Ronta a fine Ottocento

da:  Guido Carocci, Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899

“Borgo nel Comune di Borgo S. Lorenzo, Provincia di Firenze. Stazione ferroviaria sulla linea Firenze-Faenza. Ufficio telegrafico e Servizio di posta.

È una stazione climatica che nasce ora, sebbene non fossero ignorate le splendide bellezze del luogo, la dolce temperatura, la comoda situazione, la doviziosa ricchezza del suolo, tanto che in tempi lontani vi si eressero ville e case campestri in gran numero.
Di Ronta si hanno ricordi assai antichi. Vi fu difatti un castello che anteriormente al 1000 fu posseduto da alcuni nobili d’origine longobarda.
Più tardi, tra i molti castelli che possedeva in Mugello ebbe pur quello da Ronta la celebre famiglia degli Ubaldini e siccome essa angariava gli abitanti dei luoghi vicini e dava molestia alla Repubblica fiorentina, le milizie di questa corsero rapidamente colà e cacciarono dal loro maniero i prepotenti ed incomodi signori. … “

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Castel Leone a Montemignaio, in Casentino

di Salvina Pizzuoli

Castel Leone a Montemignaio
Castel Leone

Montemignaio nel nostro bel Casentino, conserva tre importanti monumenti che ne sottolineano l’importanza rivestita storicamente legata al potere tenuto dai conti Guidi e alla sua posizione strategica: Castel Leone, la Pieve di Santa maria Assunta e l’oratorio di santa Maria delle Calle. Castel Leone o Castiglione, deriva la propria denominazione presumibilmente dal latino “castrum leonis” da cui di “castiglione” . Costruito nel XII secolo da quei Conti Guidi che dominarono la valle, si erge ancora alto e possente con il suo torrione e le sue massicce mura sulla verde e articolata valle dello Scheggia sovrastandola maestosamente.Il piazzale antistante l’arco d’ingresso è stato ricavato coprendo l’originario fossato che ne difendeva l’accesso. In origine la cinta muraria si apriva su tre porte, l’attuale è postuma, aperta nel primo dopoguerra. Sull’alto torrione un’antica campana datata 1332 … continua a leggere Castel Leone a Montemignaio

Monte Battaglia, la Rocca

di Salvina Pizzuoli

Siamo sull’Appennino a pochi chilometri dal confine tra la Toscana e l’Emilia Romagna, più precisamente in località Monte Battaglia, un promontorio di 715 m slm tra le valli del Santerno e del Senio.

La posizione è grandiosamente scenografica, un punto d’osservazione che permette allo sguardo di spaziare a trecentosessanta gradi, da una parte fino alla pianura e dall’altra fino al mare. Non oggi, purtroppo non possiamo spingere la nostra vista così lontano, ma lo spettacolo è altrettanto fascinoso: l’immaginario è quello di essere sulla prua di una nave, sotto di noi un mare bianco spumeggiante di nebbia densa e compatta che però non impedisce di cogliere il bel panorama all’intorno di colli degradanti, prati, boschi, chiese, rocche, fattorie.

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A San Piero a Sieve la Pieve di San Pietro

Come tutte le pievi che sorgevano in prossimità di grandi vie di comunicazione e dei passi al fine di accogliere gli abitanti disseminati nel territorio circoscrizionale o i pellegrini che transitavano su assi viari importanti o lungo i cosiddetti diverticoli ovvero le diramazioni dalla viabilità principale, anche la nostra sorse in prossimità della confluenza tra il torrente Carza e il fiume Sieve ove era un guado e sulla direttrice viaria che portava al Passo del Giogo. Una posizione quindi importante che ne avrebbe determinato l’espansione che ne rese necessario l’ampliamento una ventina d’anni dopo.

Dai libri delle Decime che registravano i contributi fiscali in base alle proprietà, registri che insieme ai catasti permettono oggi agli storici di ricostruire pagine di storia o meglio di microstoria di un territorio, si viene a conoscenza del passaggio di proprietà ai Medici che l’arricchirono di quelle opere artistiche che ancora oggi possiamo ammirare all’interno. … continua a leggere La Pieve di San Pietro a San Piero a Sieve

Un ortaggio arrivato da lontano

La sua origine non è però legata alla Toscana, i suoi natali si perdono molto più a sud, in terra d’Africa, è infatti originario dell’Etiopia. Pare si debba a Filippo Strozzi l’introduzione e la coltivazione in terra di Toscana dalla Campania, era il lontano 1466, e che da allora si sia procacciato un posto speciale su tutta le tavole a nord dello stivale e ancora oltre smentendo che il suo approdo in Francia, più precisamente in terra di Provenza e nella Vaucluse nel XVI secolo, fosse stata opera della nostra Caterina de’ Medici, esportatrice in terra di Francia di molti piatti e usanze e molto ghiotta di questo particolare ortaggio, considerato al nord molto pregiato al punto che Arcimboldo, nella raffigurazione dell’Estate, lo appunta alla giacca del suo protagonista quasi una gemma preziosa o comunque un monile.

C’è un ortaggio molto apprezzato in Toscana tanto da essere ingrediente esclusivo di alcuni piatti e del passato come del periodo più recente.

