Tarquinia: Santa Maria in Castello

Tarquinia, Santa Maria in Castello, abside

La sua storia si perde nel medioevo quando ne fu iniziata la costruzione nel 1121. La sua elegante facciata si apre all’interno del comprensorio murario fortificato su un ampio spiazzo su cui si eleva una torre  gentilizia, la più alta della città. Colpisce della sua struttura la bella bifora che sovrasta i tre ingressi di cui quello centrale è il principale come mostra la particolare ornamentazione che merita di essere ammirata da vicino. Qualificata e firmata come opera cosmatesca si articola in motivi geometrici e musivi. Una breve digressione da dedicare all’attività dei cosmateschi: con questo termine si indicano gli artigiani che nei secoli 12° e 13° operavano manufatti in marmo caratterizzata da motivi geometrici inseriti in zone decorate in marmo bianco di cui detenevano il monopolio di quelli antichi, alternate a motivi policromi a mosaico. … continua a leggere Santa Maria in Castello

Microstoria in cucina: osterie, strade, antichi mangiari a Firenze nel XV secolo – Seconda parte

a cura della Redazione

Fabio Borbottoni, l'arco dei Pecori da via dell'Arcivescovato
Fabio Borbottoni, l’arco dei Pecori

Tante le osterie presenti a Firenze nel periodo tra il XV e il XVI secolo: abbiamo scelto le più rinomate o quelle con particolarità per i piatti o per la frequentazione. A differenza infatti dei periodi successivi, e più precisamente dai primi anni del Settecento in poi, le osterie vennero a perdere il loro ruolo di luoghi di ritrovo per i ceti elevati, artisti, conversazioni o burle alla toscana e lo acquisirono via via i Caffè.
Tra le più frequentate del periodo in questione non possiamo dimenticare la Malvasia o Malvagìa dal vino apprezzato e gradito che vi si mesceva. Si trovava in prossimità dell’arco dei Pecori (oggi inesistente perchè distrutto).Il vino era ricavato da uve originarie dell’isola di Candia tanto che Candiotto era il nome di un’altra osteria dove si serviva lo stesso tipo di vino, citata nel Simposio o I beoni di Lorenzo il Magnifico (attribuito).

Più famosa era l’osteria Vinegia, chiusa nel XVII secolo, rinomata per gli ottimi vini come il suo nome ricordava. Non dimentichiamo infatti che ai traffici nel Mediterraneo della Repubblica di Venezia si deve l’importazione di vari vitigni: si trovava in via Vinegia, strada cui lasciò in ricordo il nome, situata tra via dei Leoni e via dei Rustici. Ripercorrendo la storia di queste antiche osterie è capitato più volte di scoprire che la loro esistenza era tanto ridondante da dare o lasciare, come in questo caso, in eredità il toponimo legato al loro nome, come la già citata osteria il Buco nel chiasso omonimo. …continua

Omaggio a Dante: La Firenze di Cacciaguida

Dante e Beatrice. Codice Egerton, metà sec. XIV, Londra, British Library

«O sanguis meus, o superinfusa
gratïa Deï, sicut tibi cui
bis unquam celi ianüa reclusa?
».

Con queste solenni parole il trisavolo…  …continua

La Firenze di metà Ottocento “ricostruita” con i dipinti di Borbottoni

Visto l’interesse suscitato nei nostri lettori riproponiamo  l’articolo e l’interessante video

Pianta di firenze - Map of Florence 1864
Pianta di Firenze – Map of Florence 1864

che ricostruisce virtualmente angoli della città sovrapponendo ai documenti fotografici di oggi le immagini della Firenze dei dipinti di Fabio Borbottoni.

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Firenze nella Pianta della Catena

Pianta della Catena. Veduta di Firenze attribuita a Francesco Rosselli

Visto l’interesse suscitato nei lettori dall’animazione della Pianta della Catena che raffigura Firenze e la vita quotidiana nel XV secolo riproponiamo il link al filmato  in 3D

e all’articolo in cui era inserita La Pianta

Firenze nelle opere pittoriche degli autori di tutti i tempi (XIV-XV secolo)

L’antica Etruria nella Tavola Peutingeriana

Antiche località dai toponimi riconoscibili o sconosciuti:

Taberna Frigida (Massa), Pisis (Pisa), Vadis Volateris (Vada), Florentia Tuscorum (Firenze) Senis (Siena),  Adretio (Arezzo) …

a cura della Redazione

Fig.1 Parte della Tabula Peutingeriana raffigurante l'Italia centrale, in basso a sinistra una parte della Sardegna e della Corsica
Parte della Tabula Peutingeriana raffigurante l’Italia centrale, in basso a sinistra una parte della Sardegna e della Corsica

Tra le carte geografiche dell’antichità che rispettavano le basi teoriche sulla forma, le dimensioni e la distribuzione delle terre e delle acque operata dai Greci, merita una particolare menzione la famosa Tabula Peutingeriana (prende il nome da Konrad Peutinger, un antiquario di Augusta che … continua a leggere L’antica Etruria rappresentata nella Tavola Peutingeriana

