Cosa, l’area archeologica e il Portus Cusanus

di Salvina Pizzuoli 

Ansedonia, Argentario, Cosa, Feniglia, Orbetello: nomi di località nella Maremma toscana legate ad una geografia che le ha rese singolari e non solo per la bellezza paesaggistica che ancora oggi ne fanno ambita meta turistica ma anche per la storia dei popoli che vi si sono stabiliti e succeduti, lasciando ampia traccia di sé in prestigiose vestigia.

Promontori sul mare, baie naturali, lagune, tomboli, tutte caratteristiche geografiche da sempre strategicamente importanti.

Siamo a Cosa, l’antica Cusi o Cusia, colonia romana. … Continua

 

Il leone etrusco di Valvidone (o di Toscanella) da Tuscania (VT)

di Michele Zazzi

Il leone etrusco di Valvidone

Nel 1860 in località Valvidone, nelle campagne di Tuscania, in una vigna di proprietà di tale Filippo Vittorangeli fu scavata la tomba ellenistica (databile al 350 a.C.) della prestigiosa famiglia Neaznas/Nevznas di Tuscania. La relativa necropoli era già stata oggetto di scavi dal 1832.

Nell’ipogeo, probabilmente a tumulo, vi erano tredici sarcofagi in nenfro e di terracotta con il loro corredo.
Sulla sommità della tomba fu ritrovato, sopra un largo basamento circolare (del diametro di circa cinque metri) la scultura di un leone in nenfro.

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Il bambino con la palla del santuario etrusco e romano di San Casciano dei Bagni (SI)

di Michele Zazzi

Il 3 dicembre 2024 a San Casciano dei Bagni sono stati presentati i nuovi eccezionali ritrovamenti emersi dalla campagna di scavo 2024 (giugno – ottobre) del santuario etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni.
Tra i reperti ritrovati nella vasca più antica (realizzata almeno dal III secolo a.C.), vi è anche una la statua bronzea di un bambino con una palla.

La statua è databile alla fine del II secolo a.C.

Il personaggio è in posizione stante, indossa una veste elegante e nella mano sinistra tiene una palla. La palla, sulla quale sono presenti i segni delle cuciture, si muove ancora ruotando tra le dita. La statua è priva del braccio destro.
Il bimbo indossa anche un braccialetto a forma di serpente.

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Necropoli di Crocifisso sul Tufo (Orvieto)

di Michele Zazzi

La necropoli di Crocifisso del Tufo si trova ai piedi della rupe di Orvieto sul versante Nord. La necropoli (che prende il nome da un crocifisso cinquecentesco scolpito nel tufo in loco) ha restituito circa 300 tombe. Le prime notizie di ritrovamenti nell’area risalgono alla fine del Settecento.

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Cippo di confine inscritto tular rasnal da Cortona

di Michele Zazzi

Cippo di confine inscritto tular rasnal da Cortona

Il cippo fu rinvenuto agli inizi del settecento in località Il Campaccio, ad est di Cortona, nei terreni di Taddeo Orselli. Nel 1747 fu ereditato dal collezionista Galeotto Ridolfini Corazzi. Nel 1826 il monumento fu ceduto al Museo Rijksmuseum van Oudheden di Leida dove tutt’oggi è conservato.
Il cippo in arenaria (alt. 116 cm, largh. 60 cm, spesss. 16 cm) risulta inscritto in alfabeto settentrionale ed è databile al II secolo a.C.

Il reperto, che presenta incassi ed una scanalatura verticale sul lato sinistro, era probabilmente collocato in posizione eretta ed inserito in una struttura di sostegno (un edificio od un recinto?). … continua a leggere Cippo di confine inscritto tular rasnal da Cortona

Il tumulo della Cuccumella a Vulci

di Michele Zazzi

Il tumulo della Cuccumella a Vulci

Nella Necropoli Orientale di Vulci si staglia il monumentale tumulo della Cuccumella, databile alla fine del VII secolo a.C., di circa 70 m di diametro, 230 m di circonferenza e 20 m di altezza.

Il tumulo fu oggetto di scavi dal 1828 ad opera del Principe di Canino Luciano Bonaparte, successivamente da parte di Alessandro François e poi da Francesco Marcelliani nell’interesse della famiglia Torlonia. Nel 1875 – 1876 in particolare furono scavate trincee e gallerie alla ricerca di camere funerarie (cd. labirinto). Il monumento è stato comunque oggetto di successivi scavi (1928 – 1929) e restauri (2003 – 2006).

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La lega etrusca

di Michele Zazzi

Il cosidetto Trono di Claudio

Secondo alcuni autori antichi (Tito Livio, Dionigi di Alicarnasso, Servio ed altri) l’Etruria propria sarebbe stata divisa in dodici città o populi (duodecim populi), la cd dodecapoli o lega etrusca. Nessun documento ci fornisce però l’elenco completo delle dodici città. Si ritiene, ma non vi è piena concordia tra gli studiosi, che ne avrebbero fatto parte i principali centri dell’Etruria meridionale – marittima e di quella interna quali, Caere, Tarquinia, Vulci, Veio, Roselle, Vetulonia, Volsinii, Chiusi, Perugia, Cortona, Arezzo. Può darsi che nel tempo possano esserci stati anche avvicendamenti (a seguito ad es. di declino o sconfitta di alcune città) e che siano subentrati altri populi come ad es. Populonia, Fiesole, Volterra, Pisa, etc …

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Galleria foto: Le tagliate etrusche

Via cava di Sovana

Galleria foto: Le tagliate etrusche

Il cinerario chiusino Paolozzi

di Michele Zazzi

Cinerario Paolozzi (Museo Nazionale Etrusco di Chiusi)

Il cd. Cinerario Paolozzi prende il nome dal collezionista Giovanni Paolozzi che lo ritrovò nell’aprile 1873 in una tomba a ziro, nel corso di scavi effettuati nella propria proprietà a Dolciano. Del corredo della tomba facevano parte anche vasellame d’impasto e bronzi.
Nel 1907 alla morte del Paolozzi (che aveva precedentemente rifiutato di vendere l’ossuario) il monumento, unitamente ad altro materiale archeologico della sua collezione, passò al Museo Archeologico di Chiusi per legato testamentario.

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Cippo etrusco a testa di guerriero da Orvieto

di Michele Zazzi

Cippo conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Presso il Museo Claudio Faina di Orvieto è esposto un cippo a testa elmata (si tratta di un unicum o quasi) proveniente da una tomba della necropoli orvietana di Crocifisso del Tufo. La Tomba del Guerriero (contrassegnata con K 279 e che prende appunto il nome dal cippo) fu scoperta nel novembre 1880 da Riccardo Mancini.
Il reperto funerario era posto sulla copertura del sepolcro a doppia camera, costruita in blocchi di tufo, con ricco corredo (vasi attici a figure nere e rosse, buccheri ed oreficerie). La volta era crollata e tra i cippi che vi erano sopra (ben 13), fu appunto rinvenuto (nel 1881) anche il segnacolo in oggetto raffigurante il defunto. La qualità del corredo e l’architettura del sepoltura (una delle poche a due camere della necropoli di Crocifisso del Tufo) ne attestano l’appartenenza ad una famiglia importante. … continua a leggere Cippo etrusco a testa di guerriero da Orvieto