di Salvina Pizzuoli

Su un poggio che domina il mare, da una parte il golfo di Baratti e dall’altra la costa verso Piombino, in una vista paesaggisticamente notevole, si erge il castello con le sue mura, la sua torre e l’arco di entrata. Lo stemma che sovrasta l’ingresso è quello degli Appiani, signori di Piombino: un drago alato lo caratterizza; l’opera quattrocentesca è attribuita a Andrea Guardi che in effetti lavorò, con le mansioni di architetto e scultore, presso la corte di Jacopo III Appiano (1458-1474), uno dei signori di Piombino che ne governarono il Principato dal XIV al XVII secolo.
La fortificazione di Populonia risale al XV secolo.



Entriamo.
Una via acciottolata attraversa il borgo e si apre a destra e a sinistra in vari negozi e attività tipiche di un borgo turisticizzato.
A sinistra lungo la strada principale, una via laterale conduce alla Torre e alla chiesa di Santa Maria della Croce.


La torre merlata che occupa il lato sinistro della piazza risale al XII secolo ed è la più antica del complesso. Tradizionalmente attribuita alle opere di difesa dei Pisani, testimonia la lunga storia degli insediamenti che hanno caratterizzato il poggio anche in età medievale. Attorno alla torre preesistente, nel XV secolo gli Appiani realizzarono il nuovo borgo fortificato: a Jacopo II si deve l’avvio della costruzione delle mura, della rocca e del nuovo impianto dell’abitato, mentre sotto Jacopo III proseguirono e furono completate ulteriori opere di fortificazione.
La storia di Populonia continuò poi sotto le diverse famiglie che governarono lo Stato di Piombino: agli Appiani, signori dal 1399 al 1628, seguirono i Ludovisi, ai quali il Principato fu assegnato nel 1634, e dal 1702 la dinastia dei Boncompagni-Ludovisi. Di questo periodo rimane, lungo la strada principale, il Palazzo oggi noto come Palazzo dei Principi. Nel 1805 il Principato passò a Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone e moglie di Felice Baciocchi, che lo mantenne fino al 1814. Dopo la caduta di Napoleone, il Congresso di Vienna del 1815 sancì l’annessione del territorio dell’ex Principato di Piombino al Granducato di Toscana.
Il seguito è contraddistinto da una storia lunga da riassumere in poche righe (che pertanto non racconteremo qui ma nell’articolo dedicato a questo link) che da allora vedrà la proprietà dei diversi immobili passare di mano e che, in seguito alle vicende economiche dei proprietari, porteranno all’asta parte del patrimonio: nel 1936 i Gasparri acquisteranno il borgo, di cui sono tuttora proprietari, e i ritrovamenti effettuati nei loro terreni contribuiranno alla nascita della Collezione Gasparri e del Museo etrusco che qui ha sede.

La chiesetta di Santa Croce occupa la parte a destra dell’ampio spiazzo; è datata XI – XII secolo. Le cappelle laterali furono aggiunte successivamente intorno al XVI secolo. Da sottolineare l’altare, costituito da un sarcofago romano del III secolo d.C. strigilato, cioè decorato a scanalature ondulate praticate sulle superficie a forma di S. La cronologia lo pone nella prima metà del III secolo d.C.; non è noto con certezza il luogo di provenienza del sarcofago. Studi recenti non indicano con precisione né la provenienza né se l’impiego nella chiesa di Santa Croce sia originario.
Altro particolare da sottolineare all’interno sono i pochi frammenti di affreschi a sinistra dell’ingresso con figure sacre, probabilmente del primo Cinquecento, che la tradizione attribuzione al Sodoma (Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma) ma non è considerata sufficientemente documentata.

Il frammento conserva due figure sacre entro finte nicchie architettoniche. A sinistra è raffigurato un personaggio maschile anziano e barbato, tradizionalmente identificato con San Paolo; la probabile presenza del libro e di un elemento interpretabile come spada rende tale identificazione iconograficamente plausibile, benché lo stato di conservazione non consenta una verifica definitiva e sicura. A destra compare una figura femminile, la cui identità non è documentata con certezza. È stata proposta Santa Caterina da Siena, ma l’ipotesi non trova nell’immagine caratteristiche inequivocabili.
Ci spostiamo ora nella parallella alla destra della strada principale per la visita al Museo che espone la Collezione Gasparri.
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