La leggenda della Pia nelle ottave di due toscani dell’Ottocento

Bartolomeo Sestini e Giuseppe Moroni detto il Niccheri

Copertina del poemetto di Bartolomeo Sestini Pia de' Tolomei, Milano 1848
Copertina del poemetto di Bartolomeo Sestini Pia de’ Tolomei, Milano 1848

La memoria della Pia dei Tolomei, nata dalle terzine dantesche, la cui storia effettiva tanto aveva catturato l’interesse dei commentatori, non restò circoscritta ai versi nei quali il poeta l’aveva raffigurata e immortalata con pochissimi riferimenti, ma conobbe nelle epoche successive, come nella novella di Matteo Bandello ma soprattutto nell’Ottocento, un nuovo risveglio tanto che molte opere e figurative e poetiche e canore si dedicarono al soggetto con letture diverse rispetto a quella che Dante aveva lasciato incompiuta o comunque non esplicitata.

Nel 1822 Bartolomeo Sestini, patriota pistoiese, riprendeva il personaggio della Pia dedicandole un poemetto in ottave di tre canti complessivi. Più tardi , nel 1873, un poeta popolare fiorentino, Giuseppe Moroni detto il Niccheri …continua a leggere    La leggenda della Pia nelle ottave di due toscani dell’Ottocento

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Ovvero ma lo sia dove ti siedi?

Rivoire, Castelmur, Gran Caffè San Marco

La cioccolata a vapore in un vecchio manifesto di Rivoire che la reclamizza
La cioccolata a vapore in un vecchio manifesto di Rivoire che la reclamizza

Piazza Signoria, Palazzo Lavison costruito su progetto dell’architetto Landi nel 1868 al posto della Loggia dei Pisani e della chiesa di Santa Cecilia: la grande ricostruzione di Firenze capitale era cominciata e, come ebbe a scrivere il Pesci, fedele cronista di quegli anni, i “buzzurri”, calati in Toscana dopo la proclamazione, si erano accaparrati i posti migliori per le loro botteghe; è lì, nei grandi fondi commerciali del palazzo che nel 1872 si insedierà la fabbrica di “cioccolata a vapore” del piemontese Rivoire. In effetti la posizione che ancora oggi occupa il locale è davvero mirabile. Il fondatore, Enrico Rivoire, era torinese e fornitore della casa reale; quando la capitale fu trasferita da Torino a Firenze, il cioccolattiere si trasferì al seguito, ma preferì restare quando la capitale nel 1870 fu spostata a Roma probabilmente incantato dallo spettacolo che la bella piazza offriva… Continua a leggere A Firenze: caffè, leccornie, artisti e letterati tra Otto e Novecento (seconda parte)

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I cenci dell’Artusi – i dolci di Carnevale

Pellegrino Artusi e il frontespizio de l'Arte di mangiar bene
Pellegrino Artusi e il frontespizio de l’Arte di mangiar bene

I dolci fritti di cui andiamo a chiacchierare non sono tipici toscani, la loro tipicità sta nel nome. Pellegrino Artusi, romagnolo d’origine e toscano d’adozione, non ebbe dubbi, quando ne fornì la ricetta, nel chiamarli cenci il plurale di cencio, senza soffermarsi sugli altri nomi che prendevano in altre regioni italiane.

Il termine documentato già dal XIII secolo derivava da brandello, ritaglio di stoffa.  …Continua  I cenci dell’Artusi storia e ricetta

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Dante, la Commedia, Firenze e la Toscana

Editio Princeps della Divina commedia, stampata a Foligno nel 1472

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La Toscana nelle pagine della Divina Commedia

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La valle dell’Arno: tra storia e geografia

Dalle origini al 1333    di Salvina Pizzuoli

La valle dell'Arno, particolare di un dipinto dei primi dell'Ottocento di Louis Gauffier
La valle dell’Arno, particolare di un dipinto dei primi dell’Ottocento di Louis Gauffier

Molte delle antiche civiltà sono nate lungo un corso d’acqua, invogliate all’insediamento proprio dalla presenza di un fiume, ma con il quale hanno dovuto rapportarsi, costruendo la loro storia in sintonia con i suoi elementi.

