Dalla Cassia Minor alla strada Regia Lucchese
di Alessandro Ferrini

Come abbiamo più volte affermato parlando delle comunicazioni in Toscana e come sosteneva Fernand Braudel “le strade da sempre sono state una delle strutture fondamentali della storia”. Le strade, come i porti, sono sempre stati, e lo sono ancora, indispensabili strumenti di comunicazione, di transito di uomini, merci, eserciti, viaggiatori; vicino ad ogni pieve, ad ogni castello, in prossimità dei ponti e dei valichi, ad ogni agglomerato umano, sebbene ormai abbandonato, passava sicuramente una strada: riscoprire questi antichi percorsi spesso non più praticabili o di difficile individuazione è una ricerca affascinante ma difficile. Più facile studiare e percorrere le strade più famose, quelle già realizzate dai Romani e da amministrazioni successive come quella dei Lorena in Toscana.
È il caso della strada Firenze Pistoia Lucca, ancora oggi asse viario importantissimo, utilizzata, sicuramente con qualche variazione di tracciato, nelle epoche passate:
-epoca romana ebbe il nome di Cassia Minor (e proseguiva verso l’Appennino)
-epoca medioevale (strata Lucensis-Pistoriensis),
-epoca medicea (strada maestra postale lucchese-pistoiese)
-epoca lorenese e napoleonica (strada regia lucchese-pistoiese)
-e infine la costruzione della strada Pesciatina (1812) ancora oggi utilizzata, ovviamente con sostanziali modifiche per gli spostamenti automobilistici tra la Valdinievole e la Lucchesia.
Sia la Tabula Peutingeriana che l’Itinerarium Antonini riportano l’intero percorso della Cassia Minor o Cassia Clodia, nella Tabula sono citate le diverse città e stazioni di posta: Florentia Toscorum (Firenze), Ad Solaria (Pizzidimonte o Calenzano), Hellana (Agliana), Pistoria (Pistoia), Ad Martis (località situata fra Lucca e Pistoia non individuato con certezza), Luca (Lucca), per continuare con Forum Clodi (Camaiore o Pietrasanta) e Lunae (Luni).

“L’intenso dibattito storiografico a riguardo della viabilità non ha avuto per oggetto esclusivamente il posizionamento dell’Ad Martis, ma anche la collocazione dell’intero percorso della Cassia Minor in Valdinievole, alla luce del fatto che non sono mai stati ritrovati resti inconfutabili di lastricature, massicciate o strutture glareate che potessero attestare in maniera certa la presenza di un’infrastruttura stradale di epoca romana. La situazione è differente nel territorio pistoiese, dove alcuni decenni fa vennero scoperte tracce di un lastricato nei pressi del torrente Ombrone (in una zona posta ad occidente di Pistoia) e resti di un ponte sul torrente Brana, entrambi attribuiti alla Cassia.
È tuttavia opinione assai condivisa che la strada ricalcasse, quantomeno per ampi tratti, la moderna strada statale 435 (che ha un andamento pressoché pianeggiante) anche se non sono totalmente da escludere ipotesi di percorsi pedemontani o a mezzacosta.
Le uniche testimonianze relative al passaggio della Cassia Minor in Valdinievole sono quelle toponomastiche. Infatti gli etimi «strata» e «hospedalis de ponte a strada», attestati nei pressi della Pescia Minore sin dall’epoca medievale, paiono ricondurre in maniera inequivocabile ad una strada romana. Con il termine «Strata» o anche «Strada», infatti, nel Medioevo si era soliti riferirsi ad una via romana coperta da uno strato di materiale, sia questa ghiaia (glarea strata) che pietra (silice strata).”*

Il lastricato a blocchi regolarmente squadrati, ancora visibile per circa un chilometro nella zona dei Colli di Veneri pressappoco a un chilometro e mezzo in linea d’aria a settentrione della Pieve di San Piero in Campo, è certamente un tratto della Cassia Minor per quanto rimaneggiato nel corso del tempo.
Nella piana lucchese, inoltre, sono presenti toponimi miliari come Quarto (presso Capannori), Quinto (tra Capannori e Porcari) e Settimo (tra Porcari e Turchetto) che testimoniano la sicura presenza di una strada romana il cui tracciato non è rintracciabile.
Assai probabile comunque che, come spesso accadeva, nella piana lucchese coesistessero due percorsi: uno che attraversava longitudinalmente la pianure per San Vito, Lunata, Borgonuovo e Lappato, riconducibile a grandi tratti all’attuale via antica pesciatina, per poi riconnettersi al lastricato di Veneri e uno più a sud, che avrebbe attraversato la piana toccando i toponimi miliari già ricordati sino a raggiungere Altopascio e a seguire i colli delle Cerbaie. Successivamente entrerà a par parte dei percorsi della via Francigena.

