Il castello di Campagnatico in Maremma


Conserva la sua antica struttura medievale, con la cinta muraria che, anche se frammentata e a tratti incorporata negli edifici abitativi, come spesso capita nelle operazioni di riutilizzo, si mostra ancora oggi in tutta la sua complessione originaria. Due ancora le attuali porte una che mostra il suo bell’arco aperto verso il centro abitato e l’altra che si intuisce e che viene ricordata nei cartelli storici prima dell’acceso a piazza Dante. Il nostro Poeta, in questo caso particolare, dà il proprio nome ad una piazza, come spesso accade per vie e strade e spiazzi nella nostra bell’Italia, di cui si rammentano i versi del canto XI del Purgatorio in cui il Nostro immortala un personaggio illustre della Famiglia comitale degli Aldobrandeschi, famiglia che detenne il suo potere su Campagnatico fino alle lotte portate dalla Repubblica di Siena nel XIII secolo al fine di sottomettere il castello.    … continua a leggere  Il castello di Campagnatico in Maremma

Il castello di Roccastrada nella Maremma grossetana


Sorge sulla cima di un monte costituito da rocce trachitiche, di origine vulcanica, che come un nido di pietra accolgono il borgo, in una naturale struttura protettiva. Il colore grigio di questa roccia contribuisce ancora meglio a dare al complesso l’aspetto di un possente fortilizio.

Fu un importante castello Aldobrandesco, una delle due famiglie che, insieme agli Ardengheschi della vicina Civitella Marittima, si contendevano il dominio su alcune roccaforti che, affacciate sulla piana grossetana ne controllavamo la viabilità verso il mare. …   continua a leggere  Il castello di Roccastrada nella Maremma grossetana

Il castello di Batignano nella Maremma grossetana


A pochi chilometri da Grosseto e dagli scavi archeologici della città etrusco-romana di Roselle, il borgo murato di Batignano, importante castello nato probabilmente a protezione delle miniere al suo interno e anche di quelle del vicino Montorsaio da cui si estraeva argento, rame, piombo,  che si affacciava sull’importante rete di strade, controllandone l’accesso alla piana grossetana, che conducevano al mare e al sale. Il sale era essenziale nell’età antica e medioevale: oltre agli usi alimentari infatti era mezzo di scambio, quasi una moneta, da cui il termine salario, tanto che gli Stati tendevano ad accaparrarsi lo sfruttamento delle saline, come quelle del grossetano, a Torre Trappola e non lontano dal porto di Talamone.

Il primo nucleo del castello, la cui data documentaria si attesta al 1119, sorse nella parte più alta espandendosi nel XIII-XIV secolo fino a racchiudere il borgo, cinto a sua volta da una seconda cerchia muraria, con due porte la Senese e la Grossetana.  …  continua a leggere      Il castello di Batignano nella Maremma grossetana

 

Il castello di Montorsaio nella Maremma grossetana


Stemma di Montorsaio

Siamo a Montorsaio delizioso borgo medievale di cui conserva i caratteri distintivi nelle odierne strutture urbane: stretti vicoli e slarghi ingentiliti da lussureggianti fioriture, archi e muri spessi e grezzi che rosseggiano nel sole di questo luglio rovente. E, aspetto dimenticato nelle nostre città, il vivere gli spazi aperti in comunità aggregate: ragazzi che leggono nella piazzetta della Cisterna, signore che chiacchierano pacatamente su panchine all’ombra o in crocchi, piacevolmente riunite a colloquio tra gli slarghi dove il vento benefico spira e si insinua portando refrigerio; e piazze, come quella della Cisterna. E immaginiamo questi stessi spazi allietati e addobbati dalle immagini sacre del Santo Natale: non a caso Montorsaio è stato ribattezzato il paese dei presepi.    … continua a leggere  Il castello di Montorsaio nella Maremma grossetana

Civitella Marittima, capoluogo della corte degli Ardengheschi


La formella con lo stemma di Civitella

Siamo a Civitella Marittima un borgo murato sulle colline della Maremma grossetana. La storia ci racconta che il fondatore di questo antico castello fosse Ildebrandino di Gherardo degli Ardengheschi, una potente famiglia di feudatari insediata in Maremma dal capostipite Ardengo, paladino di Carlo Magno. Furono acerrimi nemici di un’altra famiglia stanziata in Maremma, gli Aldobrandeschi. Fu proprio da questa rivalità che nacque il castello di Civitella. A Roccastrada, a pochi chilometri, gli Aldobrandeschi avevano costruito un fortilizio con lo scopo di vigilare sull’importante strada che metteva in comunicazione il mare con l’interno. Il possente castello di Ildobrandino aveva così lo scopo di resistere agli eventuali attacchi da parte degli Aldobrandeschi al fine di ridurre sotto il loro potere anche l’ennesima località. Eresse una possente cinta di mura che inglobava la precedente torre, costruita dal padre, e i caseggiati che vi erano sorti all’intorno, facendo diventare il castello sua dimora e la cittadella il capoluogo della sua corte*.    … continua a leggere  Civitella Marittima, capoluogo della corte degli Ardengheschi 

Buti, sul Monte Pisano


Buti, da Buiti Castrum, deriva il suo nome o dal latino bucita, pascolo di buoi, o dal nome del triunviro Fabio Buteo che via aveva acquistato dei terreni. È situato lungo le pendici orientali del Monte Pisano in un vallone scavato dalle acque rumorose del torrente Rio Magno che, con le sue piene, vi ha spesso causato danni notevoli. Se ne hanno notizie documentate sin dall’ XI secolo quando vi presero dominio i vescovi di Pisa: il territorio era tutelato da un ampio sistema difensivo costituito da ben otto fortificazioni di cui, in alcuni casi, restano pochi ruderi. Nel corso del XIII secolo varie lotte acerrime tra la fazione guelfa e ghibellina, tra Lucca Pisa e Firenze, portarono più volte alla distruzione del paese e alla sua ricostruzione: dopo la sconfitta subita dalla flotta della Repubblica alla Meloria, legato alle sorti di Pisa, ne subì insieme a lei il tracollo quando agli inizi del XVI secolo la città passò definitivamente sotto il dominio di Firenze ed anche i castelli del contado seguirono la sua caduta. Furono i lavori di ripristino, di quel disordine idraulico che aveva caratterizzato le valli fluviali e le acque superficiali in genere che fluivano nella zona senza arginature, voluti da Cosimo I con la deviazione del corso dell’Arno e il risanamento delle paludi con la canalizzazione dei fossi e il drenaggio della piana, a portare nuova popolazione in quel contado abbandonato a causa delle lunghe lotte: rifiorì così l’agricoltura con la coltivazione degli olivi, che ancora oggi caratterizzano fortemente i crinali così fitti da sembrare boschi, e dei castagni con la nascita parallela di un artigianato legato alla costruzione di ceste.    …   continua a leggere    Buti, sul Monte Pisano