L’araldica, ovvero la disciplina che stabilisce con regola le forme e le figure degli stemmi, trae la sua origine dagli “araldi” che, come si sa, erano figure tipiche dell’ordinamento cavalleresco all’epoca delle crociate.
Avevano vari compiti fra i quali quello di giudice d’arme, nei tornei fra cavalieri. Per garantire l’ordinato svolgimento delle gare annotavano su appositi rotoli o registri le norme, lo stemma e le insegne di ogni singolo cavaliere partecipante al torneo.
Alla nascita delle prime realtà comunali (sec. XII-XIV) risale la consuetudine di assumere stemmi dopo il conseguimento di una certa autonomia, che significava per i comuni anche la definizione d’una personalità giuridica. … Continua a leggere
Alpe delle Tre Potenze, la strada e il passo detto di Annibale
La figura di Annibale ebbe e ha sempre occupato un posto particolare nell’immaginario collettivo, suscitando sentimenti contrastanti, un misto di terrore e ammirazione; basti pensare alla toponomastica: l’Italia è piena di ponti di Annibale, passi di Annibale, strade di Annibale, quasi che ognuno volesse avere un richiamo vicino a ricordare il fascino esercitato dal grande condottiero cartaginese. Su di lui aneddoti e leggende, perfino proverbi, si sono creati e perpetuati per secoli: temuto o ammirato, talvolta ridicolizzato quasi a esorcizzare il terrore che aveva scatenato, ha lasciato il segno delle sue imprese anche in Toscana. Agli inizi della primavera del 217 Annibale accampato presso Piacenza dove aveva passato l’inverno, decise di muovere verso sud. Questo significava valicare gli Appennini e tenersi lontano dagli eserciti consolari. La figura di Annibale ebbe e ha sempre occupato un posto particolare nell’immaginario collettivo, suscitando sentimenti contrastanti, un misto di terrore e ammirazione; basti pensare alla toponomastica: l’Italia è piena di ponti di Annibale, passi di Annibale, strade di Annibale, quasi che ognuno volesse avere un richiamo vicino a ricordare il fascino esercitato dal grande condottiero cartaginese. Su di lui aneddoti e leggende, perfino proverbi, si sono creati e perpetuati per secoli: temuto o ammirato, talvolta ridicolizzato quasi a esorcizzare il terrore che aveva scatenato, ha lasciato il segno delle sue imprese anche in Toscana.
Agli inizi della primavera del 217 Annibale accampato presso Piacenza dove aveva passato l’inverno, decise di muovere verso sud. Questo significava valicare gli Appennini e tenersi lontano dagli eserciti consolari. La primavera di quell’anno fu particolarmente fredda e piovosa e la traversata dell’Appennino fu drammatica, quasi quanto quella alpina. Come narra Tito Livio, dopo il primo tentativo fallito per le terribili condizioni atmosferiche che lo costrinsero a ritornare indietro con l’esercito, finalmente Annibale valicò la catena montana e giunse in prossimità di Pistoia. …
Castiglione della Pescaia, Diaccia Botrona, Casa Rossa Ximenes, Ponti della Badia, Isola Clodia
di Salvina Pizzuoli
Castiglione della Pescaia, particolare delle architetture medievali
Siamo in Maremma, quella della costa che oggi identifichiamo con belle spiagge, litorale da bandiere blu, mare incontaminato, pineta, pesce fresco e vacanze. Chi potrebbe oggi immaginare che Castiglione della Pescaia con la sua suggestiva struttura di borgo medioevale, arroccato sul mare e circondato da mura e torri sorgesse in tempi lontani su un lago poi colmato dai detriti trasportati dai fiumi e dalle bonifiche? Eppure è già il suo nome che ci racconta parte di quella storia. Chi crede innata la vocazione di essere proteso verso il mare, sbaglia, la vera “peschiera” di Castiglione era legata all’antico lago. …continua
L’origine delle carte da gioco è avvolta nel mistero, pare comunque fossero presenti in Cina fin dal X secolo. In Europa fecero la loro comparsa verso la fine del XIV secolo e si diffusero rapidamente assumendo caratteristiche diverse, nelle dimensioni, nel numero (il mazzo era composto da 40, da 52 o anche 56 carte), nei semi e nelle figure, a seconda delle varie aree geografiche. Già nel 1377 un’ordinanza parigina ne vietò l’uso nei giorni feriali e quasi nello stesso tempo a Firenze furono bandite le naibbe nome di derivazione araba con cui venivano chiamate allora le carte da gioco. … Continua a leggereCarte da gioco toscane e fiorentine
Un piatto di carne semplice, gustoso, che si fa da solo… e, come per tutte le cose semplici, quel che conta è la qualità degli ingredienti e i tempi. Pare che il suo nome derivi dall’uso abbondante di pepe o, come preferiscono altri etimi, dal suo colore molto scuro, visto che il pepe, ai tempi cui si fa riferimento, era una spezia “da signori” per il suo costo molto elevato. Ma procediamo con ordine. La tradizione ci tramanda che se ne debba la creazione ai fornacini, ovvero gli addetti ai forni per i mattoni ottenuti con la famosa argilla dell’Impruneta che, per i suoi componenti, assumeva una volta cotta il classico colore rosso che ancora oggi caratterizza l’ormai famoso “cotto dell’Impruneta”. I fornacini sistemavano la carne in un tegame davanti alla bocca del forno … Continua a leggere: Il “Peposo”: alla fornacina o alla viareggina?
