La torre degli Amidei

Torri e amori, delitti e potere a Firenze nel XIII secolo

di Salvina Pizzuoli  

La torre degli Amidei, particolare della facciata
La torre degli Amidei, particolare della facciata

In Por Santa Maria si fa notare per la sua altezza sopra le case e la fiera eleganza: è la torre degli Amidei, potente famiglia fiorentina i cui membri erano Capo di Ponte, come lo era la loro torre a difesa della città dalla parte dell’Arno e da una porta, Por Santa Maria, inglobata poi nella cerchia antica e da cui la strada aveva ripreso il nome. La torre oggi si presenta al visitatore elevata rispetto agli altri palazzi che la stringono e la fiancheggiano, ma sicuramente doveva essere più alta ai tempi della sua edificazione, ribassata per effetto delle “scapotizzature” che gli Ordinamenti di giustizia ispirati da Giano della Bella nella seconda metà del Duecento avevano imposto … continua

History of Tuscany

Quando a Castiglione c’era un lago…

Castiglione della Pescaia, Diaccia Botrona, Casa Rossa Ximenes, Ponti della Badia, Isola Clodia

di Salvina Pizzuoli      

Castiglione della Pescaia, particolare delle architetture medievali
Castiglione della Pescaia, particolare delle architetture medievali

Siamo in Maremma, quella della costa che oggi identifichiamo con belle spiagge, litorale da bandiere blu, mare incontaminato, pineta, pesce fresco e vacanze. Chi potrebbe oggi immaginare che Castiglione della Pescaia con la sua suggestiva struttura di borgo medioevale, arroccato sul mare e circondato da mura e torri sorgesse in tempi lontani su un lago poi colmato dai detriti trasportati dai fiumi e dalle bonifiche? Eppure è già il suo nome che ci racconta parte di quella storia. Chi crede innata la vocazione di essere proteso verso il mare, sbaglia, la vera “peschiera” di Castiglione era legata all’antico lago. …continua a leggere Quando a Castiglione c’era un lago…

Discover Tuscany –  Micro history of Tuscany

 

Microstoria in cucina: il pane toscano e la pappa al pomodoro

a cura della Redazione

Caratteristica del pane toscano siglato DOP è di essere senza sale, con crosta croccante, mollica morbida ma consistente, costituito di tre soli ingredienti: lievito madre o pasta acida, acqua, farina di grano tenero tipo contenente il germe di grano, .

Pane toscano
Pane toscano

Attestazioni storiche di un uso antico del pane “sciocco”, cioè senza sale, risalgono al Cinquecento mentre dal Settecento risulta documentato l’uso del lievito naturale detto in Toscana “formento” costituito da pasta inacidita conservata nella madia insieme alla farina. Meno storici, ma tramandati, sono i richiami al mancato uso del sale legati alla guerra tra Firenze e Pisa ( XII secolo) che avrebbe impedito l’arrivo del prezioso elemento nell’entroterra o l’alto costo del medesimo perché gravato di gabelle doganali. Di certo c’è che il pane sciocco si sposa bene con i sapori forti del companatico toscano e si presta alla creazione di piatti legati alla tradizione e che hanno nel pane l’ingrediente fondamentale.

Come non ricordare il simpatico motivetto intitolato Viva la pappa con il pomodoro che la Pavone cantava nello sceneggiato del 1964 con le musiche di Nino Rota e la regia di Lina Wertmuller, …continua

Microstoria in cucina: osterie, strade, mangiari a Firenze nel XV secolo Prima parte

Microstoria in cucina: osterie, strade, antichi mangiari a Firenze nel XV secolo – Seconda parte

Microstoria in cucina: l’acqua cotta e la Maremma toscana

Microstoria in cucina: la farina neccia e la toscana dell’Appennino

Amerigo Vespucci tra i “visacci”

Palazzo Altoviti e il mistero del vero volto di Vespucci.

di Salvina Pizzuoli 

Firenze Palazzo Altoviti in Borgo degli Albizi. La facciata con alcune erme di uomini illustri

Borgo degli Albizi porta il nome e conserva palazzi appartenuti a questa antica famiglia. Tra i tanti uno è conosciuto come “palazzo dei visacci” così soprannominato dal popolo fiorentino.
La lunga storia del palazzo annovera vari proprietari a partire da Rinaldo degli Albizi fino a Giovanni Altoviti; a Baccio Valori, esponente dell’Accademia del Disegno e bibliotecario della Laurenziana si devono, nel tardo Cinquecento, una serie di ampliamenti e rifacimenti con il probabile apporto di Giovanni Caccini cui si attribuiscono le quindici erme di “uomini scienziati”che ornano la facciata e alle quali si deve il nomignolo. …continua a leggere Amerigo Vespucci tra i “visacci”

Quello che resta

L’ex-ospedale psichiatrico di Volterra

Quel che resta dell’ospedale

di Giulia Atanasio

A distanza di poche settimane dall’attuazione del decreto che ha stabilito la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari il 31 marzo 2015 le riflessioni da fare sono molte.