In epoca alto-medievale lungo il tracciato della Cassia Minor nella valle del Nievole sorsero due importanti pievi: la pieve di San Piero in Campo, posta all’estremità occidentale della vallata e la pieve di San Pietro a Neure (oggi parrocchia di Pieve a Nievole con il nome di Chiesa di San Pietro e Marco) situata invece nella parte orientale. Occorre ricordare che nel Medioevo le pievi, oltre alla funzione religiosa, avevano anche quella di controllo del territorio, si occupavano della cura della strade e di altre opere pubbliche, assumendo così le funzioni che ebbero gli antichi pagi, le più piccole unità amministrative delle campagne di epoca romana. Tuttavia in questo periodo l’arteria perse molto della sua importanza, soprattutto a causa della riduzione dei traffici commerciali conseguenti alla caduta dell’impero romano. Ulteriore motivo di decadenza fu la crescita di importanza della Francigena che attraversava la parte meridionale della Valdinievole, e precisamente tra Altopascio e le colline delle Cerbaie, A partire però dal XII secolo la strada riacquistò importanza divenendo una delle tante varianti del percorso francigeno e inserendosi nel sistema delle vie di pellegrinaggio.

Lo scrittore Giovanni Sercambi ambientò una delle sue novelle (la numero LXXX) proprio lungo questo percorso. L’autore cita infatti il Colle delle Donne (località posta nei pressi di Veneri e interessata dal lastricato di cui si è parlato in precedenza), come una zona molto pericolosa (là ù mal passo e scuro è sempre stato, poiché circondata da boschi dubievoli). Il protagonista della novella compie un avventuroso viaggio da Lucca a Firenze durante il quale nei pressi delle colline di Veneri riuscì a sfuggire a un agguato da parte di un manipolo di briganti, poi catturati e fatti impiccare dal Vicario di Pescia proprio lungo la strada.
In età medicea la strata lucensis-pistoriensis prese il nome regia di Valdinievole, dopo il 1681, quando il governo decise di organizzare un servizio di posta regolare, quello di maestra postale lucchese- pistoiese.
A partire dalla seconda metà del XVIII secolo si hanno maggiori informazioni su questa arteria. La strada, che continuava a costituire la principale direttrice viaria della vallata, si snodava per un percorso di circa 36 miglia: da Firenze, toccava Prato, Pistoia, Borgo a Buggiano, Alberghi di Pescia (tutte località fornite di stazioni di posta) e raggiungeva lo Stato lucchese nei pressi della Dogana di Squarciabocconi. Da qui, attraverso un percorso pianeggiante (quello dall’attuale «via antica pesciatina») raggiungeva Lucca. Tuttavia, nonostante la mancanza di dislivelli accentuati (solo all’estremità della vallata si incontravano il passo di Serravalle e le salite di Squarciabocconi e dei Colletti di Veneri) la strada presentava notevoli difficoltà per i mezzi di locomozione dell’epoca (carrozze, lettighe e “seggiole”), dato che si dovevano attraversare molti torrenti, alcuni privi di ponti. A proposito di tali difficoltà riportiamo un brano di Targioni Tozzetti risalente al 1774:

… seguitai il viaggio verso Lucca, per la strada detta degli Alberghi, o del Ponte di Squarciabocconi, così denominata per un ponte che in antico vi deve essere stato. Quivi guadai la Pescia di Collodi, detta con altro nome La Ralla; poiché non vi è ponte alcuno oggidì … (G. TARGIONI TOZZETTI, Relazioni di alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana, Firenze, Stamperia Granducale, Vol. VII, 1774)
“In età lorenese la Regia di Valdinievole fu utilizzata sia per i traffici locali che per i commerci interstatuali tra Granducato Toscano e Repubblica (poi Principato) lucchese. A partire dalla fine del Settecento, a seguito della realizzazione della transappenninica dell’Abetone (inaugurata nel 1781) e della Regia Traversa di Valdinievole (ultimata nel 1785), la strada maestra postale lucchese-pistoiese iniziò ad essere utilizzata come bretella di collegamento tra le due nuove arterie, facilitando i collegamenti tra Pistoia (ma a questo punto anche con il modenese) e il porto di Livorno con un notevole aumento del transito commerciale offrendo un importante contributo allo sviluppo economico del Paese.”*
Il Granduca Pietro Leopoldo, in accordo con il governo lucchese, mise in atto, già a partire dal 1773, un’opera di radicale restauro del tracciato.
Con l’occupazione della Toscana da parte di Napoleone, grazie soprattutto all’azione del governo lucchese presieduto da Elisa Bonaparte Baciocchi, vennero apportate, tra il 1808 e il 1812, ulteriori migliorie alla strada regia lucchese-pistoiese.

La nuova viabilità causò il progressivo abbandono del tratto lastricato Veneri-Lappato e quindi del sistema dei guadi sulle due Pescie e delle strutture ad essi annesse, come la Torre del Molinaccio a controllo del guado sul fiume Pescia. Ancora oggi, nonostante l’abbandono e le manipolazioni negli anni ’80 del Novecento, degli acquedotti comunali di Pescia e di Capannori, sono visibili alcuni tratti di lastricato sotto la tutela della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Firenze.
* Dario Donatini, Dalla Cassia Minor alla strada Regia Lucchese. Costanti ed evoluzioni di un asse stradale attraverso i secoli, in “Valdinievole oggi”, giugno 2019 (contiene anche una ricca bibliografia)
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