Tante le osterie presenti a Firenze nel periodo tra il XV e il XVI secolo: abbiamo scelto le più rinomate o quelle con particolarità per i piatti o per la frequentazione. A differenza infatti dei periodi successivi, e più precisamente dai primi anni del Settecento in poi, le osterie vennero a perdere il loro ruolo di luoghi di ritrovo per i ceti elevati, artisti, conversazioni o burle alla toscana e lo acquisirono via via i Caffè. Tra le più frequentate del periodo in questione non possiamo dimenticare la Malvasia o Malvagìa dal vino apprezzato e gradito che vi si mesceva. Si trovava in prossimità dell’arco dei Pecori (oggi inesistente perchè distrutto).Il vino era ricavato da uve originarie dell’isola di Candia tanto che Candiotto era il nome di un’altra osteria dove si serviva lo stesso tipo di vino, citata nel Simposio o I beoni di Lorenzo il Magnifico (attribuito).
Più famosa era l’osteria Vinegia, chiusa nel XVII secolo, rinomata per gli ottimi vini come il suo nome ricordava. Non dimentichiamo infatti che ai traffici nel Mediterraneo della Repubblica di Venezia si deve l’importazione di vari vitigni: si trovava in via Vinegia, strada cui lasciò in ricordo il nome, situata tra via dei Leoni e via dei Rustici. Ripercorrendo la storia di queste antiche osterie è capitato più volte di scoprire che la loro esistenza era tanto ridondante da dare o lasciare, come in questo caso, in eredità il toponimo legato al loro nome, come la già citata osteria il Buco nel chiasso omonimo. …continua
In Toscana non è difficile incontrare espressioni artistiche riconducibili all’Art Nouveau e alle sue diverse configurazioni. A Firenze sono molte e alcune legate al nome di Michelazzi che fu uno dei maggiori protagonisti: i suoi villini ne sono a oggi spettacolare testimonianza. … continua a leggereA Montevarchi: Villa Masini
Dalle origini al diluvio del 1333 di Salvina Pizzuoli
Come tutte le città fluviali Firenze deve molto al suo fiume, nel bene e nel male. La storia della città si intreccia infatti con quella dell’Arno come si allacciano i loro elementi di pietra e di acqua che si stringono e convivono in un accostamento strettissimo.
I ponti di Firenze oggi con in primo piano il ponte Vecchio
L’Arno più che un vero e proprio fiume è un un fiumicel che nasce in Falteronae cento miglia di corso nol sazia (Purgatorio XIV); un giovinastro scapestrato, forse troppo stretto e ingabbiato tra le braccia della sua bella. …continua
Linda di Martino pubblica il suo romanzo storico nel 2003 ambientandolo nella Firenze del 1884 l’anno in cui il Ghetto e le zone limitrofe, conosciute come Mercato Vecchio, furono abbattute per fare posto all’attuale Piazza della Repubblica.
L’autrice racconta, dopo ampia documentazione, la Firenze di allora facendola percorrere dalla protaginista, Lucilla, abitante con la famiglia all’interno del Ghetto che sarebbe stato proprio in quell’anno svuotato e demolito. Molti i contrari a questa “ripulitura” che avrebbe privato la città di parte della sua storia pregressa, ma anche fautori coma Jarro, giornalista, che, nelle pagine de La Nazione, si spende a favore di un risprisinato “decoro”.