galee all’ancora e un via vai di facchini che trasportano il carico distribuendolo su diversi navicelli che, lungo i canali, raggiungeranno i vari magazzini. La città fortificata ci accoglie possente tra le sue mura dalla struttura a stella, una stella a cinque punte, con altrettanti bastioni, terrapieni e fossati con acqua e nuove punte, insieme a quel pullulare di genti dai colori e fisicità diversificate dalla matrice etnica, voci, linguaggi e accenti diversi a seconda delle attività svolte e degli utilizzi nei diversi settori che caratterizzano l’attività portuale: la lingua ufficiale del Granducato è l’italiano,  … continua a leggere    Un viaggio straordinario nel tempo: a Livorno nel XVII secolo tra lingue, etnie, attività e architetture.

La via Pisana nella storia

di Giovanni Caselli

La strada consolare che collegava Firenze a Pisa – città fluviali che naturalmente erano razionalmente meglio collegate per via d’acqua – è stata ricostruita o ipotizzata per lunghi tratti, non essendosi conservata in alcun luogo, sulla base di indizi di varia natura, viene ritenuta da Lopes Pegna come precedente all’esistenza di Firenze, quando si presume collegasse lo scalo tirrenico di Pisa con gli scali adriatici di Adria e Spina. Tenendo presente il fatto assai ben documentato storicamente, che in antico si privilegiavano le vie d’acqua a quelle di terra, specialmente per il commercio importante, occorre tener presente la recente scoperta dell’emporio-scalo fluviale etrusco di Gonfienti (VII sec. a-C.) ai piedi dei monti della Calvana, tra Sesto e Prato raggiungibile dall’Arno per il Bisenzio canalizzato.    …  continua a leggere   La via Pisana nella storia

I conti Guidi e il Casentino

di Giovanni Caselli

Belisario comandante dell’esercito bizantino (particolare del mosaico in San Vitale a Ravenna)

Le guerre tra i Bizantini e i Goti, durate venti anni (535 – 568), distrussero l’Italia “classica” e l’invasione longobarda del 568 praticamente ridusse i latini come etnia ad una esigua minoranza, ossia la popolazione latina discendente dai Romani praticamente cessò di esistere. Molte città furono rase al suolo e la residua popolazione latina si disperse, diluita nella massa di invasori e immigrati stranieri, provenienti dalle varie parti del Mediterraneo e dell’Oriente, invase dalle orde islamiche. La lingua latina fu recuperata come lingua franca della penisola, dove si parlava ogni lingua e la lingua latina era nota solo in ambiti colti e amministrativi. Verso il 650 iniziano gli approdi di fuggitivi e migranti dal Levante. Mentre l’Islam penetra nella Siria cristiana, aramaica e greca, ondate di “migranti” cristiani levantini raggiungono Ravenna, e le città adriatiche dalle quali vengono dirottati verso Roma e quindi verso la Toscana e l’Umbria, quasi del tutto spopolate, e questi migranti daranno l’avvio alla resurrezione delle città romane deserte, abbandonate durante le guerre gotiche o distrutte dai Longobardi. Pare proprio che la storia si stia, in qualche modo, ripetendo ai giorni nostri.  …  continua a leggere  I conti Guidi e il Casentino

Magia e stregoneria nella Romagna toscana

di Giovanni Caselli

“Non solo ho trovato che tutti i nomi degli antichi dei etruschi sono ancora noti ai contadini della Romagna toscana, ma c’è di più, sono riuscito a provar ciò in maniera inconfutabile.”
Charles Godfrey Leland, l’americano che scoprì l’essenza della Romagna toscana.
Charles Godfrey Leland (1824-1903), esperto in religioni comparate e presidente della Gypsy-Lore Society, recuperò, sul finire dell’800, nella Romagna toscana, uno straordinario retaggio di elementi del paganesimo etrusco-romano, inspiegabilmente sopravvissuti nella tradizione popolare vivente.
Il fatto straordinario è che ciò non avvenne in regioni remote e marginali della nostra penisola, bensì nel cuore della campagna italiana più evoluta e ricca. E’ evidente, come appare attraverso il rigoroso ed ineccepibile lavoro del Leland, che nella Romagna toscana e in aree limitrofe della provincie di Firenze ed Arezzo, la “vecchia religione” era sopravvissuta intatta sino ai giorni nostri, a fianco di quella cristiana, relegata de facto in secondo piano e anche a fianco delle superstizioni notoriamente presenti nella cultura popolare.  … continua a leggere    Magia e stregoneria nella Romagna toscana