A volte il fiume ha unito le popolazioni, a volte le ha divise; altre volte il fiume ha elargito prosperità per poi riprendersela, affogandola nella forza del suo impeto. In ogni caso esso ha sempre costituito un fattore determinante nella vita associata che si è sviluppata lungo il suo corso, influenzandone ogni aspetto del vivere nelle attività che al fiume sono connesse, nei legami con il territorio, nel rispetto che si stabilisce tra l’elemento naturale e le società che con esso convivono. …continua a leggere   La valle dell’Arno dalle origini al 1333

Le magistrature minori del Comune di Firenze nei secoli XIII-XVI

di Luisa di Tolla

Le ribellioni popolari in età comunale
Ribellioni popolari in età comunale

Il governo cittadino si avvaleva, oltre che di magistrature maggiori, come abbiamo visto nel precedente articolo “Le magistrature maggiori del Comune di Firenze nei secoli XII-XIV”, anche di istituzioni minori.

A queste ultime erano affidate mansioni in settori particolari, come la giustizia cittadina o la zecca.

Vediamole meglio in dettaglio.  … continua a leggere Le magistrature minori del Comune di Firenze nei secoli XIII-XVI

 

Toscana terra di acque tormentose, tracimanti e mitologiche: Ambra e Ombrone

Oltre al ben noto e lungo Ombrone, il secondo fiume toscano dopo l’Arno, che dai monti del Chianti con un corso tortuoso e meandriforme sfocia poi nel Tirreno nei pressi di Grosseto, ve n’è un altro del medesimo nome che, per distinguerlo, ha aggiunto il toponimo di Pistoiese.

L'Ombrone pistoiese
L’Ombrone pistoiese

Il suo corso, molto più breve, lo vede confluire in Arno di cui è uno dei maggiori affluenti insieme al Bisenzio. Ha una sua storia: nei tempi lontani ….

…  continua a leggere  Toscana terra di acque tormentose, tracimanti e mitologiche: Ambra e Ombrone

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Ambra, la villa medicea di Poggio a Caiano

La Toscana nelle pagine della Divina Commedia (metafore e paesaggi)

Quante immagini di Toscana nei versi del sommo poeta!

a cura di Alessandro Ferrini

La selva dei suicidi

La selva dei suicidi
La selva dei suicidi (incisione di Gustave Dorè)

Non fronda verde, ma di color fosco;
non rami schietti, ma nodosi e ‘nvolti;
non pomi v’eran, ma stecchi con tòsco.

Non han sì aspri sterpi né sì folti
quelle fiere selvagge che ‘n odio hanno
tra Cecina e Corneto i luoghi cólti.  Inf. XIII, 4-9

 …. continua a leggere  La Toscana nelle pagine della Divina Commedia (metafore e paesaggi)

A Firenze: caffè, leccornie, artisti e letterati tra Otto e Novecento (prima parte)

ovvero ma lo sai dove ti siedi?

Gilli, Paszkowski, Giubbe Rosse (prima parte)

di Salvina Pizzuoli

Caffè Gilli la vetrata liberty con l'orologio
Caffè Gilli la vetrata liberty con l’orologio

 

Firenze tra Otto e Novecento non era nuova ai ritrovi in centro città; già dal Settecento poteva vantare diversi luoghi d’incontro dove consumare dolciumi o bevande scambiando chiacchiere e toscanacce battute, ma anche opinioni e considerazioni in un’atmosfera sospesa tra le delizie del palato e la gradevolezza dell’ambiente. Piacevolezze di un tempo …Continua a leggere   A Firenze: caffè, leccornie, artisti e letterati tra Otto e Novecento (prima parte)

La “risciacquatura dei panni in Arno”: Manzoni a Firenze nell’estate del 1827

di Michele Chini      

Palazzo Gianfigliazzi Bonaparte in Lungarno Corsini
Palazzo Gianfigliazzi Bonaparte in Lungarno Corsini (foto Chini)

Palazzo Gianfigliazzi Bonaparte, al numero 4 di Lungarno Corsini, costituisce il nucleo più importante delle numerose case appartenute all’omonima famiglia fino alla fine del Settecento. Sull’elegante edificio coronato da un’ampia loggia, dal 1427 nel corso dei secoli furono eseguite numerose ristrutturazioni. Nel 1818 con l’estinzione dei Gianfigliazzi, il Palazzo venne destinato ad albergo, con la denominazione ‘Hotel delle Quattro Nazioni’, e gestito da Madame Fanny Hombert. Qui furono ospiti personaggi illustri tra i quali, continua a leggere    La “risciacquatura dei panni in Arno”: Manzoni a Firenze nell’estate del 1827