Visita al Museo Archeologico di Grosseto: Roselle

di Salvina Pizzuoli

Chi si trovasse nei dintorni di Grosseto, non si perda una visita al Museo Archeologico, non solo perché è un Museo ben organizzato nelle diverse Sezioni in cui è suddiviso, ma soprattutto per avere cognizione ampia di un territorio, quello della Maremma, che di solito conosciamo e visitiamo per le bellezze che la costa regala al visitatore. I Musei sono infatti spesso considerati solo luoghi di custodia o di studio, presumibilmente “stancanti” per quella marea d’oggetti con cui si presentano al visitatore. Ma anche i Musei sono cambiati e tanto. Oggi “raccontano” il passato e il territorio proprio perché ciascun oggetto non è solo un reperto ma un’opera che ci giunge dal passato con una sua precisa contestualizzazione*. Per entrare nei dettagli, prima della rassegna fotografica e didascalica di alcuni reperti presenti e scelti per questa documentazione, diremo come è organizzato.

Caratteristica peculiare è la semplicità della fruizione oltre all’interessante materiale che alberga e alla funzionale contestualizzazione dei reperti. Ciascuna sala si apre infatti su un corridoio principale, con un titolo che ne sintetizza il tema e il periodo, costituito da una vetrina dove sono esposti i reperti idonei a fornire un’idea base, entrando all’interno della sala altre vetrine approfondiscono e ampliano con nuovi reperti la documentazione e dove ciascun reperto viene spiegato in didascalie numerate. Pannelli informativi e fotografie accompagnano il percorso del visitatore con indicazioni storiche. … continua a leggere Visita al Museo Archeologico di Grosseto: Roselle

La val di Zambra tra natura, archeologia e medioevo

Itinerario in val di Zambra nel Comune di Sesto Fiorentino

di Michele Chini

L’itinerario parte dall’ampio parcheggio del campo sportivo di Doccia da cui, rimontando via Fabbrica per circa 300 metri, si raggiunge  l’imbocco di via Tiglio, indicata anche da cartelli escursionistici (segnavia CAI 3). La stradina sale dolcemente, passando davanti alla villa dei Ginori, poi taglia in piano passando accanto ad alcune case e si congiunge con via Fonte Mezzina, che si segue verso sinistra tra ulivi e muretti a secco. Giunti ad un bivio si prosegue sulla destra superando un cancello oltre il quale si diparte la strada che porta alle cave di arenaria e di qui, voltando a sinistra, si entra nella stretta valle della Zambra. Anche se siamo appena a fine marzo, a causa dei molti giorni di sole la parte bassa del corso d’acqua è già praticamente in secca, ma man mano che si sale si cominciano ad individuare pozze e cascatelle. … continua a leggere La val di Zambra tra natura, archeologia e medioevo

Il mito delle origini degli etruschi negli scrittori antichi

di Alessandro Ferrini

Tolemeo (I° secolo) particolare del suo Planisfero ricavato dalle sue descrizioni (fonte Wikipedia)

Nei secoli trascorsi gli storici hanno cercato di definire da quali luoghi provenissero gli Etruschi prendendo posizioni assai diversi: molti hanno ritenuto gli Etruschi provenire dall’Asia minore altri, più recentemente, essere autoctoni. Ma la questione si origina nei tempi più antichi, addirittura a partire dagli scrittori Greci e Latini. È Erodoto* il primo a fornirci notizie della loro provenienza dall’asia Minore, riportando quanto si credeva nella Grecia del suo tempo, e più precisamente dalla Lydia:

I Lidi hanno all’incirca le stesse consuetudini dei Greci, se si eccettua il fatto che fanno prostituire le figlie. Sono stati i primi, a nostra conoscenza, a coniare e a usare la moneta d’oro e d’argento e i primi a esercitare il commercio al minuto. I Lidi affermano poi che anche i giochi attualmente in uso presso di loro e presso i Greci

