Murlo di Vescovado: un castello tra la valle del Merse e dell’Ombrone senese

Murlo il borgo fortificato visto dall'alto: s'intuisce l'antico giro di mura, emerge il palazzo vescovile si vedono le due piazze e la chiesa di San Fortunato
Murlo il borgo fortificato visto dall’alto: s’intuisce l’antico giro di mura, emerge il palazzo vescovile si vedono le due piazze e la chiesa di San Fortunato

Risiede Murlo sopra un poggio dalla cui faccia orientale scorre il torrente Stile e dal lato opposto quello di Crevole entrambi tributarii alla destra del fiume Ombrone. Il Castello di Murlo in Vescovado è il locale più considerabile di tutto il distretto che fu ne’secoli trapassati dominio feudale dei Vescovi sanesi, ed era costà presso a Murlo nella rocca di Crevole dove si refugiavano que’ prelati allorché dissentivano dal governo della Repubblica e poi de’Granduchi questa contrada, dominata innanzi tutto dai conti dell’Ardenghesca, passasse nel 1151 in mano del vescovo Ranieri allora capo politico del governo di Siena”. (E. Repetti Dizionario

La storia tramanda … Contimua a leggere  Murlo di Vescovado: un castello tra la valle del Merse e dell’Ombrone senese

La Valle del Diavolo: dove la terra fuma

Montecerboli, Larderello, Sasso Pisano

Sasso Pisano la collina delle “fumarole”

Sin dall’antichità si ha notizia di quelli che oggi chiamiamo comunemente i “soffioni boraciferi di Larderello”: allora però Larderello non esisteva con questo nome e nemmeno l’energia geotermica che da essi viene trasformata in elettrica ormai dai primissimi anni del ‘900. Le eruzioni naturali dette lagoni, le pozze fangose di acqua in ebollizione, o i soffioni, i getti di gas e vapori, ma anche  le  fumarole o i terreni spogli delle mofete dette putizze erano conosciute già in epoca etrusca e romana, come le sorgenti di acqua calda diversamente mineralizzate che furono sfruttate per usi terapeutici.…continua a leggere    La Valle del Diavolo: dove la terra fuma 

Nella val di Merse: Ponte a Macereto e Tocchi

Castello di Tocchi la porta d’ingresso

Siamo nella bassa valle del Merse a pochi chilometri da Siena tra colline di sughere, lecci, castagni e querce cui fa da sfondo il cocuzzolo del Monte Amiata dentro la vasta area della Riserva naturale detta del Basso Merse e Tocchi.

Trovasi sullo sprone settentrionale del monte delle Serre di Petriolo che scende per Tocchi al ponte di Macereto, sulla destra del Merse, e sulla sinistra della strada regia che dal ponte a Macereto si dirige a Grosseto. …continua a leggere Nella val di Merse: Ponte a Macereto e Tocchi

Marsiliana

Marsiliana

Ci sono luoghi in cui la storia resta impressa anche se non immediatamente ravvisabile in manufatti o architetture, ma traspira ovunque ti guardi intorno: è questo l’effetto che fanno molti territori in Toscana, si respira l’impronta lasciata dal tempo anche se di essa pare non esserci traccia tangibile, sono soprattutto i luoghi scelti da uomini nel lontanissimo passato e insediatisi lì, Etruschi prima e poi Romani, e di popolazione in popolazione fino a noi. … continua a leggere Marsiliana

Le mura e le porte di Firenze

da Guido Carocci, Firenze scomparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897

Via dei Bastioni

“Gli ampi ed eleganti viali che descrivendo una specie di semicerchio, ombreggiati da alberi rigogliosi, fiancheggiati da graziosi casamenti, interrotti di tanto in tanto da piazzali e da fioriti giardini, vanno a ritrovare le due parti estreme del lungarno, segnano press’a poco la linea delle antiche mura cittadine. Firenze oltrarno, conserva tuttora quasi intatto il cerchio delle sue mura, mentre le mura della parte posta alla destra del fiume sono cadute per aprire nuovi sbocchi alla città rigurgitante di fabbricati. Di quelle mura che avevano vissuto circa sei secoli non è restato oggi che il ricordo, rappresentato da quei capi saldi che sono le porte e due antiche torri. Fu tra il 1280 e il 1300 che i Fiorentini uscendo dall’angusta cerchia che limitava la città fra l’Arno e la Piazza del Duomo, tra il Ponte alla Carraia e quello alle Grazie, pensarono di racchiudere entro una nuova cinta i sobborghi già ricchi di abitazioni e popolatissimi e dettero quindi mano alla costruzione di quelle mura che con poche modificazioni sono giunte fino a nostri giorni.