Impossibile rimanere indifferenti riguardo ad una problematica che attanaglia l’Italia da anni. Difficile non ricordare con nostalgia ed anche disillusione la figura importante di Franco Basaglia che tra i primi si differenziò per l’impegno sociale e insieme politico. Era l’Agosto del 1964 quando al primo congresso…

…continua a leggere Quello che resta

I sigilli dei documenti medievali*

di Luisa Di Tolla       

Bolla papale Sigillo pendente
Bolla papale Sigillo pendente (immagine originale)

 

 

Molto spesso negli archivi e nei musei trova ospitalità una forma particolare di bene culturale: il sigillo. Tutti ne hanno visto almeno uno, sicuramente quello di metallo messo a garanzia di un prodotto alimentare, tutti hanno una minima idea di cosa sia, dato che il termine fa subito venire in mente il concetto di chiudere qualcosa per preservarne l’integrità.

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La leggenda del Ponte del Diavolo

o di Chifenti, detto del Diavolo, posto tra la fine della Media Valle del Serchio e l’inizio della Garfagnana

Il ponte della Maddalena, detto del Diavolo
Il ponte della Maddalena, detto del Diavolo

Lungo la strada che sale da Lucca verso le vette della Garfagnana, il paesaggio della Media Valle del Serchio custodisce uno dei monumenti più affascinanti e misteriosi di tutta la regione: il Ponte della Maddalena, universalmente noto come Ponte del Diavolo. Questa straordinaria opera ingegneristica medievale stupisce da secoli i viaggiatori con la sua imponente struttura a schiena d’asino e le sue arcate asimmetriche, che sembrano sfidare le leggi della gravità.

Ma a rendere unico questo luogo non è solo la sua ardita architettura, bensì l’oscura leggenda che ne avvolge la nascita. Si narra infatti che il capomastro, disperato per i continui ritardi nella costruzione causati dalle piene del fiume, strinse un patto con il diavolo in persona che avrebbe completato l’opera in una sola notte in cambio dell’anima del primo passante che vi avrebbe transitato. L’astuzia degli abitanti del borgo, però, riuscì a beffare il demonio con un ingegnoso stratagemma.

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La “risciacquatura dei panni in Arno”

Manzoni a Firenze nell’estate del 1827

di Michele Chini      

Palazzo Gianfigliazzi Bonaparte in Lungarno Corsini
Palazzo Gianfigliazzi Bonaparte in Lungarno Corsini (foto Chini)

Palazzo Gianfigliazzi Bonaparte, al numero 4 di Lungarno Corsini, costituisce il nucleo più importante delle numerose case appartenute all’omonima famiglia fino alla fine del Settecento. Sull’elegante edificio coronato da un’ampia loggia, dal 1427 nel corso dei secoli furono eseguite numerose ristrutturazioni. Nel 1818 con l’estinzione dei Gianfigliazzi, il Palazzo venne destinato ad albergo, con la denominazione ‘Hotel delle Quattro Nazioni’, e gestito da Madame Fanny Hombert. Qui furono ospiti personaggi illustri tra i quali, … continua a leggere La “risciacquatura dei panni in Arno”

Il quartiere di Santa Croce-1949

Il quartiere di Santa Croce-1949

di Paola Capitani   

                                                                                                    Il segreto della felicità è la libertà. Il segreto della libertà il coraggio      

Pericle

La casa dove traslocammo nel 1949 si trovava nel quartiere di Santa Croce, vicino alla Piazza detta delle “rovine”, e in quella che oggi si chiama Piazza dei Ciompi. La zona era stata bombardata e poche erano le costruzioni rimaste a testimoniare lo storico quartiere di Pratolini. …

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Dopo il servizio di Rai2 sul castello di Sammezzano

       

Visita al “palazzo che non c’è”: Villa Sammezzano in località Leccio di Reggello

Villa Sammezzano in località Leccio di Reggello.
Villa Sammezzano in località Leccio di Reggello.

di Salvina Pizzuoli

  Rai2 TG del 22 marzo 2015 vedi

Non un cartello, non un’indicazione nemmeno nei pressi: non c’è. Dimenticato! Una strana intuizione mi guida e mi inerpico su per una strada sterrata, ma perfettamente percorribile anche in macchina. E l’incanto subito mi prende: un sentiero ampio e con tornanti sale lungo il verdeggiante crinale della collina e come sentinelle gigantesche piante altissime e secolari …

continua a leggere castello di Sammezzano