Il paesaggio toscano: le case coloniche


Una breve storia illustrata

di Salvina Pizzuoli    

Sarebbe difficile immaginare il paesaggio toscano senza la presenza delle case coloniche che lo caratterizzano con la loro struttura e i colori delle pietre che così bene si inseriscono nel paesaggio circostante: una campagna amabile, variegata, costruita come “un’opera d’arte da un popolo raffinato”, come ebbe a definirla il geografo Henry Desplanques o “la più commovente che c’è” secondo lo storico Braudel. E la casa colonica ancora oggi ne è l’elemento più eloquente e caratterizzante, testimonianza di un paesaggio secolare costruito dalla mezzadria. 

Ambrogio Lorenzetti Effetti del buon governo, particolare del paesaggio della campagna con una casa-torre e le varie case poderali.

Ambrogio Lorenzetti Effetti del buon governo, particolare del paesaggio della campagna con una casa-torre e le varie case poderali.

La casa colonica toscana ha una lunga storia che inizia nel XIII secolo quando il contado venne ad essere “invaso” da abitazioni signorili dette “case da padrone”

Bagno a Ripoil Firenze Casa torre del XIII secolo declassata a casa da lavoratore.

Bagno a Ripoil Firenze Casa torre del XIII secolo declassata a casa da lavoratore.

Casa torre particolare

Casa torre particolare

che i proprietari di terreni facevano costruire sui possedimenti agricoli riproponendo le forme turrite che costituivano le abitazioni cittadine cui si aggiungevano le abitazioni dei mezzadri dette “case da lavoratore”, ben più modeste e di architettura semplice e spesso non in muratura ma in materiali vegetali o di argilla come rivestimento a strutture di legno oppure, come in Maremma, il contadino viveva in grotte scavate nei tufi, i materiali naturali di cui era costituito il terreno.

Casa torre inglobata successivamente nei fabbricati di una fattoria nei pressi di Bagno a Ripoli

Casa torre inglobata successivamente nei fabbricati di una fattoria nei pressi di Bagno a Ripoli

Ambrogio Lorenzetti Gli effetti del buon governo , l'affresco mostra le case vegetali dei contadini

Ambrogio Lorenzetti Gli effetti del buon governo , l’affresco mostra le case vegetali dei contadini

Molti esemplari turriti restano ancora disseminati sul territorio toscano con i rimaneggiamenti subiti nel tempo per il variare delle condizioni e delle necessità che ne avevano decretato la forma originaria: varie coloniche ad esempio nella zona di Bagno a Ripoli o nella Val di Pesa conservano parti elevate che dimostrano l’utilizzo di antiche “case da padrone” ridotte successivamente a cascina oppure trasformatesi in ville-fattorie.

A queste strutture più antiche si affiancarono successivamente quelle nate intorno al XIV secolo: più distese in senso orizzontale e dotate di cortili e loggiati e con un numero maggiore di finestre.

Solo nel XVI secolo con l’affermazione del sistema di fattoria, determinato da investimenti nei poderi da parte della proprietà terriera soprattutto cittadina, le abitazioni più primitive scomparvero anche se il fenomeno non fu esteso a tutto il territorio della ragione. Assieme all’abitazione del contadino e del proprietario coesistevano i locali dove si conservavano i prodotti e quelli della trasformazione dei medesimi.

La Fattoria di San Leolino Panzano nel Chianti, raffigurata in un cabreo del 1717 di Stefano Zocchi

La Fattoria di San Leolino Panzano nel Chianti, raffigurata in un cabreo del 1717 di Stefano Zocchi

Panzano San Leolino la facciata

Panzano San Leolino la facciata in una foto attuale

Panzano San Leolino la torre campanaria

Panzano San Leolino la torre campanaria

Nella Toscana mezzadrile, sistema che si diffonde intorno al XII secolo e conclude la sua storia solo negli anni ’50 del Novecento, la costruzione dell’abitazione contadina viene affidata a maestranze e le architetture riproporranno tecniche e decorazioni tipiche dell’edilizia basso medievale: legname per le architravature, pietre per la muratura e per le strutture il rivestimento, laterizio per le strutture di sostegno, archivolti e piedritti, e nelle zone del senese e del Valdarno con una presenza maggiore del laterizio essendo carente la pietra. Una visione disegnata di queste costruzioni si ricava perfettamente dall’analisi dei cabrei, le mappe in cui venivano raffigurati gli edifici rurali.

Un esempio di casa di montagna in u cabreo settecentesco che raffigura una casa con torre inglobata nella casa da lavoratore

Un esempio di casa di montagna in u cabreo settecentesco che raffigura una casa con torre inglobata nella casa da lavoratore

Il sistema poderale che si andava affermando costringeva il lavoratore a risiedere nel podere che gli era stato assegnato dal proprietario e sarà questa la matrice cui è dovuta la peculiarità del paesaggio toscano: le case coloniche che numerose punteggeranno il paesaggio con i loro annessi denotando la coltura del suolo su cui sarebbero sorte.

Cascine a sviluppo longitudinale, rettangolari, a parallelepipedo si sono susseguite nel tempo fino alle leopoldine, costruite e volute nella seconda metà Settecento dal granduca Pietro Leopoldo, con la loro struttura architettonica creata proprio per l’edilizia rurale e caratterizzate prevalentemente dalla pianta quadrata e un piccolo torrino al centro, la colombaia; ripropongono nelle campagne il modello di villa cinquecentesca con al piano terreno ingressi ad arcata, stalla, rimessaggio per gli attrezzi, il forno e la cantina. I criteri generali per la costruzione delle leopoldine sono indicati nella relazione del Morozzi che nel 1770 stese un trattato distinguendo tre tipologie di case rurali del territorio toscano: case di collina, di montagna e di pianura con le caratteristiche principali a favorire e semplificare il lavoro dei contadini. 

Morozzi, la copertina del suo trattato sulle case dei contadini

Morozzi, la copertina del suo trattato sulle case dei contadini

Il trattato dal titolo “Delle case de’ contadini. Trattato architettonico” si apre con una serie di riflessioni che l’architetto deve tenere presenti nella costruzione dei fabbricati come la posizione per un’aria salubre e con la presenza di acqua “comoda, sana e leggiera”aggiungendo nella riflessione finale la possibilità che la costruzione possa accrescersi nel tempo e che per tale motivo il costruttore non deve dimenticare che “dovendosi ricrescere, vi si conservi la bellezza, la simmetria, la disposizione, ed armonia”.

Per la casa di montagna consigliava i locali di cui doveva essere dotata.

Morozzi disegno di una casa di montagna

Morozzi disegno di una casa di montagna

Una pagina del trattato del Morozzi relativa alle dotazioni delle case di montagna

Una pagina del trattato del Morozzi relativa alle dotazioni delle case di montagna

Trattato Morozzi la seconda pagina dedicata alle case di montagna

Trattato Morozzi la seconda pagina dedicata alle case di montagna

Per concludere questa breve carrellata storica, una curiosità linguistica: con la scomparsa della mezzadria molte le parole cadute in disuso e oggi dimenticate insieme a modi di dire o neologismi coniati dalla creatività contadina. Tra le parole non più riconducibili ai loro significati originari “pagliaia”, “ammazzacavallo”, “pinzi”, “pinza” nell’accezione di “zitella” (da Marco Nucci intervista a Renato Stopani, in “Microstoria”, rivista)

Articoli correlati:

La casa colonica di collina

Galleria foto: case coloniche delle colline Toscane