di Salvina Pizzuoli

Risiede sulla ripa destra del fiume Lima, dirimpetto alla rocca di Lucchio, presso la base meridionale dei poggi che scendono fin qua dal Pian degli Ottani della Montagna di Pistoja. È fatta menzione di questo Vico Pancellorum , o Paniculorum e del suo pievano in un istrumento del 24 aprile 873 edito nel T. V P. II delle Memorie lucchesi.

Così scrive lo storico ottocentesco Emanuele Repetti nel suo Dizionario a proposito di questo borgo che attrae il visitatore per la posizione e per la sua denominazione particolare. Già il residuo di una storia antica rimasta nel suo nome invoglia a saperne di più se poi come noi, attratti dalla geografia del luogo e dal toponimo, si decide di non mettere tempo di mezzo e andare a visitare il sito proprio in mancanza di dati specifici e completi, beh, trovarsi di fronte l’imponente pieve di San Paolo, è una magnifica sorpresa.

Su un falsopiano ventilato si erge compatta e grigia con la sua foggia a capanna a tre navate, mostrando nella struttura la sua vetusta età: XI – XII secolo. Opera di maestranze lombarde si legge nella Guida Touring che dedica poche righe e al paese e alla pieve.

La quadrata torre campanaria sorge più in alto e accanto, ma separata, dal complesso architettonico della pieve, la adornano due ordini di bifore e i merli che ne coronano la sommità. La facciata della chiesa si presenta invece scabra, con un piccolo rosone a croce. Ma il visitatore è subito attratto dai bassorilievi che decorano l’architrave del portone d’ingresso.

Sono simboli non sempre leggibili ma che sicuramente ai tempi erano chiari ai pellegrini o agli abitanti del piccolo borgo. Da sinistra a destra: una crocifissione, un albero della vita, un armato di cui si colgono solo pochi tratti, quasi un’ombra della sua figura, una scacchiera e quindi una Madonna in trono con bambino, difficile da interpretare se non dopo un’attenta osservazione e ricostruzione. Simbologie antiche di cui non azzardiamo la lettura.

La chiesa è chiusa, fuori in un foglio sono indicati i giorni e le ore in cui si svolgono le poche funzioni. A noi oggi è preclusa qualsiasi possibilità. Facciamo quindi un giro esplorativo per non perdere nulla di quanto riusciamo a vedere. Sul lato sinistro in alto scopriamo così la decorazione che corre lungo il sottotetto: archetti pensili la cui base è a bassorilievi di diversa foggia e “gocce”: lesene sostengono finti capitelli mentre due monofore vi si intercalano. Arrampicandoci su una stradetta sterrata riusciamo a fotografare l’abside e scendendo invece in basso a cogliere tutto il laterale destro.

Per chi come noi ha trovato avara questa visita proponiamo un sito che mostra molte immagini dell’interno della pieve e dei capitelli che presentano decorazioni geometriche, vegetali e figure antropomorfe.

Torneremo non solo per visitare l’interno della pieve e godere delle emozioni che sa elargire al visitatore ma anche per scrivere una pagina completa che attesti l’abitato che si snoda in salita tra vicoli stretti e vecchie dimore.

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