Tutti i Fiorentini sanno bene di cosa stiamo parlando e conoscono anche il significato del termine, ancora molto comune, perché i’ brindellone non indica una cosa sola.

Se cerchiamo il termine sul dizionario Treccani troviamo la seguente definizione:

brindellóne s. m. (f. -a) [der. di brindello]. – Persona che va in giro con l’abito lacero, o anche sciatta nel vestire, trasandata nell’aspetto, nel camminare e simili; più comune la forma sbrindellone.

Ci dice quindi che deriva da brindello ovvero da brano. – Straccio, brandello.

A Firenze un brindellone è un tipo sciatto, trasandato, non molto “vispo”; il tutto vale ovviamente anche al femminile, ma s’intende anche uno alto, grosso e impacciato nei movimenti.

Ma tutti sanno che questo è anche il nome con cui i Fiorentini chiamano affettuosamente il carro, quello dello scoppio nella domenica di Pasqua e della famosa colombina.

E qui le cose si complicano.

Il bel carro tutto adorno che aspetta la Pasqua per abbandonare il suo ricovero in via Il Prato al 48, sì, quello chiuso dal portoncione stretto e alto, non pare proprio paragonabile a un brindellone, nell’accezione di trasandato, e allora?

Pare che il tutto possa derivare o dal fatto di essere alto e, con i suoi nove metri, traballante oppure, come un’altra tradizione racconta, che tale epiteto fosse attribuito ad un figurante: pare che anticamente si usasse rappresentare sul carro San Giovanni Battista e che per tale uffizio si scegliesse un personaggio male in arnese per rendere al meglio l’austera figura del santo, il suo stile di vita, il suo abbigliamento tipico delle comunità del deserto. E il termine brindellone era pertanto attribuito al figurante. Altri invece che sia un soprannome legato ad un altro carro con figurante, quello della Zecca, allestito per un’altra festa, quella di San Giovanni.

Sia come sia oggi a Pasqua i Fiorentini e i turisti tutti aspettano che arrivi, dal suo ricovero, a Piazza del Duomo con la sua andatura ondeggiante trainato da buoi bianchi infiocchettati con finimenti rossi e manti con il giglio di Firenze, e che si fermi tra il Duomo e il Battistero in attesa dello scoppio innescato dalla colombina.

Ma per capire meglio questa tradizione molto cara ai Fiorentini c’è ancora qualcosa da aggiungere.

La tradizione, molto antica, inizia quando il carro ancora non c’era: si tramanda che al tempo della prima crociata Pazzino di Rinieri de’ Pazzi, condottiero dei 2500 fiorentini alla prima crociata, avendo per primo innalzato il vessillo cristiano sulle mura di Gerusalemme, conquistata dopo lunga lotta nel 1088, avesse avuto in dono da Goffredo di Buglione tre pietre del Santo Sepolcro e che la cerimonia del Sabato Santo avesse avuto inizio da allora. Ai tempi infatti si festeggiava il sabato. Le tre pietre focaie, della grandezza di una mandorla, prima custodite dai Pazzi e successivamente trasferite nella chiesa dei Santi Apostoli, venivano sfregate e dalle scintille acceso un fuoco, santo, proprio perché nato dalle pietre sacre. Raccolto da fiaccole il fuoco veniva poi distribuito alla città, come avveniva in Gerusalemme, per purificarla

Il Villani, nelle Storie fiorentine, scriveva che da “quella solennità venne alla casa dei Pazzi la dignità che hanno della gran facellina* […] per un loro antico nomato Pazzo, forte e grande della persona che portava maggior facellina che null’altro, et era il primo che prendesse il fuoco santo e poi gli altri da lui”, dando così una lettura diversa da quanto tramandato dalla leggenda. Ma le leggende si sa hanno un grande fascino e a noi piace di più immaginare che le cose siano andate proprio così.

Le tre pietre focaie conservate nella chiesa dei Santi Apostoli

E il carro?

Pare proprio che in seguito si fosse preferito un carro che portasse il fuoco santo su un tripode in cui ardevano carboni infuocati. Pare che nel tempo fosse diventato così grande e carico di ornamenti, scrive il Repetti in Notizie e guida di Firenze e de’ suoi contorni nel 1841, che fosse trainato da ben quattro buoi. Più tardi, intorno al XIV- XV secolo, si sostituì il fuoco con i mortaretti che, con la loro potenza lo sfasciavano, tanto che ogni anno doveva essere ricostruito. Quello attuale fu fabbricato nel 1765 ed è arrivato fino a noi grazie a vari restauri: è forse per l’età vetusta allora che tentenna nell’avanzare?… Il che accrediterebbe il primo significato del termine brindellone che gli è stato attribuito.

* fiaccola