Su un poggio che domina il mare, da una parte il golfo di Baratti e dall’altra la costa verso Piombino, in una vista paesaggisticamente notevole, si erge il castello con le sue mura, la sua torre e l’arco di entrata. Lo stemma che sovrasta l’ingresso è quello degli Appiani, signori di Piombino: un drago alato lo caratterizza; l’opera quattrocentesca è attribuita a Andrea Guardi che in effetti lavorò, con le mansioni di architetto e scultore, presso la corte di Jacopo III Appiano (1458-1474), uno dei signori di Piombino che ne governarono il Principato dal XIV al XVII secolo. La fortificazione di Populonia risale al XV secolo. … continua a leggereIl Castello di Populonia: il Borgo e il Museo etrusco
A Lucca la musica, non solo liturgica, aveva tradizioni antiche e tutto faceva capo alla Cappella di Palazzo (1543-1805); l’istituzione, fino alla sua abolizione da parte del governo provvisorio di Elisa e Felice Baciocchi, gestiva la vita musicale della Repubblica oligarchica lucchese in quanto pagava direttamente un maestro di Cappella e un gruppo di musicisti che dovevano partecipare a tutti gli eventi pubblici e privati, tra cui le celebrazioni delle Tasche (il periodo delle elezioni dei supremi magistrati della Repubblica oligarchica, gli Anziani), e quelli liturgici; tutte le rappresentazioni eseguite erano alle dipendenze dirette del governo che sosteneva le spese necessarie.
Storia, commerci e abbandono dell’antico snodo che collegava l’Arno alla Pianura Padana
di Giovanni Caselli
Direttrici stradali fra Bologna e Firenze
Il testo approfondisce le antiche origini di questa direttrice, concentrandosi sull’importante insediamento etrusco di Gonfienti (risalente alla fine del VII secolo a.C.) situato tra Prato e Firenze. L’articolo spiega come questa antica via di comunicazione fosse fondamentale per collegare l’Etruria centrale con quella padana e come la città sia stata un centro nevralgico fino al suo misterioso abbandono alla fine del V secolo a.C.
Uno splendido borgo disabitato a un passo dalle Crete senesi
Poggio Santa Cecilia, un borgo abbandonato
Esiste un luogo in Toscana dove il tempo si è fermato di colpo, congelato dietro un grande cancello sbarrato da catene e lucchetti. È Poggio Santa Cecilia, uno dei borghi abbandonati più affascinanti e misteriosi di tutta la provincia di Siena. Arroccato su una collina boscosa nel comune di Rapolano Terme, questo antico castello medievale si presenta oggi come una spettrale e bellissima capsula del tempo: le case sono intatte, la chiesa conserva ancora il suo organo a canne, ma tra le sue strade regna un silenzio irreale.
Per scoprire ogni dettaglio su questo luogo incredibile, vi invitiamo a leggere l’appassionante reportage completo …
Affascinante viaggio alla scoperta degli stemmi comunali toscani, simboli ricchi di storia.Luisa Di Tolla ci guida tra le antiche regole dell’araldica e i segreti dei borghi.Leoni, gigli e castelli raccontano secoli di gloriose autonomie e storiche rivalità.Ogni scudo racchiude un’identità unica, tramandata dal Medioevo fino ai giorni nostri.
L’araldica, ovvero la disciplina che stabilisce con regola le forme e le figure degli stemmi, trae la sua origine dagli “araldi” che, come si sa, erano figure tipiche dell’ordinamento cavalleresco all’epoca delle crociate.
Avevano vari compiti fra i quali quello di giudice d’arme, nei tornei fra cavalieri. Per garantire l’ordinato svolgimento delle gare annotavano su appositi rotoli o registri le norme, lo stemma e le insegne di ogni singolo cavaliere partecipante al torneo. … continua a leggere Stemmi dei comuni toscani
Nascosto tra le colline senesi, a brevissima distanza da Rapolano Terme, sorge un minuscolo gioiello di pietra che sembra sospeso nel tempo. Il borgo fortificato di Armaiolo è un antico castello medievale che domina silenzioso la valle dell’Ombrone, custode di storie secolari e di una fiera resistenza storica. Questo affascinante insediamento, che conserva intatta l’atmosfera dei secoli passati con i suoi vicoli suggestivi e le sue mura difensive, rappresenta una tappa imperdibile per chiunque desideri scoprire la Toscana più autentica e meno battuta dai flussi turistici di massa.
