di Letizia Tripodi

Pontedera e Piaggio ormai da molto tempo viaggiano a braccetto, tanto che chiedendo ad un forestiero se conosce il paese in provincia di Pisa, non sarebbe raro sentirsi rispondere: “Sì, dove c’è la Piaggio!”.
Ebbene sì, Pontedera è la “base” dell’azienda fondata da Enrico Piaggio, ma la storia di quella che oggi è nota come un’industria di veicoli a due ruote è molto lunga e si è sviluppata attraverso diverse regioni dell’Italia, diversi periodi temporali e diverse epoche storiche.

L’avventura della Piaggio ha avuto inizio nel lontano 1882, quando Enrico e il figlio Rinaldo acquistarono un terreno ortivo a Sestri Levante; la famiglia era, infatti, di origine ligure e solo successivamente la produzione si sposterà sul territorio toscano.


I primi periodi vedono l’azienda specializzarsi nel settore nautico, con la produzione di arredamenti interni per imbarcazioni e piroscafi: già qui la Piaggio dimostrerà di avere la stoffa per imporsi sul mercato, tanto che in poco tempo raggiungerà il monopolio in questo campo, collaborando con alcuni tra i più importanti cantieri navali dell’epoca. Come spesso accade, però, le tendenze cambiano con l’evolversi dei tempi e, in seguito a una violenta recessione economica, Rinaldo, che nel frattempo aveva preso il posto del padre, decide di dedicarsi alla costruzione di veicoli ferroviari: le abilità e le competenze acquisite nel settore navale permisero alla Società di primeggiare anche nell’arredamento delle carrozze passeggeri, come dimostrò la costruzione delle vetture destinate ai “Principi di Piemonte”, le cosiddette carrozze reali. Durante il primo conflitto aumentò la rilevanza dell’industria aeronautica, che giocò a vantaggio della Piaggio, avendo essa guadagnato una considerevole competenza nella lavorazione del legno, capacità fondamentale nel settore.


I cambiamenti generati dalla guerra determinarono anche il primo spostamento della Piaggio in Toscana, più precisamente a Pisa. Gli stabilimenti liguri, infatti, servivano per fini bellici e inoltre nella città toscana si trovava l’aeroporto San Giusto, vicinanza, questa, che giovava all’azienda. Nonostante quindi i tempi bui e le numerose difficoltà che il Paese stava attraversando, la Piaggio continuava a crescere e ad affermarsi sempre di più, tanto da collocarsi tra le imprese più sviluppate e avanzate dell’epoca.
Nel 1924 entra in scena Pontedera: Rinaldo vi acquista lo stabilimento “Costruzioni Meccaniche Nazionali” e nell’anno successivo stringe un accordo con Mario Tolomei per cercare di espandersi anche nel settore automobilistico. Il progetto però fallisce e la sede pontederese continua nella produzione di motori per aerei.
In questa lunga lista di primati, un altro sicuramente molto importante deve essere attribuito all’operato dei Piaggio: nel 1926, infatti, istituiscono la prima linea aerea italiana di trasporto passeggeri, fatto, questo, che dimostra quanto fossero bravi nel saper stare al passo con le necessità dei tempi, ponendosi in una posizione di avanguardia che ha contribuito a rendere il loro sviluppo solido e fiorente.

Nel 1938 Rinaldo muore e l’eredità della Piaggio viene suddivisa tra i suoi due figli, Enrico e Armando; a quest’ultimo toccano gli stabilimenti di Sestri Ponente e Finale Ligure, al primo quelli di Pontedera. Sono gli anni della Seconda Guerra mondiale e tante saranno le difficoltà a cui dover far fronte ma, giunta la fine di questo periodo, arriva il tempo di rialzarsi e riprendere a far funzionare non solo la propria produzione, ma l’intero Paese e in ciò Enrico si rivelerà essere particolarmente bravo. In un primo momento, infatti, il figlio di Rinaldo aveva scelto di seguire le orme del padre, rimanendo ben saldo alla produzione aeronautica, ma in seguito al conflitto bellico molte cose erano cambiate e risultava evidente che il mercato necessitasse di nuove soluzioni industriali, nuovi prodotti da presentare a una popolazione tanto cambiata. Stava crescendo dovunque il bisogno di avere dei mezzi propri per spostarsi e per riprendere a girare in libertà, ma di fatto mancava un veicolo poco costoso che fosse alla portata di tutti, specialmente in un periodo tanto delicato quanto quello successivo ad una guerra. Ed è qui che Enrico ebbe la sua fortunata intuizione: con le macchine ci sarebbero sempre stati i problemi legati a prezzi troppo elevati, non solo per il loro acquisto ma anche per gli aspetti relativi al mantenimento; l’ideale allora era dar vita ad un mezzo di locomozione a due ruote, che fosse al tempo stesso comodo come un’auto. Inizia così a prendere forma l’idea di quello scooter che sarà conosciuto in tutto il mondo con il nome di Vespa.

