da Guido Carocci, Firenze scomparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897
“Era un nome che calzava a pennello. Le fabbriche altissime, colle tettoie sporgenti che quasi si collegavano tra loro, erano così vicine, che vista da lontano la strada pareva una fessura ed una volta penetrati là dentro nel sollevare lo sguardo si vedeva appena una striscia meschina di cielo. Il nome glielo avevano dato volgarmente e tutti la conoscevano per Via Buja; ma in antico aveva anche altri nomi: ma più particolarmente ebbe per un lungo periodo di tempo quello di Via Bertinella o Albertinella dal nome della famiglia Albertinelli o Bertinelli che in epoca remota vi aveva le case (Le case degli Albertinelli o Bertinelli erano per la maggior parte nel luogo occupato dal primitivo Spedale fondato da Folco Portinari, fra Piazza di S. Maria Nuova e la Via dell’Oriuolo, nel luogo oggi occupato dalla fabbrica dell’ Archivio Notarile). Oggi è un tratto della Via dell’Oriuolo, che il cartello municipale chiama…. ingenuamente, dell’Orivolo, strada, che come ognun sa, ebbe questo nome perché in una casa che vi corrisponde fu costruito il primo orologio per la torre di Palazzo Vecchio.
Una tradizione medievale che non si è mai del tutto persa nel tempo ma che ha sempre progredito e si è industriata sebbene, rispetto alle origini, non si svolga più lungo il corso dell’Arno, vero primo ed essenziale protagonista di questa attività. Acqua e tanta acqua era infatti necessaria per la conciatura delle pelli macellate e pertanto anche alcune zone della città ne avevano la privilegiata ubicazione: alle origini lungo il Ponte Vecchio l’Arte dei Beccai forniva la materia prima e a monte e a valle del fiume l’Arte dei Galigai, che assommava al proprio interno i diversi mansionari dei cuoiai: i conciatori detti Pelacani, i venditori di cuoio detti Pezzai e i doratori di cuoio e pelle detti Orpellai. La prima documentazione su quest’arte risale alla fine del 1200 e come ogni Arte aveva un santo patrono, Sant’Agostino, al quale ogni anno il 28 agosto faceva la consueta offerta all’interno della Chiesa di Orsanmichele.
Da Guido Carocci I dintorni di Firenze, Tipografia Galletti e Cocci 1881
Via dei Cappuccini
Continuando a percorrere via Vittorio Emanuele e precisamente dal luogo dov’era un tabernacolo dipinto dal Vanni, si stacca la Via de’ Cappuccini, dove sorge l’omonimo convento, che attraversa il colle di Montughi e sbocca poi presso il casale della Loggia. (Oggi la strada dopo l’incrocio con via Massaia prende il nome di via Santa Marta.
“Chiesa e Convento dei Cappuccini. Occupa il luogo dove fu già un ospizio dei PP. Amadei. Il convento si chiamò di S. Maria degli Angioli o i Fraticini. Nel 1529 fu demolito per l’assedio e i frati andarono a S. Giovannino. L’attuale monastero e chiesa furono riedificati da Bernardino Okino senese che dopo essere stato rettore e poi generale dei Cappuccini per otto anni, si lasciò convertire dalle dottrine di Valdes e divenne luterano. La chiesa irregolarissima nella forma e semplice d’architettura, era adorna di varj pregevoli quadri […]
Da Guido Carocci I dintorni di Firenze, Tipografia Galletti e Cocci 1881
Omnibus della linea piazza Signoria-Ponte Rosso alla fermata di piazza Cavour
Dalla Barriera del Ponte Rosso (vedi articolo) oltre a via Bolognese iniziava anche via Vittorio Emanuele II “che si diceva precedentemente del Palazzo Bruciato o dei Cappuccini. Poco oltre, superata l’odierna via Trieste, all’epoca non esistente, si trova sulla destra Villa Fabbricotti o degli Ancipressi (ancipresso o arcipresso. Termine arcaico e popolare toscano ad indicare l’albero e il legno di cipresso n.d.r.). … continua a leggereVia Vittorio Emanuele – Montughi (parte prima)
Il luogo più romantico di Firenze: la Buchetta dell’Amore, in via delle Belle donne 17 a Firenze. Sta diventando un luogo iconico, un passaggio obbligato dei visitatori a Firenze. Come la Fontana del Porcellino, sotto le Logge del Mercato nuovo, dove porta fortuna il toccare la punta della statua del Porcellino (il cinquecentesco cinghiale in bronzo progettato dall’Ammannati). Così il nuovo rito è baciarsi davanti alla Buchetta dell’Amore, a testimonianza di vero amore. Molti quelli che si baciano ogni giorno, da ragazzini a persone anziane. Grazie alla Buchetta dell’Amore, Firenze può cominciare a rivaleggiare con Verona e il celebre balcone di Giulietta. E non è un caso che, proprio a Firenze, sia nato questo primo esempio di arte di strada (street art) rinascimentale. Vari elementi rendono straordinaria la Buchetta dell’Amore, dal punto di vista storico, artistico, culturale e… sentimentale. … continua a leggereLa BUCHETTA dell’AMORE
Villino Ravazzini, decorazioni in ceramica delle manifatture Chini
Nella fascia periferica della città di Firenze si ebbe una maggiore fioritura del nuovo stile. Sembra impossibile, ma colpisce l’elevato numero di costruzioni ascrivibili alla nuova tendenza affermatasi tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo. Firenze inganna per l’uniformità che sembra contraddistinguerla e stupisce invece trovare nel suo tessuto, sebbene periferico, tante espressioni architettoniche legate o assimilabili al Liberty, soprattutto se teniamo conto che molte sono andate distrutte come “il villino in via Michelangelo (ultimato nel 1904 e distrutto nel 1962), il villino Ventilari in viale Mazzini (realizzato nel 1907 e demolito intorno al 1960), il villino “La Prora” in via Guerrazzi (completato nel 1908 e abbattuto dopo il 1955)”* tutte progettazioni di Giovanni Michelazzi (1879-1920) e ancora, i Garages Riuniti in via Alamanni, il Villino Cottini in via Masaccio, villa “La Palancola” in via Boccaccio. … Continua
Da Guido Carocci I dintorni di Firenze, Tipografia Galletti e Cocci 1881
Giardino dell’Orticoltura, la serra
Guido Carocci fu appassionato studioso della storia e dell’arte fiorentina; fra le varie opere, di grande interesse attuale perché ci descrivono la Firenze di 150 anni fa, riproponiamo alcuni brani tratti da “I dintorni di Firenze” in cui partendo dalle vecchie “barriere”* descrive i dintorni della città. Ovviamente alcune ville o monumenti dell’epoca oggi non esistono più e non sono stati riportati nell’articolo dove abbiamo trattato solo quelli più famosi e ancora oggi esistenti.