La sua origine non è però legata alla Toscana, i suoi natali si perdono molto più a sud, in terra d’Africa, è infatti originario dell’Etiopia. Pare si debba a Filippo Strozzi l’introduzione e la coltivazione in terra di Toscana dalla Campania, era il lontano 1466, e che da allora si sia procacciato un posto speciale su tutta le tavole a nord dello stivale e ancora oltre smentendo che il suo approdo in Francia, più precisamente in terra di Provenza e nella Vaucluse nel XVI secolo, fosse stata opera della nostra Caterina de’ Medici, esportatrice in terra di Francia di molti piatti e usanze e molto ghiotta di questo particolare ortaggio, considerato al nord molto pregiato al punto che Arcimboldo, nella raffigurazione dell’Estate, lo appunta alla giacca del suo protagonista quasi una gemma preziosa o comunque un monile. … continua a leggere Un ortaggio arrivato da lontano

Una passeggiata sulle mura di Lucca

di Salvina Pizzuoli

E non è solo un modo di dire: distese di verdi prati in basso intorno alla cinta muraria, un parco sopraelevato di alberi secolari, ippocastani, tigli, platani, pioppi, olmi, accompagnano il visitatore che, a piedi o in bicicletta, lungo tutto il tragitto è immerso nel verde che domina  la lunga passeggiata . E sì, perché le mura sono molto ampie, circa trenta metri,  al punto da permettere  un viale alberato nella parte alta.
Gli alberi assicurano ombra con le loro ampie chiome, arricchendo di colori e forme le diverse stagioni, arricchendo i quattro chilometri attorno al centro storico di suggestioni visive,  tra gli scorci della città sottostante, punteggiato da campanili e torri tra le quali quella Guinigi, uno dei simboli della città, e il paesaggio naturale che la circonda. 

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I guerrieri opliti in Etruria

di Michele Zazzi

Olpe Chigi, tomba di Monte Aguzzo (Formello, Veio)

Diodoro Siculo riferisce che “in Etruria (…) la falange oplitica fu adottata durante il VI secolo, e gli Etruschi insegnarono ai Romani a combattere con scudi di bronzo” (XXIII,2). Anche Ateneo (VI, pag. 231) precisa che la formazione a ranghi serrati venne adottata dai Tirreni, che attaccavano in falange.
Gli opliti — il cui nome deriva dal greco oplon, “scudo” —  erano guerrieri dotati di armatura pesante che combattevano fianco a fianco in una formazione serrata, la falange. L’oplitismo fu un fenomeno politico, militare e sociale sorto in Grecia tra l’VIII e il VII secolo a.C. Esso si basò sulla crisi del potere politico delle aristocrazie e sull’emergere di nuovi ceti sociali — agricoltori, commercianti e artigiani — che potevano permettersi l’acquisto dell’armamento oplitico.

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Trassilico, un paese della bella Garfagnana

di Salvina Pizzuoli

Siamo in Garfagnana: la nostra meta è la rocca estense e il borgo di Trassilico.
Il paesaggio lungo il vivido Serchio, con le sue acque chiare e briose tra i sassi del letto,  è vestito già dei colori dell’autunno che colorano colli e valli in cangianza di verdi e gialli e rossi: felice l’occhio e lo spirito che si rasserena tra le bellezze naturali.
Poco prima di Castelnuovo Garfagnana abbandoniamo il corso del Serchio e ci addentriamo in una valle laterale per raggiungere Gallicano, prima tappa, per procedere poi verso Verni, l’antico Castrum Liverni documentato già dal 997,  e quindi Trassilico: ciascuna località vanta una rocca nome con cui in Garfagnana si designano i castelli.

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La Pieve di San Giorgio a Brancoli

di Salvina Pizzuoli

Siamo in località Pieve di San Giorgio a Brancoli, nel cuore della Brancoleria, la valle che si raggiunge percorrendo da Vinchiana la strada lungo il torrente omonimo, e che, per definirla come la descrive lo storico ottocentesco Emanuele Repetti nel suo famoso Dizionario*, è una  contrada composta di più borgate e 9 popoli diversi, nella Comunità Giurisdizione Diocesi e Ducato di Lucca, da cui il paese di Brancoli trovasi fra le 7 e 9 miglia toscane a settentrione.[…]Le colline di Brancoli offrono una delle più belle prospettive della Valle del Serchio, e del piano settentrionale di Lucca, rese più vaghe e graziose dalle numerose ville e case di delizia, ma più che altro dalla varia e ricercata coltura della circostante campagna, ricca di ulivi, di viti, di selve e di limpide fontane.

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Toponimi tra Firenze e Sesto Fiorentino

di Salvina Pizzuoli

La storia nei toponimi: tra Firenze e Sesto Fiorentino

Careggi, Cafaggio, Querceto, Ceppeto, Colonnata, Rimaggio, Pescina, Padule, toponimi familiari alle nostre orecchie e che sappiamo anche localizzare, ma la cui storia si perde in tempi lontani. Eppure a saperli “leggere” possono raccontarci in modo interessante fatti e avvenimenti ad essi riconducibili, ai loro nomi, perché di questo si tratta, di denominazioni nate dalla necessità di chiamare una realtà geografica e nello stesso tempo storica.

Siamo intorno al VI secolo d.C., all’arrivo dei Longobardi dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente; le campagne intorno alla città di Firenze, l’antica Florentia, soffrono l’abbandono e l’impaludamento ad opera delle acque che, scendendo dal monte, riconquistano quella pianura bonificata dalla centuriazione romana, fenomeno che resta indicato nei toponimi di Pescina o Padule, mentre i monti si ricoprono nuovamente di boschi fitti che si identificano nelle denominazioni Querceto, Ceppeto o Lecceto a seconda della tipologia arborea.    …  continua a leggere    La storia nei toponimi: tra Firenze e Sesto Fiorentino