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La Romagna toscana

di Giovanni Caselli

Area geografica della Romagna toscana (clicca sull’immagine per ingrandirla)

Non può esservi dubbio alcuno che la Romagna toscana era tale per motivi economici e non politici. L’area montana e collinare della Romagna, avara e spesso ostile, era abitata, in epoca antica e anche nel medioevo, da pastori che nessun interesse potevano avere per la pianura ravennate gravitando verso la Maremma per il loro sostentamento, anzi per la loro stessa sopravvivenza. Nessuno sa se il confine politico di epoca augustea collimasse col crinale, ma vi sono motivi di dubitarne, per i motivi sopra addotti. La storia ci consegna la Romagna montana come territorio legato alla Toscana ed i Guidi che se ne impadroniscono e traggono la loro ricchezza soprattutto dai movimenti delle greggi e dal controllo delle “Calle” (dal teutonico Kalla = conta o chiamata), i punti di passaggio obbligato dove si contavano le pecore. Il fatto che i Guidi controllassero fino al basso medioevo tutti i passi d’Arno delle transumanze conferma in maniera irrefutabile quanto suggeriscono i fatti e la logica.       … continua a leggere     La Romagna toscana

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Il lago degli Idoli: gli Etruschi sul Falterona

di Giovanni Caselli

Nel 1838 una pastorella di Stia trovò una statuetta di bronzo sulla sponda di un laghetto non lontano dalle sorgenti dell’Arno a circa 1400 metri di quota. Il laghetto, formatosi a causa di un cedimento geologico nel fianco della montagna era noto come Lago di Ciliegeta e probabilmente costituiva un punto di attrazione per la popolazione e soprattutto per i pastori di questa montagna, la più alta dei pascoli estivi dell’Appennino tosco-romagnolo. Il ritrovamento stimolò gli eruditi della zona di Stia a formare una associazione di dilettanti che si impegnò a condurre ricerche attorno a quello specchio d’acqua.   … continua a leggere    Il lago degli Idoli: gli Etruschi sul Falterona

Altri articoli sugli Etruschi alla pagina: Liguri ed Etruschi

Il pane e quello “buono” di Altopascio

di Salvina Pizzuoli

Il pane, che buona invenzione!

Marchio collettivo del pane di Altopascio

Le origini di questo basilare alimento si perdono lontano nel tempo. La sua storia nasce con la prima coltivazione dei cereali da parte dell’uomo e con i primitivi esperimenti di impastarne i semi con l’acqua. Notizie remote che si legano alla leggenda e alla tradizione mitologica; secondo la mitologia greca infatti fu Demetra, la dea del grano e dei raccolti, la Cerere dei Romani, a donare all’uomo il frumento da cui si ricava la farina per panificare: Demetra e sua figlia Persefone (la Proserpina dei Romani) erano strettamente legate al mito della fecondità della terra e della rinascita dei campi dopo l’inverno, la primavera.    …  continua a leggere    Il pane e quello “buono” di Altopascio

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Fiesole: tra Etruschi e Romani

di Letizia Tripodi

 

Quando da turisti ci accingiamo a visitare la Toscana, tra le tappe assicurate non può mancare Firenze, con i suoi monumenti e la sua storia che trapela da ogni angolo delle strette vie che la attraversano. Quello che però spesso non viene considerato, è che a pochi minuti dal capoluogo toscano si trova Fiesole, una cittadina ricca di segni del passato, graziosa e suggestiva come solo i piccoli borghi sanno essere.

Fiesole occupa la sommità di due colline, San Francesco e Sant’Apollinare, stagliandosi così in alto rispetto a Firenze e a un panorama a dir poco mozzafiato … continua a leggere  Fiesole: tra Etruschi e Romani

Immagini della annuale rievocazione storica della battaglia del Giogo (settembre 1944 Linea Gotica)

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Linea Gotica in Toscana: la battaglia del Giogo (settembre 1944)

Linea Gotica e Appennino