a cura della Redazione

Tante le osterie presenti a Firenze nel periodo tra il XV e il XVI secolo: abbiamo scelto le più rinomate o quelle con particolarità per i piatti o per la frequentazione. A differenza infatti dei periodi successivi, e più precisamente dai primi anni del Settecento in poi, le osterie vennero a perdere il loro ruolo di luoghi di ritrovo per i ceti elevati, artisti, conversazioni o burle alla toscana e lo acquisirono via via i Caffè.

Fabio Borbottoni, l'arco dei Pecori da via dell'Arcivescovato
Fabio Borbottoni, l’arco dei Pecori


Tra le più frequentate del periodo in questione non possiamo dimenticare la Malvasia o Malvagìa dal vino apprezzato e gradito che vi si mesceva. Si trovava in prossimità dell’arco dei Pecori (oggi inesistente perchè distrutto).

Fabio Borbottoni, l'arco dei Pecori visto da Piazza del Duomo. Un altro scorcio di Firenze che rimane solo nei dipinti degli artisti dell'epoca
Fabio Borbottoni, l’arco dei Pecori visto da Piazza del Duomo. Un altro scorcio di Firenze che rimane solo nei dipinti degli artisti dell’epoca

Il vino era ricavato da uve originarie dell’isola di Candia tanto che Candiotto era il nome di un’altra osteria dove si serviva lo stesso tipo di vino, citata nel Simposio o I beoni di Lorenzo il Magnifico (attribuito).

Più famosa era l’osteria Vinegia, chiusa nel XVII secolo, rinomata per gli ottimi vini come il suo nome ricordava. Non dimentichiamo infatti che ai traffici nel Mediterraneo della Repubblica di Venezia si deve l’importazione di vari vitigni: si trovava in via Vinegia, strada cui lasciò in ricordo il nome, situata tra via dei Leoni e via dei Rustici. Ripercorrendo la storia di queste antiche osterie è capitato più volte di scoprire che la loro esistenza era tanto ridondante da dare o lasciare, come in questo caso, in eredità il toponimo legato al loro nome, come la già citata osteria il Buco nel chiasso omonimo.

Interessante osteria era quella detta Frascato. Presumibilmente derivava il suo nome da una copertura di frasche all’entrata. Rinomatissima, sembra fosse stata chiusa in seguito alle rigide regole savanaroliane e riaperta nel 1497, dopo tale parentesi. Situata vicino al Mercato Vecchio, presso la piazza sei Succhiellinai, era luogo di ritrovo dove si giocava e mangiava. Così ci tramanda Luca Landucci nel suo Diario fiorentino dal 1450 a 1516. 

La copertina del Diario fiorentino
La copertina del Diario fiorentino

Tra i vari mangiari ci soffermiamo sugli Zuchi:

una sorta di frittelle fatte di pasta, avvolte in tondo sur un fuscello, e cotte coll ‘olio nella padella, e perchè le più volte s ‘immelano di sopra, si dicono zughi melati. E perchè hanno qualche somiglianza col membro virile … onde quando si dice a uno: Tu sei uno zugo si vuol dire che sei uno di quelli[…]

le allusioni per la forma che assumevano doveva scatenare le metafore più trite, probabilmente…

Vedi anche:

Microstoria in cucina: osterie, strade, mangiari a Firenze nel XV secolo Prima parte

Microstoria in cucina: rosticcerie, venditori ambulanti e caffè a Firenze nel XVIII secolo

Microstoria in cucina: l’acqua cotta e la Maremma toscana

Microstoria in cucina: la farina neccia e la toscana dell’Appennino

Microstoria in cucina: il pane toscano e la pappa al pomodoro

Un pensiero su “Microstoria in cucina: osterie, strade, antichi mangiari a Firenze nel XV secolo – Seconda parte

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