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Aree archeologiche nell’antica Etruria: Luni, Roselle, Cosa, Vulci

Un fantastico viaggio nel passato

Luni, nell’antica Etruria

Luni il mosaico dell’oceano, particolare della cornice

Luni tra storia e leggende

I mosaici romani di Luni

Il dio Oceano

Roselle, l’area archeologica della città etrusco romana

Area archeologica di Roselle – Galleria foto

Roselle, resti della citta etrusca, anfiteatro
Cosa, il paesaggio dall’Acropoli

Cosa, l’area archeologica e il Portus Cusanus

Cosa, area archeologica – galleria foto

In giro per il Parco naturalistico-archeologico di Vulci

Galleria immagini: l’area archeologica di Vulci

A Monteriggioni un percorso didattico per grandi e piccini

Monteriggioni in Arme

di Salvina Pizzuoli

Siamo nella sede dell’Ufficio del Turismo di Monteriggioni che, oltre a pubblicazioni e souvenir, alloggia, in una location antica, con entrata dal cortile a sinistra della Chiesa, un percorso didattico “Monteriggioni in Arme”: armi e armature medievali e rinascimentali, contestualizzate da diorami sulla storia di Monteriggioni e illustrano i mezzi e le tecniche di assedio e combattimento nelle diverse epoche storiche. 

Da tenere presente la possibilità di maneggiare e indossare alcune armi e parti di armature, situate in apposite zone del piccolo Museo. Inoltre la visita è legata, volendo, all’itinerario che prevede: Il Museo Archeologico di Badia a Isola e i camminamenti sulle Mura di Monteriggioni

Di seguito le foto che ripropongono l’interno delle sale. … continua a leggereA Monteriggioni un percorso didattico per grandi e piccini

Ad Abbadia a Isola c’è un Museo Archeologico da non perdere

di Salvina Pizzuoli

Siamo ad Abbadia a Isola per un tour organizzato egregiamente dall’Ufficio Monteriggioni Turismo che comprende la visita al Museo Archeologico, contrassegnato dalla sigla MaM, recentemente inaugurato, i camminamenti sulle mura del castello, la visita al piccolo Museo delle armature, Monteriggioni in Arme, annesso all’Ufficio del Turismo con sede a Monteriggioni (per dettagli a questo link).

Ma procediamo con ordine e prepariamoci ad una visita che sa coniugare aspetti didattico culturali e paesaggistici.

Sì, ad Abbadia a Isola c’è un Museo Archeologico da non perdere per ben due motivi: il primo riguarda ovviamente i reperti, alcuni notevoli, che custodisce rinvenuti nel territorio; il secondo per i locali, molto particolari, che lo alloggiano.
Una storia antichissima si sente e si respira in questo luogo meravigliosamente ricostruito nel diorama che lo rappresenta nel XIII secolo:

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Gli Etruschi a Dicomano (Mugello)

di Giovanni Caselli

L’area archeologica di San Martino a Poggio – Frascole e il Museo archeologico comprensoriale del Mugello e della Valdisieve rientrano nell’itinerario archeologico della Toscana. Il territorio di Dicomano è ricco di presenze archeologiche. L’area di Frascole è quella che ha restituito i più consistenti reperti. I numerosi scavi hanno permesso di scoprire, oltre alle fondamenta dell’antica chiesa romanica di S. Martino al Poggio, materiali riferibili dal VI sec. a.C. al I° sec. d. C., nonché il poderoso perimetro quadrangolare di un edificio etrusco, che probabilmente era una struttura difensiva a controllo della strada di transito proveniente dal Casentino.     …  continua a leggere    Gli Etruschi a Dicomano

Gli Etruschi e la caccia al suono del flauto

di Alessandro Ferrini

Claudio Eliano, scrittore romano in ligua greca vissuto nel II° secolo d.C. nel suo trattato Sulla natura degli animali, scriveva che in Etruria la caccia si praticava a suon di musica:

