Granduchi, sigari e tirchieria: l’invenzione del toscano


foglie di tabacco a essiccare

Correva l’anno 1815 quando nella Manifattura dei Tabacchi di Santa Caterina della ruota un imprevisto quanto impetuoso temporale estivo infradiciò un grosso quantitativo di tabacco della Val di Chiana lasciato all’aperto, che subito dopo cominciò anche a fermentare per il caldo. La cosa preoccupò non poco i dirigenti della Manifattura perché il tabacco, così rovinato, rischiava di dover essere gettato via ed era risaputo che il Granduca Ferdinando III di Lorena … Continua

La Lisca e l’osso di balena


La “lisca” della Lisca (Foto di Enio Bravi)

Raramente si trovano cetacei di gran mole in Toscana, quantunque lungamente occupata dal mare: qualche osso di balena, di capidolio, di foca. D’uno di questi cetacei sussiste un osso smisurato alla Lisca, osteria ch’è tra Signa e la Gonfolina” così scriveva Francesco Inghirami nel 1841.

Nonostante sia trascorso tanto tempo, se volessimo, potremmo ancora vederla la “lisca”percorrendo la strada statale 67 tra Lastra a Signa e il Masso della Gonfolina nel sottotetto della facciata di una casa che fiancheggia la statale e che anticamente era un’osteria. … Continua

 

Strada ferrata centrale toscana


Le ferrovie del Granducato di Toscana

Tracciato della ferrovia Siena - Empoli
Tracciato della ferrovia Siena – Empoli

Mentre veniva inaugurata la prima tratta della Leopolda a Siena un gruppo di cittadini – mossi dal lodevole intento di collegare la loro città alla Strada Ferrata Leopolda mediante una ferrovia – incaricarono l’ing. Giuseppe Pianigiani di stendere il progetto per una linea ferroviaria che da Siena, per la valle dell’ Arbia, dello Stoggia e dell’EIsa, arrivasse all’Osteria Bianca, raccordandosi ad Empoli con la S.F. Leopolda. Nell’agosto del 1844 furono emesse azioni di lire venti ciascuna per raccogliere le quattromila lire necessarie a finanziare le spese del progetto. Costituita così la Società Strada Ferrata Centrale Toscana iniziavano i lavori per la nuova linea che venivano ultimati nel dicembre del 1849.

Il tronco era servito da due treni giornalieri, che impiegavano circa due ore per compiere l’intero percorso … Continua

La Leopolda: prima strada ferrata in Toscana


La prima ferrovia toscana che univa Firenze a Livorno

di Alessandro Ferrini

Locomotiva Rocket di George Stephenson
Locomotiva Rocket di George Stephenson

Nell’aprile del 1838 il granduca Leopoldo II di Asburgo-Lorena ricevette la richiesta dei finanzieri Emanuele Fenzi di Firenze e di Pietro Senn di Livorno la concessione a costruire  una via ferrata. Ottenuta la concessione dal sovrano i due banchieri emisero 30.000 azioni di lire toscane, del valore di 1000 lire ciascuna, per finanziare i lavori. Contemporaneamente fu istituita una commissione presieduta dal conte Luigi Serristori per dar luogo al progetto. L’anno successivo l’ingegner Stephenson, figlio del pioniere delle ferrovie inglesi, presentò il progetto per la costruzione della linea ferrata Firenze – Livorno per una spesa preventiva di oltre 13 milioni di lire. … Continua

Lui, lei e l’altro: Verga a Firenze e la tormentata relazione con Giselda Fojanesi


di Michele Chini

Giovanni Verga
Giovanni Verga

Pochi giorni fa si è diffusa la notizia che il prossimo 5 dicembre da Christie’s, a Parigi, sarà battuto all’asta un vero e proprio tesoro costituito da circa 300 lettere autografe di Giovanni Verga acquistate a suo tempo da un collezionista francese direttamente dal nipote dello scrittore verista, Giovannino, che le aveva ricevute in eredità. Sono trapelate alcune anticipazioni sul contenuto delle missive: dai racconti della vita mondana e letteraria di Firenze e Milano, all’ accusa di plagio nei confronti di Mascagni per l’opera “Cavalleria Rusticana”, alla gestione economica delle sue terre siciliane, fino alla corrispondenza con i suoi affetti più cari tra i quali figurerà senz’altro la fiorentina Giselda Fojanesi.

