San Lorenzo al Lanzo o Abbadia Ardenghesca

La Maremma sa sempre essere generosa con il visitatore: per i paesaggi, per il ricco manto che verdeggia sulle sue morbide colline, per i panorami marini che luccicano in lontananza; non da meno sono le antiche vestigia che conserva e le testimonianze delle più remote popolazioni che l’hanno scoperta e abitata. E ancora, sa svelarsi al viaggiatore con angoli sconosciuti ma la cui suggestione cattura anche quando le sue bellezze sono nascoste. E dispiace poi vederle magari in abbandono, anche se non recente, come ricorda il Repetti quando descrive nel suo Dizionario l’abbazia di San Lorenzo al Lanzo o Abbadia Ardenghesca:

La sua chiesa a tre navate, attualmente ridotta ad una sola, fu da molto tempo profanata, ed il monastero in gran parte diruto, e cangiato in abitazione di una famiglia colonica, altro non offre all’occhio che un romantico deserto circondato da selve e da piagge incolte. Chi volesse visitarne gli avanzi, esca dalla strada Grossetana alla stazione delle Capannelle, da cui l’Ardenghesca è distante due miglia toscane a maestro, o si parta dall’albergo di Fercole, che è a tre miglia toscane al suo settentrione. (Repetti Dizionario 1843)

Ma dove siamo?

La strada di accesso alla radura che accoglie l’abbazia
Accesso all’ abbazia

Siamo nei pressi di Civitella Marittima che fu l’antica sede dei conti Ardengheschi, signori nel contado senese e indipendenti da Siena fino a quando nel XIII secolo furono costretti a sottomettersi al potere della città. Per visitare quel che resta dell’antica abbazia occorre scendere lungo la valle del torrente Lanzo. Bisogna proprio cercarla, sapendo che c’è, e seguire i cartelli che ne indicano la direzione. E poi, su una strada sterrata costeggiata da alti pini, in una verde radura che dal basso vede i ponti della superstrada che la sovrastano, compare, sebbene nella decaduta ma ancora magnifica struttura della sua chiesa.

Abside
Il campanile a vela con una delle due campane
Il campanile a vela e il fianco a destra

Titolata ai santi Salvatore e Lorenzo è conosciuta ancora come Abbadia Ardenghesca in nome di quegli antichi signori, ma non ci sono documenti fondanti a dimostrarlo. Una prima documentazione colloca la data di esistenza dell’abbazia intorno al XII secolo “con un atto di donazione del 1108, che è la prima testimonianza dei rapporti tra gli Ardengheschi e il monastero” scrive Patrizia Angelucci nell’interessante articolo dedicato alla potente famiglia, di cui si perdono le tracce nel corso del XIV secolo, ed ai rapporti con Siena e alla volontà di quest’ultima di dominare la via del mare e quindi del sale.

Di tutto il complesso abbaziale rimane in buone condizioni la bella chiesa romanica con la sua facciata in pietra serena. Dell’antico pronao restano due colonne sormontate da capitelli con figure di animali e mostri legati alla simbologia medioevale che, a ben guardare, compaiono anche sulla facciata insieme a un fiore a quattro petali.

Motivi decorativi sulla facciata
Motivi decorativi sulla facciata
Motivi decorativi sulla facciata

In alto una monofora, lungo il sagrato un muricciolo che lo corona, lungo le pareti laterali grandi archi murati segnalano le antiche navate e il campanile a vela conserva ancora una campana mentre l’abside si corona dell’ombra dei cipressi: sono tutti questi gli elementi che insieme al grande silenzio che la circonda lasciano il visitatore attonito e ammirato davanti a tanta morente avvenenza.

L’interno non è visitabile, la chiesa è oggi proprietà privata, era a tre navate, ridotte ad una nel 1555.

Riattraversiamo la volta ad arco adorna di tralci verdi, omaggio della natura spontanea del luogo, ma che opportunamente nascondono e abbelliscono i muri diruti che probabilmente la circondavano, e lasciamo alla sua quiete un altro prestigioso cimelio del passato nella bella Maremma. 

Capitello sinistro di una delle colonne della facciata
Capitello colonna a sinistra

da: tuttatoscana itinerari e paesaggi