Descritta da Guido Carocci in Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899
Ferrovia S.Ellero – Saltino
S. Giovanni Gualberto, discendente dalla famiglia dei nobili di Petrojo, ritiratosi con pochi compagni in un remitorio situato in un’alta valle del Monte Taborra, diramazione dell’Alpe di Pratomagno, ottenuta in dono nel 1039 dall’Abbadessa di S. Ellero, una parte di questo monte, vi erigeva il monastero, che prima si chiamò di S. Maria ad Acquabella, poi di Vallombrosa. … continua a leggereVallombrosa com’era a fine Ottocento
da Guido Carocci, I dintorni di Firenze, Galletti e Cocci 1881
“La località detta il Romito che trovasi qui poco distante, ha dato il nome a questa barriera posta sulla destra del torrente Mugnone che in questo punto è attraversato da un ponte di pietra eretto pochi anni prima dell’ingrandimento della città. La via del Romito segue pressappoco la direzione dell’ antica strada che metteva alla Porta Faenza, situata nel luogo dove sorse dipoi la Fortezza da Basso. IL ROMITO O IL ROMITUZZO è un piccolo borghetto composto in gran parte di trattorie e di osterie che i fiorentini han l’abitudine di frequentare assai, specialmente nelle domeniche. Un romito che abitava una piccola casetta con un oratorio, dove fu secoli indietro edificato lo spedaletto di Santa Lucia, oggi soppresso, dette il nome a questo luogo che per l’avanti era più noto con quello di Arcovata o Tra ‘Arcora. L’ antico acquedotto etrusco, che dai poggi di Settimello costeggiando le pendici dei colli di Querceto, Doccia, Castello e Rifredi conduceva le acque a Firenze, passava appunto di qui sostenuto da una fila di arcate, aveva dato origine a quei nomi. Di questi archi parecchi erano in piedi quando il Manni scriveva le sue dotte memorie e due di essi mezzi rovinati giunsero fin quasi ai nostri giorni (1881 n.d.r.). …”