di Salvina Pizzuoli

La Torre Nuova o di Castruccio

A cavallo tra due valli, dell’Ombrone Pistoiese e del Nievole, occupa la cima di un cucuzzolo delimitato da due torri antiche: la prima a sinistra, quando si entra per la Porta Gabella, la cosiddetta Nuova per distinguerla dall’altra, di fronte all’estremità opposta dell’abitato, detta Vecchia, ma entrambe sono comunque datate; la Nuova iniziata intorno al 1318 e l’altra che porta il nome di Barbarossa, innalzata intorno al XII secolo. Ed è proprio la torre Vecchia ad attrarre il visitatore dato il suo svettare sulla valle percorrendo l’autostrada Firenze Mare. Un territorio che non solo attrae ma che ha molto da offrire in opere e antiche vestigia.

La presenza delle due roccaforti ce ne indicano il compito di avvistamento e difensivo svolto nel tempo e per la sua posizione elevata e per trovarsi tra territorialità in competizione, Firenze Pistoia e Lucca, che infatti a lungo se le contesero.

Porta Gabella

Ma godiamoci la visita che ha inizio dalla Porta Gabella, il cui nome sottolinea la sua funzione in età medievale, che si apre lungo l’unico tratto superstite della cinta muraria. A sinistra la rocca detta anche di Castruccio Castracani che fece innalzare la torre esagonale di guardia. La sua costruzione si lega proprio alla volontà di difendere Serravalle baluardo di Pistoia da un nuovo attacco ad opera di Fiorentini e Lucchesi che lo avevano già intentato nel 1302.

Ci spostiamo quindi verso il centro abitato, ma senza dimenticare di fermarci in Piazza Magrini, all’Ufficio Informazioni Turistiche: qui troverete Francesca che ha le “chiavi” ovvero colei che gentilmente vi aprirà le porte di quanto meriti essere visitato, compresa la salita sulla torre del Barbarossa. È ovviamente preferibile una prenotazione*, ma se siete viaggiatori di passaggio e nessun altro avesse prenotato…

Ma procediamo con ordine.

La chiesa di San Michele, la facciata e il portico

Ora siamo in Piazza Magrini e ci spostiamo in via Garibaldi verso la chiesa romanica di San Michele lungo il cui loggiato datato 1616 si apre un ingresso laterale da cui accedere all’interno. Il portico colpisce: non solo perché laterale e non solo perché è raro trovarne di similari, ma anche perché è accogliente e smagliante col suo colore giallo forte e gli archi che ne percorrono la lunghezza e sembra esserci stato da sempre tanto che sarebbe difficile immaginare lo spazio lateralmente alla chiesa, senza. Entriamo insieme alla nostra guida in San Michele: a navata unica è chiusa da un’abside semicircolare spoglia di intonaco o decorazioni. Francesca ci invita a spostarci verso la parete a sinistra, vicino all’ingresso principale.

Un bel trittico raffigura una Madonna in trono con il Bambino tra i santi Ippolito, Iacopo, Michele e Stefano, ai piedi della Vergine la firma dell’autore “Bartolomeo d’Andrea Bocchi” datato 1438. Vicino all’altare, sulla parete a destra parte di un affresco trecentesco a raffigurare il miracolo di San Biagio che con la mano destra benedice un bambino e con la sinistra gli comprime la glottide per liberarlo da una lisca di pesce che stava per soffocarlo. Se all’interno l’abside si presenta nuda è all’esterno che appare in tutta la sua eleganza e particolarità, usciti dal portico subito a sinistra: concentriamo lo sguardo sui sostegni a mensola perché noteremo con meraviglia, incisi su ciascuno, piccole figure antropomorfe.

Ci spostiamo vero la chiesa di Santo Stefano e soprattutto a visitare gli affreschi dell’ex oratorio della Vergine Assunta. Ci spiega Francesca che furono rinvenuti casualmente intorno agli anni ‘80 e sono un documento importante della pittura del tardo Trecento: da segnalare di fronte all’ingresso “la Crocifissione”, nella parete a destra “Il giudizio universale” con al centro Gesù giudicante in basso i dannati, a metà gli apostoli con i loro simboli, in alto la Madonna e Gesù contornato dagli angeli in volo. Usciamo appagati dalla visione di queste scene dai colori così vividi e dalle raffigurazioni così espressive. E seguiamo ancora Francesca verso la torre Vecchia: preferiamo ammirarla dal basso dei suoi 45 metri di altezza che ne caratterizza il ruolo di avvistatrice di eventuali eserciti nemici provenienti o da Lucca o dal mare. Ma a chi il compito di vigilare? Un cittadino tra i pistoiesi di censo e rango elevati che per tutti e quattro i mesi assegnati per la vigilanza restava chiuso all’interno.

Tornando indietro, in piazza Santo Stefano, la pieve trecentesca modificata nel XVII secolo, con la torre campanaria risalente al XIII secolo; all’interno a sinistra dell’ingresso la statua di San Lodovico patrono del borgo le cui celebrazioni sono il 19 di agosto. Una leggenda racconta che il santo apparve dentro una nuvola di luce e una spada fiammeggiante in mano salvando il castello dall’assedio lucchese nel 1306.

Ringraziamo Francesca per averci fatto da guida, gentile e competente, e nel verde che circonda la Torre Nuova scendiamo al parcheggio.

La Pieve di Santo Stefano con il campanile torre del XIII secolo
La torre detta di Barbarossa

*Per prenotare 0573917308

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