di Salvina Pizzuoli

Signa Pieve di San Giovanni Battista, affresco che fa da sfondo ai miracoli della beata Giovanna e raffigura il castello e il fiume

Il paese di Signa è da credersi di origine piuttosto antica; sia che uno voglia considerare la sua situazione sullo sbocco di due valli, di quelle, cioè, del Bisenzio e del Val d’Arno fiorentino; sia che si rifletta trovarsi esso sulla testata dell’ unico ponte che prima del secolo XII attraversasse l’Arno fra Firenze e Pisa; oppure che si consideri che costì l’Arno cessa nella stagione estiva di essere navigabile, ovvero che si voglia credere essere esistito nei tempi posteriori al mille davanti a Signa uno scalo per le merci che dal Porto Pisano a Firenze, e viceversa da Firenze al Porto Pisano si recavano.

Così il Repetti, storico toscano, nella prima metà dell’Ottocento descriveva la posizione di Signa, geograficamente particolare, soprattutto in tempi in cui la viabilità terrestre lasciava molto a desiderare: gli studiosi affermano che in pieno Trecento essa era costituita da mulattiere e da poche arterie maggiori sulle quali scarseggiava una vera manutenzione. I percorsi navigabili pertanto erano preferibili anche se in Toscana il regime torrentizio dei corsi d’acqua ne impediva l’utilizzo nei mesi estivi. A tal fine furono, già in piena età comunale, avviati processi di restringimento dell’alveo del fiume per velocizzarne la corrente con immaginabili conseguenze collaterali non sempre vantaggiose.

La rete fluviale era costituita dall’Arno e dai corsi minori, dagli specchi d’acqua quali Bientina e Fucecchio, e da una vasta rete di canali che interagivano con il sistema complessivo.

Pisa con il suo Porto Pisano era il punto di partenza dei traffici che dal Tirreno si volgevano all’entroterra, traffici che si intensificarono tra il XIII e il XIV secolo. Firenze controllava già dal XII secolo quella fondamentale via d’acqua che da Pisa giungeva all’area del castello e del porto di Signa, documentato già dal 964, dove, come il Repetti anticipa nella citazione, l’Arno cessava di essere navigabile.

Stemma di Signa

Documento fondante sono a tale proposito le “lettere di vettura” che testimoniano ampiamente il volume di traffici che si svolgeva e tutto quel mondo di lavoratori, merci, imbarcazioni, che ruotavano attorno ad un’attività redditizia, documenti che offrono indirettamente uno spaccato sulle attività commerciali del tempo come si può evincere da alcuni testi interessanti, anche per la lingua usata e per il contenuto, che riportiamo dalle lettere dirette a Pisa e a Prato:

1384 a dì 7 marzo

Questo dì riceviemmo da Franciescho di Stefano, ferro del quale dite si mandi a Prato a Monte d’Andrea e chosì faremo. Iddio vi guardi.

Per frate Cristofano et Lorenzi Chorsi, dal porto a sSigna salute

Al nome di Dio amen.

Qua sono giunti 2 vostri pondi di sevo sicché era 3, noi no llo possiamo mandare perché charro non ci può venire per uno ponte si fa in sulla strada sia chompiuto di questa settimana chome vi si potrà valicare subito il manderemo, Iddio vi guardi.

Per frate Cristofano et Lorenzi Chorsi, dal porto a sSigna salute

Testo originale e trascrizione del contenuto di una lettera di vettura

L’ampio corpus costituito dalle lettere di vettura, quelle comunicazioni che accompagnavano le merci dal porto di Signa verso i fondachi di uno dei massimi commercianti-imprenditori del periodo, il pratese Francesco Datini, sono state studiate, interpretate e “tradotte”, con virtù certosina e grande amore per la storia, dal Gruppo Archeologico Signese e rappresentano un quadro documentario incredibile dei trasporti fluviali, delle merci e dell’organizzazione che ne era alla base,  raccolte nel testo di Moreno Morelli dal titolo esplicativo

Signa in una litografia su disegno di Zocchi XVIII secolo

“Dal Porto a Signa. Lettere di vettura dal porto fluviale di Signa dirette a i fondaci di Francesco di Marco Datini a Pisa, Prato e Firenze”.

Dalle lettere di accompagnamento e dalla corrispondenza commerciale analizzata si attesta un mercato di scambi inimmaginabile: oltre ai prodotti come spezie, olio, sale e vino, vanno contemplati anche materiali pesanti, difficili da spostare via terra come mattoni, pietrame ma anche minerali di ferro o ferro grezzo provenienti dall’Elba, ma anche armi e componenti delle armature, ma anche prodotti ricavati dal fiume medesimo come pesci e sabbia, la rena da cui renai e renaioli, risultante del dragaggio del fiume stesso. E quando il fiume non permetteva la navigazione il materiale veniva trasferito su imbarcazioni più leggere, come avveniva per superare la stretta e le rapide della Golfolina; i navicelli quando viaggiavano controcorrente o in casi di incaglio, dovevano essere trainati da riva con animali o dai bardotti, giovani uomini che, con le loro funi, le alzaie, tiravano a spalla le imbarcazioni muovendosi agili lungo gli argini, quando era possibile, perché liberi da vegetazione, altrimenti attraversavano più volte da una sponda all’altra servendosi di imbarcazioni per traghettare.

Lo scalo di Signa, data la sua rilevanza raggiunta nel tempo, si dota a partire dalla metà del XIII secolo di pescaie e mulini acquistati dai monaci cistercensi della Badia a Settimo, e tre scali principali: il porto di Sotto alla confluenza dell’Arno con l’Ombrone pistoiese, il porto di Mezzo e il porto principale nei pressi del Ponte di Signa. Gli approdi fino al Duecento erano gestiti da proprietari differenti spesso in concorrenza, fino a quando non venne rilevato e riorganizzato dai monacie dotato di argini, muri spondali, dighe e pescaie che ne costituivano le strutture portanti e che ne garantivano il funzionamento, nella seconda metà del XIII secolo.

I tempi di percorrenza erano, in condizioni ottimali, di due giorni da Signa a Pisa e di tre viceversa sfruttando il vento per le imbarcazioni dotate di vela o servendosi di una pertica.

In basso il ponte e i tre attracchi, in alto il castello circondato da mura.

Signa castello palazzo dei capitani del popolo
Signa castello palazzo dei capitani del popolo

Oggi lo storico Ponte non c’è più, fatto saltare durante la seconda guerra mondiale, al suo posto, in memoria, una passerella. Nei pressi, nella Signa bassa, la bella Pieve di San Giovanni Battista conserva negli affreschi, del detto Maestro di Signa, allievo di Bicci di Lorenzo, l’immagine antica del castello e del Ponte, paesaggio che fa da sfondo ai miracoli della beata Giovanna cui sono dedicati. Sull’architrave della porta laterale della Pieve il simbolo di Signa che raffigura la torre del castello e il fatidico Ponte.

Signa Pieve di San Giovanni Battista, la caratteristica balconata quattrocentesca sulla facciata
Signa la Pieve di San Giovanni Battista, la facciata

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