Chi era Giselda? … Continua

La leggenda della Pia nelle ottave di due toscani dell’Ottocento


Bartolomeo Sestini e Giuseppe Moroni detto il Niccheri

Copertina del poemetto di Bartolomeo Sestini Pia de' Tolomei, Milano 1848
Copertina del poemetto di Bartolomeo Sestini Pia de’ Tolomei, Milano 1848

La memoria della Pia dei Tolomei, nata dalle terzine dantesche, la cui storia effettiva tanto aveva catturato l’interesse dei commentatori, non restò circoscritta ai versi nei quali il poeta l’aveva raffigurata e immortalata con pochissimi riferimenti, ma conobbe nelle epoche successive, come nella novella di Matteo Bandello ma soprattutto nell’Ottocento, un nuovo risveglio tanto che molte opere e figurative e poetiche e canore si dedicarono al soggetto con letture diverse rispetto a quella che Dante aveva lasciato incompiuta o comunque non esplicitata.

Nel 1822 Bartolomeo Sestini, patriota pistoiese, riprendeva il personaggio della Pia dedicandole un poemetto in ottave di tre canti complessivi. Più tardi , nel 1873, un poeta popolare fiorentino, Giuseppe Moroni detto il Niccheri …Continua

Articolo correlato: Castel di Pietra e la leggenda della Pia

A Firenze: caffè, leccornie, artisti e letterati tra Otto e Novecento (seconda parte)


Ovvero ma lo sia dove ti siedi?

Rivoire, Castelmur, Gran Caffè San Marco

La cioccolata a vapore in un vecchio manifesto di Rivoire che la reclamizza
La cioccolata a vapore in un vecchio manifesto di Rivoire che la reclamizza

Piazza Signoria, Palazzo Lavison costruito su progetto dell’architetto Landi nel 1868 al posto della Loggia dei Pisani e della chiesa di Santa Cecilia: la grande ricostruzione di Firenze capitale era cominciata e, come ebbe a scrivere il Pesci, fedele cronista di quegli anni, i “buzzurri”, calati in Toscana dopo la proclamazione, si erano accaparrati i posti migliori per le loro botteghe; è lì, nei grandi fondi commerciali del palazzo che nel 1872 si insedierà la fabbrica di “cioccolata a vapore” del piemontese Rivoire. In effetti la posizione che ancora oggi occupa il locale è davvero mirabile. Il fondatore, Enrico Rivoire, era torinese e fornitore della casa reale; quando la capitale fu trasferita da Torino a Firenze, il cioccolattiere si trasferì al seguito, ma preferì restare quando la capitale nel 1870 fu spostata a Roma probabilmente incantato dallo spettacolo che la bella piazza offriva… Continua

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A Firenze: caffè, leccornie, artisti e letterati tra Otto e Novecento (prima parte)


 

ovvero ma lo sai dove ti siedi?

Gilli, Paszkowski, Giubbe Rosse (prima parte)

di Salvina Pizzuoli

Caffè Gilli la vetrata liberty con l'orologio
Caffè Gilli la vetrata liberty con l’orologio

 

Firenze tra Otto e Novecento non era nuova ai ritrovi in centro città; già dal Settecento poteva vantare diversi luoghi d’incontro dove consumare dolciumi o bevande scambiando chiacchiere e toscanacce battute, ma anche opinioni e considerazioni in un’atmosfera sospesa tra le delizie del palato e la gradevolezza dell’ambiente. Piacevolezze di un tempo …Continua

Microstoria in cucina: dolcezze toscane


I cenci dell’Artusi

Pellegrino Artusi e il frontespizio de l'Arte di mangiar bene
Pellegrino Artusi e il frontespizio de l’Arte di mangiar bene

I dolci fritti di cui andiamo a chiacchierare non sono tipici toscani, la loro tipicità sta nel nome. Pellegrino Artusi, romagnolo d’origine e toscano d’adozione, non ebbe dubbi, quando ne fornì la ricetta, nel chiamarli cenci il plurale di cencio, senza soffermarsi sugli altri nomi che prendevano in altre regioni italiane.

Il termine documentato già dal XIII secolo derivava da brandello, ritaglio di stoffa.  …Continua

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