Ponte all’Indiano con il monumento e gli stalli rossi sullo sfondo
Quante volte noi fiorentini abbiamo superato l’Arno percorrendo il ponte all’Indiano, magari maledicendo la coda che ci stava facendo far tardi o l’implacabile autovelox tarato a lungo sui 40 km orari?
Beh, in pochi sapranno che il Viadotto dell’Indiano, realizzato tra il 1972 e il 1978, ha un record, poco conosciuto al di fuori degli addetti ai lavori. Infatti, è stato il primo ponte al mondo strallato (cioè sospeso e retto da una serie di cavi, detti tecnicamente “stralli”) ancorato a terra; … continua a leggere Il ponte all’Indiano
La Lastra e Monterinaldi. Particolare di una pianta di Firenze e dintorni del 1890
Siamo in località La Lastra che lega il suo nome alle lastre di pietra macigno sulle quali passava la strada scavata sul fianco del monte. Siamo subito fuori Firenze, proprio lungo quella strada che in tempi trascorsi portava dal Mugello in città e viceversa e delimitava l’antico insediamento che vi era sorto, oggi detta Bolognese Vecchia, contrapposta a quella che costeggia il borgo, spostata più in basso e verso il Mugnone, detta Bolognese Nuova. Come scriveva il Carocci nel suo “I dintorni di Firenze” (1881) il centro abitato si era sviluppato proprio per la sua posizione strategica verso il contado ed era quindi zona di sosta per pellegrini e mercanti tanto che vi sorgevano alberghi, osterie e anche uno spedaletto ma che perdette quei vantaggi quando verso la metà del decorso secolo, per attenuare la ripidità della strada che girava per due lati attorno al Monte Rinaldi, se ne spostò più in basso il tracciato ed il vecchio borgo fu tagliato fuori. … continua a leggereNei dintorni di Firenze: La Lastra e via di Monterinaldi
La sala che ospita la biblioteca fu costruita tra il 1441 e il 1444 circa a completamento dei lavori del nuovo convento di San Marco, grazie alla munificenza di Cosimo il Vecchio, su progetto dell’architetto Michelozzo (Firenze 1396-1472).Situata oltre un vestibolo dove una lapide ricorda la cattura del frate domenicano Girolamo Savonarola, avvenuta la notte dell’8 luglio 1498, la biblioteca si distingue per la sua architettura imponente di stampo tipicamente rinascimentale, divisa in tre navate scandite da due file di colonne in pietra serena coronate da capitello ionico. La navata centrale è coperta da volta a botte, mentre quelle laterali da volte a crociera. Qui venne disposta la cospicua raccolta dell’umanista e bibliofilo Niccolò Niccoli acquistata da Cosimo de’ Medici. Questa collezione, considerata tra le più prestigiose dell’epoca, ha contribuito a fare del convento un centro di cultura e sapere nel Rinascimento.
Quando il caso, propizio, si mette di mezzo, ne nasce sempre qualcosa di buono. Di cosa parlo? Parlo della chiesa e del convento in Ognissanti. La vista è magnifica: davanti al portale si apre un ampio slargo e oltre s’intuisce l’Arno che separa le due sponde, che paiono toccarsi, e al di là, sullo sfondo, spicca la mole della bella chiesa di San Frediano in Cestello con le sue armoniose architetture e la bella cupola. In verità sono sempre passata di qui quando la chiesa era chiusa, ma oggi è aperta: un barocco pesante mi frastorna appena entrata e quasi capisco perché sia una delle chiese che occupano un posto ai margini nell’elenco dei capolavori da non perdere e nel cuore dei Fiorentini. E invece…
Guido Carocci, Firenze scomparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897
Firenze nel V secolo d.C in una ricostruzione di Corinto Corinti
“Era l’anima, il nocciolo, il primo nucleo di Firenze. Quella città d’origine romana sulla quale gli storici avevano raccolto così poche notizie, tanto da esser costretti a giustificare questa povertà di ricordi col dirla piccola e di poca importanza, era invece grande, fiorente, popolosa, ricchissima di ornamenti. E di questi ornamenti, imponentissimi, sontuosi, ricchi di marmi e di decorazioni, che nella magnificenza loro rispecchiavano quella del popolo che li aveva eretti, si trovarono le ampie tracce fra le fabbriche del Mercato Vecchio, perché il centro di Firenze medioevale corrispondeva perfettamente al centro della romana città. Quel Campidoglio attorno all’esistenza ed alla grandezza del quale erano state imbastite tante favole, sorgeva qui colle sue mura imponentissime che chiudevano e proteggevano l’immenso tempio di Giove Capitolino e gli altri fabbricati sacri al culto degli Dei o destinati a residenza delle cittadine autorità. All’esterno di questo gruppo imponente, erano i fossati, ed attorno una quantità di vie, di case, di palagi di terme. Verso il canto di Via degli Speziali apparvero le tracce della marmorea platea del foro; verso piazza degli Strozzi e la Via de’ Vecchietti i resti di terme vastissime e sontuose con impiantiti a mosaico di elegante disegno, vasche per le immersioni, tepidari, calidari, impluvi e tutti i servizi consueti di questo genere d’edifizi.
