La conquista di Livorno e Pisa

Tra il 2 e il 23 luglio 1944 la Toscana occidentale fu teatro di una delle fasi decisive dell’avanzata alleata verso il nord Italia. Dopo la conquista di Cecina, la Quinta Armata americana rafforzò sensibilmente le proprie forze con l’obiettivo di raggiungere l’Arno, occupare Livorno e Pisa e costringere le truppe tedesche a ripiegare verso nuove posizioni difensive. Il peso principale delle operazioni ricadde sul IV Corpo e soprattutto sulla 34ª Divisione di fanteria, affiancata dalla 88ª e dalla 91ª Divisione.
L’avanzata si presentò fin dall’inizio difficile. Il territorio a nord di Cecina, caratterizzato da colline, rilievi e strette vallate, offriva ai tedeschi eccellenti possibilità di difesa. La strategia americana prevedeva di procedere lungo più direttrici: mentre alcuni reparti avanzavano attraverso la valle interna e le alture di Castellina Marittima, altri seguivano il settore costiero. L’obiettivo era superare la linea difensiva nemica e raggiungere l’Arno aggirando Livorno, in modo da isolare il porto prima dell’ingresso in città.
Il primo grande ostacolo fu Rosignano.
Il 3 luglio le unità americane raggiunsero il margine meridionale dell’abitato, ma si trovarono immediatamente davanti a una resistenza molto più forte del previsto. Reparti della 16ª Divisione Panzergrenadier SS avevano trasformato il paese in un importante caposaldo della linea difensiva che proteggeva Livorno. La posizione stessa di Rosignano favoriva i difensori: il centro abitato, raccolto intorno alla parte più elevata del paese, dominava la pianura circostante, mentre le robuste costruzioni in pietra offrivano ripari e postazioni di tiro.
Per sei giorni si combatté duramente. I soldati tedeschi utilizzavano i piani superiori delle case per lanciare bombe a mano e aprivano il fuoco dalle finestre, dai piani inferiori e dalle cantine. Il 4 luglio gli americani riuscirono a conquistare soltanto la parte meridionale del paese. Un contrattacco condotto con quattro carri armati Mark IV e reparti di fanteria venne respinto e tre dei mezzi corazzati furono distrutti con i bazooka. Alla fine del 5 luglio circa metà di Rosignano era ormai sotto controllo americano, ma la resistenza continuò ancora per diversi giorni.
Contemporaneamente infuriavano i combattimenti sulle colline dell’entroterra. Le truppe alleate cercavano di conquistare le alture che permettevano ai tedeschi di colpire lateralmente le colonne in avanzata nella valle. Monte Vitalba, Castellina Marittima e Monte Vaso divennero così punti strategici di primaria importanza. Il 168º Reggimento di fanteria conquistò Monte Vitalba e riuscì a mantenerlo nonostante tre contrattacchi, mentre il 6 luglio le forze americane entrarono a Castellina dopo duri combattimenti.
Particolarmente aspra fu la lotta per Monte Vaso. Gli americani riuscirono a occuparne la cima, ma il giorno successivo un violento contrattacco del 9º Reggimento Panzergrenadier, preceduto da un intenso bombardamento di artiglieria e mortai, li costrinse a ripiegare. Soltanto il 9 luglio l’altura tornò definitivamente sotto il controllo alleato. Con la caduta delle principali posizioni sulle colline e la conquista di Rosignano, due dei punti più forti dello schieramento tedesco erano stati eliminati.
La situazione cambiò rapidamente nella notte tra il 12 e il 13 luglio, quando i tedeschi iniziarono un improvviso ripiegamento. Le forze americane poterono così accelerare l’avanzata attraverso le ultime colline e il 17 luglio raggiunsero finalmente la pianura dell’Arno. A quel punto la 34ª Divisione poté volgere le proprie forze verso Livorno.
