Toponimi toscani: Incisa Valdarno

Tra Storia e Leggenda: Perché Incisa Valdarno si chiama così?

Le balze del Valdarno
di Giacomo Maria Pivi

Le Balze del Valdarno, molto care a Leonardo da Vinci che le disegnò e studiò nella loro genesi geologica e che furono probabile fonte di ispirazione per lo sfondo di alcune sue opere come la Gioconda e la Vergine delle Rocce.

Se state viaggiando nel cuore del Valdarno Superiore, lungo la riva sinistra dell’Arno, c’è un borgo in cui la geografia si fonde indissolubilmente con la lingua e la storia medievale. Parliamo di Incisa Valdarno (oggi unito a Figline), uno storico avamposto dominato dai resti di una suggestiva rocca edificata dalla Repubblica Fiorentina nel 1223.

Ma qual è la vera origine di questo nome così tagliente? Per scoprirlo dobbiamo addentrarci nei segreti della toponomastica toscana.

Dai documenti d’archivio alla parlata locale

Ufficialmente il borgo si è chiamato semplicemente Incisa fino al Regio Decreto del 29 marzo 1863, che vi aggiunse la specificazione “Valdarno” per distinguerlo da altre località omonime. Se vi fermate a chiacchierare con gli abitanti del posto, però, la sentirete chiamare affettuosamente l’Incisa, oppure l’Ancisa. Anticamente il toponimo è infatti documentato nelle varianti arcaiche di «Ancisa» e «Lancisa», chiere spie di come la lingua parlata abbia assimilato la voce originaria nel corso dei secoli.

L’etimologia: boschi o gole fluviali?

Il nome riflette una voce medievale che deriva dal latino caedere (“abbattere, tagliare”), affine a caesa (da cui caesa silva). Gli studiosi si dividono su due scenari affascinanti:

  • La radura nel bosco (Ipotesi agraria): È la tesi più accreditata. Il termine indicava una “tagliata”, ossia una porzione di bosco abbattuto per fare spazio a coltivazioni o case. È un modello comunissimo in tutta la Toscana.
  • Il taglio dell’Arno (Ipotesi geografica): Una suggestione popolare legherebbe il nome alla profonda gola o “incisione” naturale creata dall’Arno, che in questo preciso punto della valle si restringe drammaticamente.

Il tocco del mito: Una radicata leggenda locale vuole invece che il nome derivi da un’opera di “chirurgia geologica” compiuta da Annibale nel 217 a.C. Si narra che il condottiero cartaginese, trovando il passo sbarrato dalle acque di un antico lago, abbia fatto letteralmente “incidere” la roccia per farle defluire e permettere il passaggio del suo esercito.


Il borgo alto e il “bambin Petrarca”

Incisa non è solo toponomastica, ma anche grande letteratura. Proprio nel nucleo fortificato del borgo alto risiedono i primi ricordi d’infanzia di Francesco Petrarca.

Nel 1305, il padre del poeta (Ser Petracco) venne bandito da Firenze per motivi politici. La madre, Eletta Canigiani, trovò rifugio a Incisa nella casa del nonno paterno, addossata alle antiche mura. Qui il piccolo Francesco trascorse i suoi primi sette anni di vita. Oggi la storica Casa Petrarca è stata splendidamente restaurata e trasformata in un vivace centro culturale.

A pochi passi dalla casa del poeta, sullo sperone roccioso, riposano i resti del Castel Nuovo dell’Ancisa (1223), che faceva da guardia alla valle insieme all’imponente Torre della Bandinella, situata sulla sponda opposta del fiume. Per chi visita il Valdarno, perdersi tra questi vicoli in pietra significa respirare la stessa aria che ha cullato l’umanesimo italiano.

Toponimi di altre località toscane

Settembre 1861 Firenze capitale del nuovo regno

Gli anni di Firenze capitale

di Alessandro Ferrini e Salvina Pizzuoli        

tratto da “Fatti e Fattacci al tempo di Firenze capitale”

Stazione Leopolda sede della prima mostra nazionale. Pianta della mostra
Stazione Leopolda sede della prima mostra nazionale. Pianta della mostra

Il 15 settembre è una data chiave per Firenze, segnata da due eventi storici approfonditi dalla rivista Tuttatoscana che hanno anticipato e sancito il ruolo della città come guida del Paese:

  • 15 settembre 1861: Vittorio Emanuele II inaugura alla Stazione Leopolda la grande Esposizione italiana. Una straordinaria vetrina scientifica, artistica e industriale che celebra l’Unità e dimostra la centralità culturale di Firenze nel neonato Regno.
  • 15 settembre 1864: Viene firmata la Convenzione di Settembre tra Italia e Francia. L’accordo diplomatico prevede il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, avviando la radicale trasformazione urbanistica e politica della città toscana.