da Guido Carocci, Firenze scomparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897
“Era un nome che calzava a pennello. Le fabbriche altissime, colle tettoie sporgenti che quasi si collegavano tra loro, erano così vicine, che vista da lontano la strada pareva una fessura ed una volta penetrati là dentro nel sollevare lo sguardo si vedeva appena una striscia meschina di cielo. Il nome glielo avevano dato volgarmente e tutti la conoscevano per Via Buja; ma in antico aveva anche altri nomi: ma più particolarmente ebbe per un lungo periodo di tempo quello di Via Bertinella o Albertinella dal nome della famiglia Albertinelli o Bertinelli che in epoca remota vi aveva le case (Le case degli Albertinelli o Bertinelli erano per la maggior parte nel luogo occupato dal primitivo Spedale fondato da Folco Portinari, fra Piazza di S. Maria Nuova e la Via dell’Oriuolo, nel luogo oggi occupato dalla fabbrica dell’ Archivio Notarile). Oggi è un tratto della Via dell’Oriuolo, che il cartello municipale chiama…. ingenuamente, dell’Orivolo, strada, che come ognun sa, ebbe questo nome perché in una casa che vi corrisponde fu costruito il primo orologio per la torre di Palazzo Vecchio.
Una tradizione medievale che non si è mai del tutto persa nel tempo ma che ha sempre progredito e si è industriata sebbene, rispetto alle origini, non si svolga più lungo il corso dell’Arno, vero primo ed essenziale protagonista di questa attività. Acqua e tanta acqua era infatti necessaria per la conciatura delle pelli macellate e pertanto anche alcune zone della città ne avevano la privilegiata ubicazione: alle origini lungo il Ponte Vecchio l’Arte dei Beccai forniva la materia prima e a monte e a valle del fiume l’Arte dei Galigai, che assommava al proprio interno i diversi mansionari dei cuoiai: i conciatori detti Pelacani, i venditori di cuoio detti Pezzai e i doratori di cuoio e pelle detti Orpellai. La prima documentazione su quest’arte risale alla fine del 1200 e come ogni Arte aveva un santo patrono, Sant’Agostino, al quale ogni anno il 28 agosto faceva la consueta offerta all’interno della Chiesa di Orsanmichele.
Da Guido Carocci I dintorni di Firenze, Tipografia Galletti e Cocci 1881
Via dei Cappuccini
Continuando a percorrere via Vittorio Emanuele e precisamente dal luogo dov’era un tabernacolo dipinto dal Vanni, si stacca la Via de’ Cappuccini, dove sorge l’omonimo convento, che attraversa il colle di Montughi e sbocca poi presso il casale della Loggia. (Oggi la strada dopo l’incrocio con via Massaia prende il nome di via Santa Marta.
“Chiesa e Convento dei Cappuccini. Occupa il luogo dove fu già un ospizio dei PP. Amadei. Il convento si chiamò di S. Maria degli Angioli o i Fraticini. Nel 1529 fu demolito per l’assedio e i frati andarono a S. Giovannino. L’attuale monastero e chiesa furono riedificati da Bernardino Okino senese che dopo essere stato rettore e poi generale dei Cappuccini per otto anni, si lasciò convertire dalle dottrine di Valdes e divenne luterano. La chiesa irregolarissima nella forma e semplice d’architettura, era adorna di varj pregevoli quadri […]
Da Guido Carocci I dintorni di Firenze, Tipografia Galletti e Cocci 1881
Omnibus della linea piazza Signoria-Ponte Rosso alla fermata di piazza Cavour
Dalla Barriera del Ponte Rosso (vedi articolo) oltre a via Bolognese iniziava anche via Vittorio Emanuele II “che si diceva precedentemente del Palazzo Bruciato o dei Cappuccini. Poco oltre, superata l’odierna via Trieste, all’epoca non esistente, si trova sulla destra Villa Fabbricotti o degli Ancipressi (ancipresso o arcipresso. Termine arcaico e popolare toscano ad indicare l’albero e il legno di cipresso n.d.r.). … continua a leggereVia Vittorio Emanuele – Montughi (parte prima)