Alle ore 6.45 dell’11 agosto 1944, i rintocchi della campana di Palazzo Vecchio, subito seguita da quella del Bargello, dettero il segnale dell’inizio dell’insurrezione contro i nazifascisti. I partigiani, raccolti in Oltrarno e appoggiati dagli Alleati passarono il fiume e attaccarono le truppe tedesche.

La violenta guerriglia cittadina allontanò le retroguardie tedesche dalle strade del centro, i soldati in ritirata si attestarono lungo una linea che correva tra le Cascine, il Mugnone e l’Africo con l’intento di rallentare l’avanzata nemica. All’interno della zona liberata rimanevano franchi tiratori, giovani repubblichini votati alla morte, che dai tetti e dagli abbaini sparavano su tutto ciò che si muoveva provocando numerose vittime. Solo alla fine del mese Alleati e partigiani riuscirono a spegnere le ultime sacche di resistenza e a mettere in sicurezza la città.

Soldati inglesi dell’VIII armata a Firenze

Il mese di settembre avrebbe visto i combattimenti spostarsi a nord di Firenze, sulle pendici meridionali dell’Appennino, nella zona della Linea Gotica compresa nei territori dei comuni dell’Alto Mugello e avrebbe visto coinvolta, per la parte alleata, soprattutto la V Armata americana al comando del generale Clark, mentre il grosso dell’VIII armata britannica al comando del generale Alexander avanzava faticosamente nell’area orientale, verso il mare Adriatico.

Si festeggia in via Cavour

Sul versante mugellano si trovano i due passi principali verso l’Emilia: il passo della Futa, che porta a Bologna e il passo del Giogo, posto circa 11 km più a est, sulla strada per Firenzuola ed Imola. Gli ingegneri della Todt che avevano progettato la Linea Gotica avevano previsto l’attacco alleato sulla Futa e qui erano state realizzate le postazioni difensive più poderose e complesse, con sbarramenti di filo spinato, torrette corazzate interrate e vari chilometri di fossati anticarro.

Carro armato americano

Al Giogo erano state apprestate analoghe difese, ma qui i comandi tedeschi ritenevano meno probabile l’attacco alleato per sfondare l’imponente linea difensiva. L’ordine impartito ai soldati dall’alto comando, nonostante la consapevolezza dell’inutilità di un bagno di sangue che non avrebbe minimamente modificato le sorti della guerra, era perentorio: di difendere la posizione “fino all’ultimo uomo e fino all’ultima cartuccia”.

Nei giorni precedenti l’attacco gli Americani seguendo uno schema tattico ormai consolidato, effettuarono massicci attacchi di artiglieria pesante e una serie di durissimi bombardamenti aerei, facilitati dall’impossibilità di contrattacco da parte della Luftwaffe ormai ridotta all’impotenza.

cannone americano da 155 mm

Il 9 settembre vi fu un primo, pesante bombardamento contro le postazioni fortificate della Futa, anche per far credere che quello fosse l’obiettivo, il 12 toccò a Firenzuola, ridotta al termine dell’incursione a un cumulo di macerie e nei due giorni successivi fu bombardato il passo della Raticosa, più a nord della Futa, sulla stessa statale e quasi al confine con l’Emilia.

L’11 settembre la popolazione mugellana vide finalmente arrivare gli alleati che in quella data occuparono San Piero a Sieve, Borgo San Lorenzo, Vicchio e Scarperia.
Dalla mezzanotte del 12 settembre alla sera del 14 le tre alture antistanti il Passo del Giogo – Monticelli, Monte Altuzzo e Monte Verruca – divennero teatro di aspri combattimenti con gravi perdite da parte degli americani, senza che l’obiettivo fosse raggiunto. Poco più a destra maggior fortuna arrise agli inglesi che conquistarono Poggio Prefetto.

Mantenendo una forte pressione sulle fortificazioni del passo della Futa il generale Clark sferrò l’attacco sul Giogo facendo avanzare i reparti di fanteria lungo le pendici sottostanti il passo che i tedeschi avevano privato di ogni possibile rifugio abbattendone gli alberi. Dopo pesanti bombardamenti e perdite numerosissime, come delle battaglie di trincea durante la prima guerra mondiale, conquistando il terreno palmo a palmo, all’alba del 17 settembre i soldati americani conquistarono la vetta di monte Altuzzo e il 18 tutte le alture intorno al Passo del Giogo
In sei giorni di combattimenti le perdite degli attaccanti furono di oltre 2700 uomini, mentre quelle tedesche, anche se ignote, furono certamente più alte.

Superato l’ostacolo del Giogo la V Armata avanzò attraverso le ormai aggirate postazioni difensive della Futa. Due giorni dopo le prime unità americane misero piede a Firenzuola.

Il generale Clark (a sinistra) comandante della V armata americana

Ora il nuovo obiettivo era giù a valle, lungo il Santerno e verso Imola per chiudere in trappola, insieme con l’VIII Armata britannica proveniente dall’Adriatico, la X Armata germanica lungo la via Emilia. L’arrivo del maltempo in quel fatidico inverno che rese impraticabile le strade di accesso al fronte e i necessari rifornimenti impedì di portare a termine quest’ultima fase decisiva dell’operazione.
Così se a fine settembre 1944 tutta la provincia di Firenze era ormai liberata, la provincia di Bologna e tutta la Valpadana avrebbero dovuto attendere un altro lungo inverno prima della liberazione. In questo teatro delle operazioni come in molti altri fu fondamentale il contributo che offrirono i partigiani al successo degli Alleati.

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