Siamo in Maremma, la bella Maremma grossetana, alla scoperta dei paesaggi spettacolari che quest’angolo di Toscana sa regalare al visitatore. Stiamo percorrendo la vecchia via detta Leopoldina voluta da Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790) per favorire, tra le altre riforme attuate, una solida politica agraria, con la creazione di strade percorribili non solo a cavallo o a dorso di mulo, ma anche da carri.

Il paesaggio che scorre davanti agli occhi del viaggiatore non ha eguali per la dolcezza degli scorci tra campi coltivati, terre arate, allevamenti di bianche mucche maremmane e pecore e, nel fondo della valle, la candida striscia dell’Ombrone si affaccia a tratti e brilla sotto il sole. 

Siamo diretti al castello di Casenovole, la nostra prima meta.

Castello di Casenovole

Risiede sul dorso di un poggio scoperto da tutti i lati a cavaliere del fiume Ombrone, che ne lambisce le sue radici dal lato orientale circa 2 miglia toscane a ostro di Pari. La più antica memoria superstite di queste Casenuovole mi sembrò quella di una carta della badia Amiatina dell’anno 988, nella quale trattasi della vendita di un podere posto in Casenuovole, fatta in Siena dalla Contessa Gisla figlia del Conte Cadolo e vedova del conte Ranieri degli Ardengheschi. […]Questo castello nel 1380 fu investito e preso da una mano di armati prezzolati dal potente Niccolò de’Bonsignori di Siena, padrone di più castella, e famoso per la sua bancarotta in Francia.

Così il Repetti lo colloca e presenta nel suo Dizionario.

Nel 1438 venne assorbito nel contado senese subendo numerose modifiche rispetto alla struttura originaria. Oggi domina il paesaggio con la sua mole costituita da due corpi di fabbrica che si elevano ad altezze diverse sulle basi a scarpa da cui si erge la quadrangolare torre di avvistamento mentre quello più basso si configura come la residenza signorile. Elemento ancora originale è la porta di accesso di nord-est. Non lontana la trecentesca pieve di San Giovanni Battista, nata come cappella e poi convertita in pieve in epoca rinascimentale.

Il castello di Casenovole

Lasciamo il castello, proprietà privata e non visitabile, che si staglia con la sua struttura mossa sullo sfondo lungo la strada a gira-poggio.

Il panorama è sempre più accattivante mentre ci si avvicina a Monte Antico. Che qui sia stata rinvenuta una tomba appartenuta ad una nobile famiglia etrusca del periodo tardo ellenistico non stupisce, l’amenità del luogo non poteva non attrarre antichi viaggiatori.

Il castello di Monte Antico

Il castello di Monte Antico

Non dissimile la storia del castello di Monte Antico da quella del castello di Casenovole: prima appartenuto ai signori medievali del contado senese, gli Ardengeschi, poi passato (XIV secolo) ai Buonsignori che lo ingrandirono e allargarono e quindi sotto Siena e ancora modificato. Oggi è proprietà privata e sede di un albergo e ristorante. 

Il grande olmo

Un grande olmo accoglie il visitatore che, dopo una breve scalinata d’accesso, accede allo spiazzato con pozzo e cisterna davanti al palazzo signorile. E dall’alto le anse sinuose dell’Ombrone tra il verde della macchia e i campi verdi di coltivazioni in un armonioso rapporto con il rosso dei mattoni delle balaustrate e dei muri che si protendono sulla valle.

L’Ombrone dal castello di Monte Antico

E scendiamo verso Monte Antico scalo, nato in funzione di una vecchia ferrovia, oggi non funzionante, che collegava Monte Antico con Asciano, mentre il paese è tuttora collegato sulla strada ferrata Grosseto – Siena.

E qui concludiamo il nostro percorso tra i sapori e i profumi della buona e genuina cucina della Taverna di campagna dove il Montecucco, il famoso vino, si accompagna favolosamente alla pasta fatta a mano, ai funghi, alle carni alla brace.

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