Siamo a Montorsaio delizioso borgo medievale di cui conserva i caratteri distintivi nelle odierne strutture urbane: stretti vicoli e slarghi ingentiliti da lussureggianti fioriture, archi e muri spessi e grezzi che rosseggiano nel sole di questo luglio rovente. E, aspetto dimenticato nelle nostre città, il vivere gli spazi aperti in comunità aggregate: ragazzi che leggono nella piazzetta della Cisterna, signore che chiacchierano pacatamente su panchine all’ombra o in crocchi, piacevolmente riunite a colloquio tra gli slarghi dove il vento benefico spira e si insinua portando refrigerio; e piazze, come quella della Cisterna. E immaginiamo questi stessi spazi allietati e addobbati dalle immagini sacre del Santo Natale: non a caso Montorsaio è stato ribattezzato il paese dei presepi.

Sano di Pietro la Madonna del Rifugio, copia

Ma non solo strutture murarie, anche preziosità: nella chiesa dei Santi Cerbone e Michele, copia della delicata miniatura realizzata da Sano di Pietro nel 1450 della “Madonna con Bambino” e il bel crocifisso ligneo del 1629 conservato presso l’antico Oratorio del Crocifisso che la depositaria della chiave ci mostra insieme alla statua del Cristo portata in processione il Venerdì Santo.

Montorsaio il Crocifisso del 1629

Un altro tesoro, e non per ultimo, si stende a perdita d’occhio tra i crinali, dove i boschi si alternano a campi coltivati in un dolce avvicendarsi di verdi e di gialli: un paesaggio testimone della magnificenza della terra maremmana.

Il paesaggio da Montorsaio

“Montorsaio” una denominazione che presumibilmente si realizza nel suo stemma dove due orsi affiancano lateralmente una torre su un cucuzzolo.

Sorto in posizione strategica, a presidio della valle e in prossimità di quelle antiche miniere d’argento piombo e antimonio presenti nelle vicinanze, fu signoria di consorterie locali, prevalentemente esercitata da due stirpi: i signori di Gello e Galgano, i primi che si imparentarono con un’esponente del ramo degli Ardengheschi dei conti di Civitella e i secondi che preferirono invece rampolli dell’aristocrazia rurale o notabili grossetani e che ebbero pertanto atteggiamenti opposti nei confronti del Comune di Siena, in cambio della protezione che questi avrebbe loro accordato, i secondi infatti si mantennero ostili. Così scrive Maura Mordini* nella sua interessante e documentata ricerca, precisando studi precedenti che attribuivano genericamente la signoria agli Aldobrandeschi, stirpe comitale cui appartennero varie corti nella Maremma grossetana, e aggiungendo che “a ognuna di queste due schiatte spettava la metà dei diritti signorili su Montorsaio e tale porzione fu a sua volta divisa in tante quote a seconda del numero dei singoli esponenti al suo interno”. Diritti elencati nell’atto di vendita al Comune di Siena nel 1255 e nel 1257, pagine interessanti che offrono una visuale storica diversa sulla gestione di questi castelli i cui caratteri erano quelli di una signoria rurale, in un periodo storico di passaggio dal potere feudale al potere comunale. L’interesse del Comune di Siena era infatti quello di controllare le risorse metallifere e di espandere il dominio nell’area maremmana, rosicchiando via via potere alle antiche consorterie, realizzato attraverso l’acquisto di terre o di assoggettamenti politici di vario tipo.

Montorsaio uno scorcio pittoresco
Montorsaio la facciata della chiesa del Crocifisso
Montorsaio il campanile a vela della chiesa del Crocifisso
Il campanile della chiesa di San Cerbone e Michele

A tale proposito un esempio è fornito dall’atto di vendita del 1178 al Comune di Siena di “vene argenti et plumbi et auri […] de castello de batignano et curte et districtu eius et de curte et districtu de montorsaio”.

Una lunga pagina di storia e con vari ritorni indietro a dimostrazione di quanto sia stato difficile esautorare le signorie locali, per poi assistere a una nuova “feudalizzazione”, diversa, e ad opera di famiglie cittadine il cui potere era comunque legato a quello del Comune, come i Salimbeni ( 1270 – 1404) per concludersi poi con il passaggio del castello al ducato mediceo, dopo la guerra cosiddetta di Siena (1552-1557).

Una comunità, quella di Montorsaio, che oggi, privata dei servizi, niente Ufficio Postale bar e un solo alimentari, tende a scomparire. Un peccato mortale per una storia così “paradigmatica”, come la definisce Maura Mordini, per il patrimonio umano e artistico che contempla, per la cura e l’orgoglio con cui i suoi abitanti tendono a rendere vivo il paese, conservandone al meglio le antiche strutture e i beni che contiene, rinnovellandone la vivacità in quel periodo particolare dell’anno che è il Natale, con i loro Presepi.

Montorsaio uno scorcio fiorito
Montorsaio la Cisterna
Montorsaio uno scorcio pittoresco
Montorsaio uno scorcio pittoresco

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*Maura Mordini “La comunità di Montrosaio e i suoi statuti” 2012, studio commissionato dall’Amministrazione Separata dei beni di Uso civico (ASBUC) di Montorsaio di cui la responsabile ci ha gentilmente fatto omaggio