L’attacco alla città venne condotto da due direzioni. Il 135º Reggimento di fanteria avanzò verso la zona sud orientale, mentre il 363º Regimental Combat Team, riunito nella Task Force Williamson, si avvicinò da est. Poco prima della mezzanotte del 18 luglio i reparti americani raggiunsero la periferia.
Alle due del mattino del 19 luglio il 3º Battaglione del 135º Reggimento entrò a Livorno dopo un breve scontro con una retroguardia tedesca. Altri reparti arrivarono nelle ore immediatamente successive. La battaglia per la città, tuttavia, non ebbe l’intensità dei combattimenti sostenuti nelle settimane precedenti. Le truppe tedesche avevano ormai abbandonato gran parte dell’area urbana, lasciando dietro di sé una città devastata e pericolosa.
Livorno era infatti disseminata di mine e trappole esplosive. Le infrastrutture portuali, fondamentali per il valore strategico della città, erano state quasi completamente distrutte e l’accesso al porto era stato parzialmente ostruito mediante l’affondamento di alcune imbarcazioni. La conquista militare della città, dunque, non significò l’immediata disponibilità del suo importante scalo marittimo, che avrebbe richiesto un lungo lavoro di bonifica e ricostruzione.
L’obiettivo finale dell’offensiva rimaneva però l’Arno.
Il 22 luglio la 34ª Divisione riprese l’avanzata verso nord. I reparti del genio costruirono attraversamenti sui numerosi canali che caratterizzavano la pianura a nord di Livorno e le unità americane poterono proseguire senza incontrare una resistenza significativa.
Il giorno successivo, 23 luglio, il 363º Reggimento di fanteria entrò a Pisa alle 13.30. Anche qui i tedeschi avevano già predisposto le condizioni per una nuova fase della battaglia: tutti i ponti sull’Arno erano stati distrutti e le loro forze si erano attestate sulla riva settentrionale del fiume. L’Arno diventava così una nuova linea di separazione tra gli eserciti.
Nello stesso periodo anche le altre unità del IV Corpo raggiungevano il fiume. La 91ª Divisione avanzò attraverso la valle dell’Era e arrivò a Pontedera il 18 luglio. La 88ª Divisione operò invece nell’area di Volterra e Lajatico, incontrando inizialmente una forte opposizione. Volterra venne aggirata, inducendo i tedeschi a ritirarsi, mentre a Lajatico un attacco a tenaglia portò alla cattura di circa quattrocento prigionieri. Entro il 23 luglio anche questi reparti avevano raggiunto l’Arno.
Parallelamente, più a est, il Corpo di spedizione francese proseguiva la propria avanzata attraverso la Toscana centrale, conquistando San Gimignano e Poggibonsi prima di essere progressivamente sostituito dalle unità britanniche, indiane e neozelandesi. Il ritiro delle forze francesi faceva parte di un più ampio ridispiegamento delle truppe in vista delle successive operazioni militari.
In meno di tre settimane gli Alleati erano così riusciti a superare una complessa serie di linee difensive, attraversare le colline della Toscana occidentale, conquistare Livorno e raggiungere Pisa e l’Arno. La rapidità dell’avanzata finale non deve però nascondere la durezza dei combattimenti sostenuti nei primi giorni di luglio. Rosignano, Castellina e le alture dell’entroterra rappresentarono ostacoli sanguinosi e decisivi.
La conquista di Livorno e Pisa segnò la conclusione di una fase dell’avanzata alleata e l’inizio di una nuova. Davanti agli eserciti si trovava ora l’Arno, con i ponti distrutti e le forze tedesche schierate sulla riva settentrionale. La liberazione completa della Toscana era ancora lontana, ma il fronte si era ormai spostato definitivamente verso nord.
Bibliografia:
Regione toscana Storia e memoria del Novecento
Chester G. Starr, From Salerno to the Alps: A History of the Fifth Army, 1943–1945, Washington, D.C., Infantry Journal Press, 1948.
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