Entrambi gli articoli fanno parte della raccolta di microstoria “Fatti e Fattacci al tempo di Firenze capitale”, che racconta i retroscena e l’impatto di questa frenetica epoca di transizione.

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Carrozze e Caffè Storici: La “Movida” a Firenze nell’Ottocento

di Luisa Di Tolla

Il caffè Donay in una stampa dell'800
Il caffè Donay in una stampa dell’800

Il desiderio di socializzare e fare le ore piccole non è un’invenzione dei nostri giorni. Nella Firenze del XIX secolo, la movida fiorentina nell’Ottocento animava le strade cittadine con rituali precisi ma non meno vivaci di quelli odierni.

Il cuore del tempo libero batteva soprattutto al Parco delle Cascine, teatro di sfilate in carrozza e passeggiate primaverili dove l’obiettivo principale era vedere ed essere visti. In centro, le serate si accendevano lungo via Larga (oggi via Cavour) e nei grandi teatri d’opera, che fungevano da veri e propri club mondani per stringere relazioni e sfoggiare gli abiti migliori.

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La leggenda del Ponte del Diavolo

o di Chifenti, detto del Diavolo, posto tra la fine della Media Valle del Serchio e l’inizio della Garfagnana

Il ponte della Maddalena, detto del Diavolo
Il ponte della Maddalena, detto del Diavolo

Nel cuore della Lucchesia esiste un luogo dove l’ingegno umano sfida le leggi della fisica e si intreccia con il folklore più oscuro. Il Ponte della Maddalena, universalmente conosciuto come Ponte del Diavolo, è un gioiello di architettura medievale famoso per le sue arcate asimmetriche che sembrano sfidare la gravità sopra il fiume Serchio. Dietro a questa straordinaria struttura non ci sono però solo calcoli ingegneristici, ma un’antica storia di disperazione e astuzia: quella di un costruttore che pur di finire l’opera accettò un patto terribile con il diavolo, riuscendo poi a beffarlo …

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Stemmi dei comuni toscani

Significati degli Stemmi Comunali Toscani

di Luisa Di Tolla

Araldica negli scudi di cavalieri medievali
Araldica negli scudi di cavalieri medievali

Affascinante viaggio alla scoperta degli stemmi comunali toscani, simboli ricchi di storia.Luisa Di Tolla ci guida tra le antiche regole dell’araldica e i segreti dei borghi.Leoni, gigli e castelli raccontano secoli di gloriose autonomie e storiche rivalità.Ogni scudo racchiude un’identità unica, tramandata dal Medioevo fino ai giorni nostri.

L’araldica, ovvero la disciplina che stabilisce con regola le forme e le figure degli stemmi, trae la sua origine dagli “araldi” che, come si sa, erano figure tipiche dell’ordinamento cavalleresco all’epoca delle crociate.

Avevano vari compiti fra i quali quello di giudice d’arme, nei tornei fra cavalieri. Per garantire l’ordinato svolgimento delle gare annotavano su appositi rotoli o registri le norme, lo stemma e le insegne di ogni singolo cavaliere partecipante al torneo. … continua a leggere Stemmi dei comuni toscani

 Altri articoli della stessa autrice: in Storia e microstoria

Armaiolo a Rapolano Terme

Un castello medievale lungo la valle dell’Ombrone

Armaiolo
Armaiolo

a cura della Redazione

Nascosto tra le colline senesi, a brevissima distanza da Rapolano Terme, sorge un minuscolo gioiello di pietra che sembra sospeso nel tempo. Il borgo fortificato di Armaiolo è un antico castello medievale che domina silenzioso la valle dell’Ombrone, custode di storie secolari e di una fiera resistenza storica. Questo affascinante insediamento, che conserva intatta l’atmosfera dei secoli passati con i suoi vicoli suggestivi e le sue mura difensive, rappresenta una tappa imperdibile per chiunque desideri scoprire la Toscana più autentica e meno battuta dai flussi turistici di massa.

