La navigazione fluviale nell’antica Toscana


di Alessandro Ferrini

Disegno di un barchetto, un navicello di 7-10 metri per la navigazione fluviale

Disegno di un barchetto, un navicello di 7-10 metri per la navigazione fluviale

Dai tempi più antichi i fiumi hanno rappresentato importantissime vie di comunicazione e hanno determinato lungo il loro corso la nascita di empori e centri commerciali. Anche i fiumi toscani hanno svolto questo compito sebbene la morfologia del terreno su cui scorrono e il loro carattere a regime torrentizio, con piene rovinose e lunghi periodi di secca, abbia notevolmente ostacolato o addirittura impedito la possibilità di collegamenti stabili durante tutto il corso dell’anno. In effetti la difficile regimentazione e la scarsa manutenzione impediva una costante efficienza di queste vie d’acqua che dipendeva essenzialmente dalle contingenti condizioni stagionali.

Ciononostante, sebbene con qualche difficoltà, per tratti piuttosto brevi e per periodi saltuari anche i fiumicelli toscani hanno visto le loro acque solcate da navicelli e zattere carichi di merci. Talvolta per certi tratti il carico doveva essere sbarcato e trasportato via terra fino al successivo scalo.

Un tratto del CanaleMaestroChiana oggi

Un tratto del CanaleMaestroChiana oggi

Il fiume Chiana, chiamato Canale Maestro, in seguito ai lavori di regimentazione che dal Cinquecento in poi cercarono di renderlo navigabile, rappresentò per lungo tempo un accettabile percorso di transito nella Valdichiana. Nasce dal lago di Chiusi in provincia di Siena, si immette nel lago di Montepulciano, ne esce e percorre la Valdichiana fino a sfociare, dopo 62 km, nell’Arno alla Chiusa dei Monaci nei pressi di Ponte a Buriano in provincia di Arezzo. Largo in media circa sei metri permetteva a barche leggere con fondo piatto di collegare varie località fra l’area aretina e quella senese da settembre a maggio: toccava numerosi piccoli porti come quelli di Ponte alla Nave, di Pilli, delle Chianacce, di Brolio, di Cesa, di Pulicciano che punteggiavano le rive del corso d’acqua.

mappa_generale_2010La navigabilità del canale era favorita dalla presenza dei due bacini lacustri di Chiusi e Montepulciano sulle cui rive erano sorti vari piccoli attracchi. I due laghi erano collegati fra loro dal canale della Quercia, interratosi quasi completamente già alla metà del Settecento. Proprio in questo periodo all’interno del grandioso piano del Granduca Leopoldo di dotare la Toscana di una moderna ed efficiente viabilità, anche fluviale, nel 1778 Padre Peintunger elaborò il progetto, mai realizzato, di unire il canale della Chiana al lago Trasimeno per fornire una più costante quantità di acqua. Oggi un sentiero, rappresentato nella cartina a fianco, con le varie tappe accompagna una parte del tracciato del canale lungo la sua riva destra (per maggiori informazioni vai al sito http://www.sentierodellabonifica.it/).

Nell’area grossetana il principale corso navigabile era la Fiumara di Castiglione nella quale confluivano sia le acque del lago omonimo sia quelle di vari corsi della piana di Grosseto. Collegava le zone interne con il mare ma sebbene fosse navigabile per quasi l’intero anno si spingeva solo per poche miglia nell’entroterra, fino alle Bocchette e all’innesto con il Padule. Nel 1694 i Medici fecero costruire un canale chiamato il

Un tratto della Fiumara di Castiglione con la casa Ximenes e il Padule della Diaccia Botrona

Un tratto della Fiumara di Castiglione con la casa Ximenes e il Padule della Diaccia Botrona

Navigabile Nuovo che attraversava il Padule in direzione di Grosseto ma senza raggiungerla. In età Leopoldina all’interno del più vasto piano di risanamento dell’area, basti pensare all’imponente lavoro di bonifica operato dallo Ximenes, si tentò di far giungere il canale fino alla città e addirittura di congiungerlo con l’Ombrone (navigabile fino al ponte sull’Aurelia già in epoca romana) ma il progetto non venne mai interamente realizzato.

Il percorso d’acqua più praticato in Toscana nel corso dei secoli è stato sicuramente il fiume Arno fra Pisa a Firenze, pur essendo anch’esso accomunato alle altre vie fluviali dalle difficoltà sopra esposte: carattere torrentizio, mancanza di idonee regimentazioni, strettoie e banchi di sabbia con conseguente variazione dei fondali, caratteri topografici del territorio. Tanto per fare qualche esempio partendo da Firenze un primo ostacolo si incontrava vicino a Limite dove un banco di rena detto la Mollaia rendeva difficile il passaggio; nel 1768 Pietro Leopoldo volle raggiungere Pisa a bordo di un barchetto, salpò da Villa dell’Ambrogiana (sulla riva sinistra dell’Arno alla confluenza col fiume Pesa nella zona di Montelupo) ma giunto alle secche dovette essere trasportato a spalla più a valle per imbarcarsi nuovamente.

Disegno del Callone mediceo di San Romano con gli edifici del mulino

Disegno del Callone mediceo di San Romano con gli edifici del mulino

Fra Montopoli e Castelfranco di sotto esisteva uno sbarramento sul fiume costruito per alimentare un mulino chiamato dagli abitanti del luogo “Callone” di San Romano che costringeva i navicelli ad essere rimorchiati tramite alzate. Insomma un viaggio faticoso e poco agevole, a parte certi tratti. Più facile il percorso dopo Pontedera fino a Pisa e di qui fino a Livorno tramite il Canale dei Navicelli e i collegamenti nella zona tra il lago di Bientina e la palude di Fucecchio cui si accedeva attraverso canali fino a raggiungere il territorio di Lucca. Unendo la necessità di bonificare il territorio paludoso e di realizzare un percorso fluviale fu costruito, su progetto dello Ximenes, il Canale Imperiale che utilizzava alcune cataratte per regolare la profondità delle acque.

Il ponte a Cappiano sull'Usciana

Il ponte a Cappiano sull’Usciana

Pietro Leopoldo lo percorse nel 1768 rimanendone entusiasta: […] il detto canale ha sempre in 3 in 4 braccia e più di 30 o 40 di larghezza; la sua corsa non è punto rapida […] alla sua imboccatura in Arno è stata fabbricata una bella cateratta a due piani e tre luci […] e alla luce di mezzo vi è un sostegno perché i navicelli vi possino passare anche in tempo di mezza piena. (Pietro Leopoldo, Relazioni sul governo di Toscana)

Canale dei Navicelli oggi

Canale dei Navicelli oggi

il-canale-dei-navicelli-costruito-in-epoca-medicea

Una curiosità: il regio decreto dell’8 giugno 1911 e uno successivo del 1917 confermò l’Arno fiume navigabile (di Seconda Classe) nel tratto Firenze (dallo sbocco del Pignone) – Pontedera – Pisa – Livorno (attraverso il Canale dei Navicelli). Tale normativa è tuttora valida.

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