Santa Maria in Castello a Tarquinia

La sua storia si perde nel medioevo quando ne fu iniziata la costruzione nel 1121. La sua elegante facciata si apre all’interno del comprensorio murario fortificato su un ampio spiazzo su cui si eleva una torre  gentilizia, la più alta della città. Colpisce della sua struttura la bella bifora che sovrasta i tre ingressi di cui quello centrale è il principale come mostra la particolare ornamentazione che merita di essere ammirata da vicino. Qualificata e firmata come opera cosmatesca si articola in motivi geometrici e musivi. Una breve digressione da dedicare all’attività dei cosmateschi: con questo termine si indicano gli artigiani che nei secoli 12° e 13° operavano manufatti in marmo caratterizzata da motivi geometrici inseriti in zone decorate in marmo bianco di cui detenevano il monopolio di quelli antichi, alternate a motivi policromi a mosaico. In Santa Maria in castello operarono alcuni tra i primi rappresentanti, Pietro di Ranuccio, cui si deve il portale centrale costruito 1143, ma anche Nicola di Ranuccio, Giovanni e Guittone che “firmarono” le loro opere incidendo i propri nomi sugli stipiti del portale principale. … continua a leggere Santa Maria in Castello

L’olivo una storia affascinante e millenaria

di Salvina Pizzuoli

La vite e l'olivo sono le piante che, dalle colline dell'interno fino al mare, dominano il paesaggio toscano.

Tra novembre e dicembre ricorre il rito della raccolta dei frutti, un lavoro duro ma da sempre vissuto come una grande e bella festa che raccoglie persone diverse in un lavoro all'aria aperta tra chiacchiere e mense semplici dove consumare in allegra brigata pasti veloci nelle pause di riposo tra “paracadute”, i teli per la raccolta, cassette per il deposito dei frutti, “rastrelli” per pettinare i rami e trascinare a terra le olive, raccolte opportunamente ai piedi della panta nei paracadute perché non si disperdano sul terreno

Ancora oggi in Toscana questo è il metodo di raccolta prevalente, quello fatto a mano, la cosiddetta brucatura, arrampicandosi sui tronchi per raggiungere i rami più alti, evitando i rastrelli elettrici, unico marchingegno moderno, ma che rastrella troppo i rami.

La vite e l’olivo sono le piante che, dalle colline dell’interno fino al mare, dominano il paesaggio toscano.

Tra novembre e dicembre ricorre il rito della raccolta dei frutti, un lavoro duro ma da sempre vissuto come una grande e bella festa che riunisce persone diverse in un lavoro all’aria aperta tra chiacchiere e mense semplici dove consumare in allegra brigata pasti veloci nelle pause di riposo: tra “paracadute”, i teli per la raccolta, cassette per il deposito dei frutti, “rastrelli” per pettinare i rami e trascinare a terra le olive.

Ancora oggi in Toscana questo è il metodo prevalente, quello fatto a mano, la cosiddetta brucatura, arrampicandosi sui tronchi per raggiungere i rami più alti, evitando i rastrelli elettrici, unico marchingegno moderno, ma che rastrella troppo i rami … continua a leggere L’olivo una storia affascinante e millenaria

La valle dell’Arno dalle origini al 1333

La valle dell’Arno: tra storia e geografia

Dalle origini al 1333    di Salvina Pizzuoli

La valle dell’Arno, particolare di un dipinto dei primi dell’Ottocento di Louis Gauffier

Molte delle antiche civiltà sono nate lungo un corso d’acqua, invogliate all’insediamento proprio dalla presenza di un fiume, ma con il quale hanno dovuto rapportarsi, costruendo la loro storia in sintonia con i suoi elementi.

A volte il fiume ha unito le popolazioni, a volte le ha divise; altre volte il fiume ha elargito prosperità per poi riprendersela, affogandola nella forza del suo impeto. In ogni caso esso ha sempre costituito un fattore determinante nella vita associata che si è sviluppata lungo il suo corso, influenzandone ogni aspetto del vivere nelle attività che al fiume sono connesse, nei legami con il territorio, nel rispetto che si stabilisce tra l’elemento naturale e le società che con esso convivono. …continua a leggere   La valle dell’Arno dalle origini al 1333

Il quartiere di Santa Croce-1949

Il quartiere di Santa Croce-1949

di Paola Capitani   

                                                                                                    Il segreto della felicità è la libertà. Il segreto della libertà il coraggio      

Pericle

La casa dove traslocammo nel 1949 si trovava nel quartiere di Santa Croce, vicino alla Piazza detta delle “rovine”, e in quella che oggi si chiama Piazza dei Ciompi. La zona era stata bombardata e poche erano le costruzioni rimaste a testimoniare lo storico quartiere di Pratolini. …

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