Boccheggiano – Porta della Torricella

È situato fra la Merse e le sorgenti del torrente Farma sulla cima di un alto poggio formato da rocce di schisto lucente e da scogliere di brecce silicee di tinta rubiconda con tracce di manganese e di ferro ossidati. […] Il castello è cinto di mura in gran parte rovinate con due torri sopra le porte del subiacente borgo, destinate a chiudere l’accesso e l’egresso di un’angusta via che conduce al castello situato sulla vetta del poggio. […] Fu dichiarato feudo da Ferdinando II, che lo accordò nel 1637 col titolo di marchesato a Antonio Salviati nobile fiorentino; agli eredi del quale fu rinnovato nel 1738, sino alla legge sull’abolizione dei feudi granducali, del 21 aprile 1749”. Così lo troviamo descritto nel “Dizionario” del Repetti che ne traccia una breve cronistoria.

Di quell’antico castello risalente al XIII secolo oggi restano poche vestigia.

Era un altro dei castelli sorti per la tutela dei giacimenti minerari presenti nel territorio. Tra tutti, Montieri Gerfalco Travale, Boccheggiano ha mantenuto viva più a lungo nel tempo la sua specificità di centro estrattivo: prima il rame e poi la pirite. Solo nel 1994 anche la grande miniera di Campiano fu chiusa e oggi a testimonianza tangibile rimangono le Roste o calanche rosse.

L’antica miniera di Campiano

Ma di cosa si tratta?

Il visitatore inesperto, incontrando queste formazioni dalle forme bizzarre e dal colore alquanto indefinibile, si chiede da quale fenomeno naturale siano state generate. Ma non sono formazioni naturali. 

Le Roste

Di preciso ci troviamo sulla strada che costeggia il fiume Merse e che da Siena porta a Massa Marittima: superato il ponte che scavalcato il Merse conduce a Montieri e prima del bivio per Boccheggiato, sulla sinistra al di là del fiume, tra la vegetazione, ora sfogliata, rosseggia una massa a guglie o a calanche. Se ci si volesse avvicinare occorrerà farlo nella stagione estiva quando il fiume scarico di acque permette l’attraversamento. Nella stagione invernale la vegetazione e il corso d’acqua gonfio permettono solo una visione parziale.

Il fiume Merse nei pressi di Montieri, scorre ancora giovane, nato presso le Vene di Ciciano sul poggio di Montieri

Le Roste sono il risultato della lavorazione del rame, residui insomma, rifiuti della lisciviazione e cementazione, un metodo adoperato alla fine dell’Ottocento e gli inizi del XX secolo. Nella miniera, detta Merse, che distava dal luogo circa due chilometri, oggi si intravvede tra la vegetazione con i suoi ruderi solitari, veniva estratto il minerale di rame che, trasportato su carrelli veniva accumulato e “arrostito” all’aperto da cui deriva appunto il nome di Roste: sui cumuli veniva passata l’acqua che si arricchiva di solfati di rame e ferro. L’acqua a sua volta veniva immessa in forni da cementazione insieme a barre di ferro che, per un processo elettrochimico, rilasciava rame.

Nei pressi delle Roste, altri segni della presenza delle miniere

Quelli che vediamo ancora oggi sono quindi il risultato di un lungo abbandono che l’acqua piovana e le precipitazioni e gli agenti atmosferici in genere hanno trasformato nelle formazioni spettacolari che possiamo vedere passando.

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