… continua a leggere Le mura e le porte di Firenze

Capraia una delle sette isole dell’Arcipelago toscano

Carta di Capraia del XVIII secolo
Carta di Capraia del XVIII secolo

È una delle sette perle dell’Arcipelago come racconta un’antica leggenda, nate da quelle perdute dalla collana di  Venere uscendo dal mare. Le leggende si sa, più sono antiche più si ritrovano e ritornano più o meno identiche a designare luoghi anche lontani e diversi. Che sia una “perla” è indubbio vista la sua naturale bellezza con cui oggi ammalia i molti visitatori. La storia ci tramanda che il nome Capraia lega il suo etimo alle capre o comunque a come i Greci chiamavano l’isola: Aigylion appunto, l’isola delle capre. Anche la storia alberga i suoi se e i suoi ma: altri infatti attribuiscono il suo nome a karpa, roccia, da cui deriverebbe il “Caprara” dei Romani. … Continua a leggere   Capraia una delle sette isole dell’Arcipelago toscano 

Castel Aghinolfi in Lunigiana

Montignoso, Castel Aghinolfi, tra la fitta coltre di verde

Siamo a Montignoso a pochi chilometri da Massa Carrara.

Già dalla strada che corre nella valle s’intuisce la struttura possente del mastio ottagonale della roccaforte più antica della Lunigiana che si erge a sentinella sul cocuzzolo più alto di un promontorio che si protende verso il mare, ma è poi da lassù che si comprende il valore strategico che ha determinato l’importanza nel tempo assunta dal castello proprio per la sua posizione: lo sguardo abbraccia tutta la fascia costiera dalle foci dell’Arno al golfo di La Spezia e, nelle giornate limpide, si spinge fino a Livorno e le Alpi Marittime e riesce a intravvedere la Corsica. …continua a leggere  Castel Aghinolfi in Lunigiana

Articoli correlati:

In Lunigiana: il castello di Malgrate e il borgo di Filetto

In Lunigiana: la pieve di Santo Stefano e “Il guerriero” di Sorano

Ponzanello su Zonzolando

Nella val di Merse: una spada nella roccia e l’eremo di Montesiepi

Eremo di Montesiepi, la spada nella roccia

Come potrebbe la spada nella roccia di Montesiepi non richiamarne un’altra, quella mai vista ma conosciuta negli scritti che l’hanno immortalata e relativi alla leggenda di Re Artù, alla Tavola rotonda e al Santo Graal? Ma la spada di Montesiepi è lì protetta da una teca e, da recenti studi, pare proprio sia autentica, coeva all’ epoca in cui visse il santo. E non solo. Un’ elegante costruzione romanica, dall’enigmatica forma circolare, inusuale per il periodo storico che la data, fu costruita attorno ad essa: l’eremo di Montesiepi. … Continua a leggere Nella val di Merse: una spada nella roccia e l’eremo di Montesiepi

The sword in the stone in Tuscany

 

Ghiacciaie e burraie lungo il percorso B1 a Montesenario

Il Percorso ad anello B1 delle burraie dalle pendici del Monte Senario

di Salvina Pizzuoli

Ghiacciaia

Siamo a Monte Senario, l’antico Asinarius o Sinarius, posto, come scriveva lo storico Repetti, “tra la Sieve e il Mugnone a 4 miglia toscane a scirocco di Vaglia e a 10 miglia toscane a ostro di Firenze”.

Ci porta fin quassù non il caldo afoso che la nostra bella Firenze sa regalarci in più giornate estive, ma un percorso a piedi, inaugurato da poco, realizzato dalla Pro loco di Vaglia in collaborazione col Circolo Arci “Chiari di luna” e il contributo dell’Amministrazione Comunale, alla scoperta di antichi cimeli dell’attività rurale: la grande ghiacciaia e le burraie; così grande da essere la più imponente d’Europa e tale ancora oggi si presenta alla vista del visitatore … continua a leggere   Archeologia rurale: ghiacciaie e burraie

Lungo l’Ariminensis, tra Arezzo e Anghiari

Un itinerario in auto

Galbino, il castello

La strada consolare romana detta Ariminensis che congiungeva Arezzo con Rimini è ancora oggi percorribile, il nuovo tracciato infatti segue prevalentemente l’antico, diramandosi,  come è ovvio immaginare per l’importanza della via di comunicazione, in più percorsi per toccare località limitrofe. Oltre che incantevole dal punto di vista paesaggistico, l’itinerario è disseminato di  edifici medievali e resti di età romana. Ne abbiamo percorso un tratto, quello che da Arezzo attraverso il Passo di Scheggia, conduce ad Anghiari. La statale odierna prende il nome di Libbia. Il percorso originario passava dove oggi troviamo il castello di Montauto, ricordato già dal 967 quando Ottone I lo concesse a Goffredo d’Ildebrando dei Barbolani, un’importante famiglia di feudatari, proprietari di molti castelli nella zona; l’estensione del loro feudo era tale che gli permetteva di muoversi da Anghiari ad Arezzo senza mai uscire dai propri confini. … continua a leggere Lungo l’Ariminensis, tra Arezzo e Anghiari