Unibus


La produzione di questi veicoli nei Paesi più sviluppati e avanzati era già stata iniziata nei primi anni del ‘900: dalla Francia all’Inghilterra, dagli Stati Uniti alla Germania, in molti cercarono di creare il mezzo perfetto che consentisse spostamenti agili ai propri guidatori e che fosse adatto alle tasche dei più; tra i tentativi meglio riusciti è possibile ricordare l’Auto-Fauteuil, apparsa per la prima volta in Francia, il The Militaire, di origine statunitense e l’Unibus, prodotto in Gran Bretagna e universalmente riconosciuto come il primo vero scooter del Novecento. Tutti erano accomunati dall’intento, da parte dei costruttori, di unire la comodità, solitamente resa attraverso l’uso di sedute ampie e imbottite, alla bellezza del mezzo.

Partirà così, un grande processo di cambiamento, che determinerà uno spostamento verso la motorizzazione individuale. Le idee di Enrico erano chiare: voleva un veicolo a due ruote che fosse pratico e a basso costo ma che al tempo stesso non rinunciasse al gusto per l’estetico e che fosse, inoltre, moderno, per risultare al passo con il carattere innovativo che si stava sviluppando in quel periodo.
L’incarico fu affidato a Renzo Spolti, impiegato di vecchia data dell’azienda Piaggio, il quale, appoggiandosi anche sull’aiuto dei colleghi e ispirandosi ad una motocicletta paracadutabile detta aermoto, mise a punto il prototipo della prima antenata della Vespa. Si trattava di uno scooter leggero, detto MP5, ovvero Moto Piaggio 5, che presto acquisì il soprannome di Paperino, ben più diffuso rispetto al vero nome.

Paperino MP5 bianco


Tale progetto viene però rifiutato da Enrico, che trova l’MP5 vecchio e pertanto non adatto alla situazione di quel momento. Ecco allora che fa l’ingresso sulla scena un altro personaggio che ha giocato un ruolo fondamentale nel successo della Vespa e della Piaggio in generale: è l’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio, incaricato da Enrico di rimettere mano a quanto fatto da Spolti. Era necessario introdurre “un’impostazione del tutto nuova e antitradizionalista” e quindi D’Ascanio, tra le altre cose, spostò il cambio dello scooter sul manubrio, ritenendola una posizione più comoda, coprì il motore con il telaio, in modo da risolvere il problema delle frequenti macchie d’olio che finivano per sporcare i conducenti e aggiunse una ruota di scorta. Dal suo operato nacque così l’MP6, che di fatto decreta la nascita della Vespa. Tutto questo accade nel 1946, quando parte la prima produzione in serie del nuovo motoveicolo.
Nel frattempo a Pontedera si inizia a dar vita al primo lotto di Vespa V98, la quale sarà presentata il 24 marzo 1946 alla Mostra della Meccanica e della Metallurgia di Torino. Da qui il passo fu breve e, dopo la presentazione ufficiale di fronte alla stampa e alle autorità avvenuta al Circolo del Golf dell’Acquasanta, il 26 aprile 1946 viene depositato il brevetto del famoso scooter, che ne segna ufficialmente l’atto di nascita.

Vespa 125


Riguardo al motivo per cui sia stato scelto di usare proprio il nome Vespa, si hanno diverse ipotesi delle quali, però, nessuna è stata mai confermata ufficialmente. Alcuni narrano che Enrico, vedendo per la prima volta il risultato del lavoro di D’Ascanio, abbia affermato “Ma è una vespa!”, paragonando la parte più stretta del veicolo al “vitino da vespa” delle donne; secondo altre voci il termine Vespa sarebbe l’acronimo di Veicoli Economici Società per Azioni; un’altra versione ancora suggerisce che il nome sia dovuto al ronzio generato dai primi motori utilizzati, in tutto e per tutto simile al suono dell’insetto.
Inizia così l’avventura sul mercato del nuovo ciclomotore, che partirà un po’a rilento ma subito si intensificherà, grazie ad un Enrico che non si lascerà demoralizzare dalle difficoltà dei primi periodi, ma continuerà a promuovere la vendita e il successo del mezzo.
Si arriverà, così, alla nascita nel 1948 della Vespa 125; nel 1950 il ciclomotore viene prodotto all’estero e tre anni dopo la produzione dello scooter si espanderà tanto da diventare mondiale.
Nemmeno l’arrivo della Lambretta, avvenuto pressoché negli stessi anni in cui la Vespa ha esordito sulla scena, è riuscito ad intaccarne la fama.

Vespa 125