Luglio 1944. Dopo una travolgente avanzata attraverso l’Italia centrale, la marcia della 5ª Armata americana sembra inarrestabile. Eppure, una volta raggiunta la riva meridionale del fiume Arno, le armi rallentano il loro impeto. Davanti agli occhi dei soldati alleati si staglia l’imponente profilo dell’Appennino settentrionale: l’ultimo, formidabile ostacolo prima della Pianura Padana. È la Linea Gotica.
Tra il 24 luglio e il 31 agosto 1944, la guerra di movimento si trasforma in una logorante attesa strategica. Le truppe sono esauste, le linee di rifornimento pericolosamente allungate e i porti non ancora pienamente operativi. È un momento sospeso, fatto di riorganizzazione, addestramenti intensi in montagna e ingegnosi stratagemmi – come la trasformazione di reparti contraerei in fanti d’assalto – per colmare la scarsità di uomini.
Mentre il feldmaresciallo tedesco Kesselring sfrutta ogni ora di tregua per fortificare i passi montani, dietro le quinte del comando alleato si consuma un radicale cambio di piani. Il generale Harold Alexander intuisce che un attacco diretto contro il Passo della Futa si tradurrebbe in un bagno di sangue. La strategia cambia improvvisamente: lo sforzo principale si sposta verso l’Adriatico, mentre il XIII Corpo britannico si prepara a un silenzioso e decisivo attraversamento a est di Firenze.
Falsi movimenti di truppe a Pisa, il recupero record del porto di Livorno sotto il fuoco nemico e traghetti notturni che sfidano i bombardamenti sul Po: l’agosto del 1944 è stato un gigantesco scacchiere tattico che ha deciso le sorti della campagna d’Italia.
Vuoi scoprire i dettagli tattici, i movimenti dei corpi d’armata e i retroscena logistici di questo mese decisivo?
Suggestiva regione storica dell’Appennino Settentrionale
La Romagna toscana è una suggestiva regione storica dell’Appennino settentrionale, sintesi perfetta tra una radice culturale e un lungo dominio politico. Il nome unisce l’antica voce Romània – termine con cui i Longobardi indicavano la terra dei “Romani” bizantini nel ravennate – all’aggettivo toscana, legato a oltre cinque secoli di dominazione fiorentina e medicea iniziata nel Trecento.
Geograficamente, il territorio occupa il versante adriatico dell’Appennino tosco-romagnolo, sviluppandosi lungo le alte valli dei fiumi Lamone, Montone, Rabbi, Bidente e Savio. I suoi confini naturali sono delimitati a nord dalla pianura forlivese e faentina, e a sud dal crinale montuoso che lo separa dal Mugello e dal Casentino.
Nonostante un decreto del 1923 abbia spostato la maggior parte dei suoi comuni (come Castrocaro, Bagno di Romagna e San Benedetto in Alpe) sotto la provincia di Forlì, l’Alto Mugello (Marradi, Palazzuolo sul Senio, Firenzuola) è rimasto amministrativamente in Toscana. Questa terra di confine conserva ancora oggi un’identità unica, dove l’architettura rinascimentale fiorentina si fonde indissolubilmente con la lingua, la gastronomia e le tradizioni tipiche della Romagna.
La mattina del 15 giugno 1944 l’inferno dei bombardamenti si abbatté su Caletta, Portovecchio e Rosignano Solvay, trasformando un angolo di paradiso toscano in un teatro di macerie e dolore
Bombardieri medi statunitensi North American B-25 Mitchell
Siamo nel cuore della campagna d’Italia nell’estate del 1944. Dopo lo sfondamento della Linea Gustav e la liberazione di Roma, le truppe alleate risalgono la penisola. I tedeschi, in ritirata strategica verso la Linea Gotica, cercano di rallentare l’avanzata anglo-americana facendo terra bruciata dietro di sé: ponti, strade e ferrovie diventano nodi nevralgici da difendere o distruggere.
In questo scenario si inserisce l’operazione aerea “Strangle” (Strizzamento), un massiccio piano di interdizione alleato volto a strangolare la logistica nemica.