*Le “barriere” erano posti di controllo situati sulle vie di accesso alla città dove venivano riscosse le imposte del dazio. Furono definitivamente soppresse negli anni ’30 del Novecento.
“Da un antico ponte di mattoni che traversava il torrente Mugnone e che si chiamava il Ponte Rosso, ebbe nome questa Barriera che è una delle più importanti della città. L’antico Ponte Rosso fu demolito e sostituito da un ponte grandissimo sul quale trovasi la piazza esterna della Barriera. Tre strade fanno capo alla Barriera; la Via Faentina, la Via Bolognese e la Via Vittorio Emanuele. … continua a leggereLa via Bolognese dal Ponte Rosso alla Lastra
Villino Ravazzini, Firenze. Particolare: decorazioni in ceramica di Galileo Chini
La Toscana conserva nel suo patrimonio artistico-architettonico tracce consistenti dello stile diffusosi tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, chiamato in Italia Liberty, nome derivato da quello dei magazzini londinesi di Artur Lasenby Liberty specializzati in tessuti, oggetti d’arredamento e mobili.
In Toscana Firenze ne fu la capitale mentre la parte meridionale della regione rimase praticamente estranea; a Siena si caratterizzò come eccezione ma conobbe notevoli realizzazioni a Lucca e lungo il litorale i cui centri balneari e termali conservano opere architettoniche di rilievo da Livorno a Viareggio in particolare.
Oggi stentiamo a credere che il nuovo stile fosse così diffuso in quella che era stata fino a qualche anno prima la capitale dell’Italia unita, sconvolta dagli ammodernamenti del Piano Poggi, eppure molte produzioni, anche d’interni e di allestimenti commerciali, sono state precoci “si pensi ad esempio alla sala di lettura nell’Hotel Elvetia a Firenze, o al negozio di arredi di Pietro Botto in via Strozzi del 1899”*. Già allora il negozio del “lampista”, come lo definisce Carlo Cresti nel** suo studio dedicato all’argomento, era esposto un nutrito e scelto campionario di mobili e di oggettistica Art Nouveau e Jugendstil, nomi con cui il movimento era noto in Francia e in Germania. E non solo, è molto ampio il numero dei fabbricati giunti fino a noi, nonostante molti purtroppo siano stati perduti perché abbattuti, tra i quali anche realizzazioni dell’architetto Giovanni Michelazzi (1879-1920) uno dei maggiori e creativi rappresentanti che legò il suo nome a progetti architettonici di prestigio nel nuovo stile o ad esso assimilabili: il villino di viale Michelangelo, il villino Ventilari in viale Mazzini e il villino “La Prora” in via Guerrazzi. E non per ultime sono da segnalare le prestigiose affermazioni dei prodotti de l’”Arte della Ceramica” delle manifatture Chini e la medaglia d’argento di Girard e Cutler per i mobili d’arredamento alle Esposizioni di Torino del 1898 e di Parigi del 1900.
Di tanto patrimonio e artistico e architettonico, cosa possiamo ancora “vedere”?
da Guido Carocci, Firenze scomaparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897
L’area della città oggi
“Sopra ad un terreno che era stato concesso loro dalla Signoria di Firenze, i frati dell’Eremo di Camaldoli in Casentino edificarono una chiesa con un annesso monastero che divenne badia e che essi intitolarono a S. Salvatore. Sorgeva nella località chiamata Verzaja per essere i terreni adiacenti tutti coltivati ad ortaggi e restò poi addossata alle mura della città. Ed anzi, in cotesto luogo stesso, di fianco al monastero, fu aperta e costruita una postierla o porta succursale che dal nome del monastero camaldolense si disse Porta di Camaldoli. Oggi (siamo nel 1881 n.d.r.), in luogo della porta che rimase quasi sempre murata, è stata da qualche anno aperta una barriera che invece del nome antico porta quello di Bellosguardo, perché vi sta dinanzi la strada che per S. Francesco di Paola, risale serpeggiando il colle stupendo che fin da tempo remoto porta quel nome, derivatogli dallo splendore del panorama che di lassù liberamente si gode. Fu la Badia di S. Salvadore de’ Camaldolesi o di Camaldoli assai importante per la vastità sua e per la ricchezza del fabbricato, specialmente della chiesa che era adorna anche di antichi affreschi.