… leggi l’articolo su Armaiolo


Curiosità linguistiche nell’uso toscano

Della lingua toscana

Alcune parole desuete della lingua toscana

“Ciana” e “indovinala grillo!” Parole in disuso e modi di dire

Lo sapevi che…? Modi di dire di ieri e di oggi: “A ufo”

 I’ Brindellone tra etimi e leggende

Torta coi bischeri

Manuale completo di espressioni e modi di dire toscani di Laura Atie

Castiglioncello e il cinema italiano negli anni del boom

Attori, registi e luoghi tra il 1955 e il 1965

Il golfo di Castiglioncello e sullo sfondo la pineta di Marradi
Il golfo di Castiglioncello e sullo sfondo la pineta di Marradi

Tra la metà degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta Castiglioncello visse una stagione culturale particolarmente intensa. In quegli anni la piccola località balneare della costa livornese divenne un punto di ritrovo informale per attori, registi e sceneggiatori del cinema italiano. Non si trattava di un festival o di una manifestazione organizzata, ma di una concentrazione spontanea di presenze legate al mondo cinematografico che trasformò il paese in una sorta di “salotto estivo” del cinema.
Il fenomeno si colloca nel contesto più ampio della stagione d’oro di Cinecittà e del boom economico italiano. … continua a leggere Castiglioncello e il cinema italiano negli anni del boom

L’isola di Montecristo fra fantasia e realtà

di Guglielmo Evangelista

Montecristo (metà XVIII secolo)

Il Conte di Montecristo è un celebre romanzo di Alessandro Dumas padre scritto nel 1844, diventando uno dei pilastri della letteratura moderna; tanta è la sua notorietà che basterà ricordarne la trama a grandissime linee.
Edmond Dantés, un marinaio di Marsiglia, all’indomani della Restaurazione viene calunniosamente denunciato come partigiano di Napoleone e condannato al carcere perpetuo nel castello d’If.
Qui conosce un altro prigioniero, l’abate Faria, che gli confida come raggiungere un favoloso tesoro nascosto nell’isola di Montecristo, rivelazione che peraltro è al momento di nessuna utilità stante la condizione di reclusione dei due.
Dopo un lungo periodo di detenzione e la morte di Faria Dantés riesce ad evadere e ad arrivare al tesoro ricavandone immense ricchezze che gli permetteranno di condurre una vita agiata ma, soprattutto, di vendicarsi ferocemente di tutti coloro che l’avevano accusato ingiustamente per i propri interessi, il tutto in un caleidoscopio di personaggi e divagazioni che si inseriscono nella narrazione principale. … continua a leggere L’isola di Montecristo fra fantasia e realtà

Annibale in Toscana fra storia e leggenda

di Alessandro Ferrini

Alpe delle Tre potenze, il passo detto di Annibale
Alpe delle Tre Potenze, la strada e il passo detto di Annibale

La figura di Annibale ebbe e ha sempre occupato un posto particolare nell’immaginario collettivo, suscitando sentimenti contrastanti, un misto di terrore e ammirazione; basti pensare alla toponomastica: l’Italia è piena di ponti di Annibale, passi di Annibale, strade di Annibale, quasi che ognuno volesse avere un richiamo vicino a ricordare il fascino esercitato dal grande condottiero cartaginese. Su di lui aneddoti e leggende, perfino proverbi, si sono creati e perpetuati per secoli: temuto o ammirato, talvolta ridicolizzato quasi a esorcizzare il terrore che aveva scatenato, ha lasciato il segno delle sue imprese anche in Toscana.
Agli inizi della primavera del 217 Annibale accampato presso Piacenza dove aveva passato l’inverno, decise di muovere verso sud. Questo significava valicare gli Appennini e tenersi lontano dagli eserciti consolari. La figura di Annibale ebbe e ha sempre occupato un posto particolare nell’immaginario collettivo, suscitando sentimenti contrastanti, un misto di terrore e ammirazione; basti pensare alla toponomastica: l’Italia è piena di ponti di Annibale, passi di Annibale, strade di Annibale, quasi che ognuno volesse avere un richiamo vicino a ricordare il fascino esercitato dal grande condottiero cartaginese. Su di lui aneddoti e leggende, perfino proverbi, si sono creati e perpetuati per secoli: temuto o ammirato, talvolta ridicolizzato quasi a esorcizzare il terrore che aveva scatenato, ha lasciato il segno delle sue imprese anche in Toscana.

Agli inizi della primavera del 217 Annibale accampato presso Piacenza dove aveva passato l’inverno, decise di muovere verso sud. Questo significava valicare gli Appennini e tenersi lontano dagli eserciti consolari. La primavera di quell’anno fu particolarmente fredda e piovosa e la traversata dell’Appennino fu drammatica, quasi quanto quella alpina. Come narra Tito Livio, dopo il primo tentativo fallito per le terribili condizioni atmosferiche che lo costrinsero a ritornare indietro con l’esercito, finalmente Annibale valicò la catena montana e giunse in prossimità di Pistoia. …

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