In Etruria circola la credenza che i cinghiali e i cervi della regione venissero catturati con le reti coi cani, cioè secondo le normali regole della caccia , ma che fosse musica insieme a quelle a costituire il fattore più importante del successo. Ora spiegherò in che modo: I cacciatori sistemano intorno le reti e tutti gli altri accorgimenti che attirano gli animali. Uno di loro, suonatore di flauto si aggira nella zona e cerca di trarre dal suo strumento i suoni più armoniosi e intona i più dolci motivi musicali evitando il più possibile le note stridenti. […]. La quiete e la solitudine favoriscono la trasmissione di quei canti e la loro melodia irrompe nelle vallate e nei boschi, cioè, per dirla in breve, nelle tane e nei covili di quelle bestie selvatiche. Dapprima quei suoni colpendo le loro orecchie li atterriscono e li riempiono di paura, ma poi, avvinti da un incontenibile e irresistibile piacere e così affascinati, dimenticano i figli e le loro dimore, sebbene gli animali selvatici non siano soliti vagare lontano dai luoghi nativi. E così, a poco a poco, i cinghiali e i cervi dell’Ecruria, come trascinati da un dolce incantesimo, soggiogati dalla musica, finiscono per cadere nelle reti.

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Lo spiritismo nei salotti della Belle Epoque: Il caso di Serafino Macchiati e la doppia anima della modernità

di Francesca Cagianelli e Dario Matteoni

Al centro della grande mostra Serafino Macchiati: Moi et l’autre. Le frontiere dell’impressionismo tra euforia Belle Epoque e drammi della psiche, promossa e organizzata dal Comune di Collesalvetti, con il Patrocinio di Regione Toscana, Comune di Camerino; con il contributo di Fondazione Livorno; in collaborazione con Il Divisionismo – Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona / Media Sponsors; a cura di Francesca Cagianelli e Silvana Frezza Macchiati (fino al 29 febbraio, tutti i giovedì, sabato-domenica, ore 15.30-18.30; INGRESSO GRATUITO, visite guidate su prenotazione per singoli gruppi: 0586-980251/252 e 392 6025703), il cannocchiale sul romanzo di Jules Claretie illustrato da Serafino Macchiati nel 1904 e pubblicato a puntate nel 1905 sulle pagine della rivista “Je sais tout”, ma raccolto in volume nel 1908 con il titolo Obsession. Moi et l’autre. … continua a leggere Lo spiritismo nei salotti della Belle Epoque: Il caso di Serafino Macchiati e la doppia anima della modernità

Serafino Macchiati: l’impressionismo e la Belle Epoque

di Francesca Cagianelli

A venti anni dalla monografia dedicata a Serafino Macchiati, la grande mostra Serafino Macchiati: Moi et l’autre. Le frontiere dell’impressionismo tra euforia Belle Epoque e drammi della psiche, offre un’appassionante ricostruzione della complessa carriera pittorica e illustrativa di Serafino Macchiati (Camerino, 17 gennaio 1861 – 11 dicembre 1916), che chiarisce per la prima volta, sulla base di una serrata indagine dell’epistolario intercorso tra l’artista marchigiano e il suo mentore Vittore Grubicy de Dragon, certi intimi e misteriosi dettagli biografici riguardanti tanto la primissima formazione sotto gli auspici di alcuni dei più prestigiosi protagonisti dell’Ottocento Italiano, in particolare Antonio Mancini, quanto il formidabile successo attinto successivamente a Parigi, in qualità di illustratore dei romanzi editi da Pierre Lafitte e Alphonse Lemerre. Tra le novità storiografiche più sensazionali di tale ricostruzione domina infatti l’incursione nel terreno dell’orrido e del paranormale, affrontata dall’artista all’epoca della collaborazione con la rivista “Je sais tout”, i cui vertici espressivi coincidono con le illustrazioni ideate per il romanzo di Jules Claretie, Moi et l’autre. … continua a leggere Serafino Macchiati: l’impressionismo e la Belle Epoque, con immagini relative alle opere.