di Giovanni Caselli

continua dalla Parte Seconda

Tutto l’altro paese, cioè ne’ poggi e per tutto, ha, com’è detto, molti abituri, che oltre alla bellezza sono buoni e di abituro e di buono sito e di buona aria, con molte colombaie e pozzi e tutte cose utili e buone; e simile, assai fortezze sofficienti a tenersi da tutto il mondo e in tanta quantità che 

a’ bisogni sono, e sufficiente a raccettare tutto il paese con tutto loro avere: e quest’è somma grazia

a tutti i cittadini di e quai esse sono.

Ormai al tempo del Morelli la mezzadria si è estesa sui terreni della pianura e della collina. le ville-fattorie di campagna sono già numerose, tutte modellate sulla casa-torre cittadina o addirittura sulla casa moresca a corte. Gradualmente le due società, quella comitale e quella borghese, vengono ad amalgamarsi e a confondersi, i conti possono essersi stabiliti in città ed occuparsi dell’esercito, del governo o della mercatura, mentre i soggetti dei conti di origine germanica rimangono per la maggior parte contadini o pastori in campagna, ora soggetti ai borghesi. La situazione di prosperità, ma anche gli effetti delle Peste Nera, che aveva dimezzato la popolazione e che ad anni alterni si ripresenterà per l’intera durata del XV secolo. Paradossalmente il ricorrere della peste durante tutti i 150 anni che vanno dal 1350 al 1500, è uno dei motivi della vitalità del Rinascimento toscano e rimane un fenomeno non ancora studiato.

Monte Giovi

Infine vidi la grandezza del paese: e questo è tenuto grande per lunghezza, cioè da San Godenzo insino a’ confini di Vernio, di sotto a Barberino, circa di venticinque miglia; e pella larghezza, ciò dall’Uccellatoio insino al giogo dell’Alpe degli Ubaldini, come che assai dicono si distende molto più oltre, ma pure, pigliando il meno, sono circa di diciotto miglia. Pochi paesi vedrai nel nostro contado che vantaggino questo di grandezza o eziandio d’alcun’altra cosa.

Secondo Morelli il Mugello si estende da San Godenzo fino a Vernio incluso, e dall’Uccellatoio (dal crinale della catena di Monte Giovi) al crinale dell’Appennino noto allora come Alpe degli Ubaldini.

Se è grande di castella e di fortezze o d’altri edifici, di casamenti tu l’hai già veduto: cioè che nel detto Mugello ha sei grosse castella. E bene che mi potesse essere detto Decomano e Barberino non sono quantità di fortezze di cittadini e d’abituri, come è detto, perché il paese ne viene a essere forte e grande; e in questo non ha dubbio.

Morelli ci informa infine che Dicomano e Barberino non hanno mura poiché non vi bisognano essendo la regione protetta da numerose fortezze del comune. Fra queste figurano Scarperia e Firenzuola (fortezze di cittadini) e quindi case torri (abituri). Il paese è adesso indubbiamente forte e grande. Il progetto è compiuto, il Comune si è assicurato il domino sul territorio delle antiche diocesi di Fiesole e Firenze che formerà la Repubblica.

Questa visione utopica del Mugello è stata, come molti sapranno, illustrata da un artista quasi contemporaneo del Morelli, Benozzo Gozzoli, nella “ Cavalcata dei Magi” (1459) in Palazzo Medici-Riccardi – Firenze. L’affresco non ha nulla di realistico e poco ha anche dell’immagine utopica fornita dal Morelli, essa è una idealizzazione allegorica corrente nella mentalità fiorentina dell’epoca, la quale ulteriormente rafforza il mio punto.

Benozzo Gozzoli

La lettura del Mugello che ho tentato di fare qui sopra attraverso un testo medievale l’ho eseguita con gli strumenti del terzo millennio, di natura antropologica, che prendono in considerazione anzitutto la mentalità, quindi l’osservazione etnografica del paesaggio antropico, l’archeologia ed infine i documenti scientifici e le fonti scritte. Perché una tale analisi era impossibile anche solo trent’anni fa? Perché allora era ritenuto metodologicamente errato mischiare l’antropologia con la storia e l’archeologia con le prime due.

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