di Giovanni Caselli

Pare che fin dai tempi più remoti, i contatti fra il Mediterraneo e il Mare del Nord siano avvenuti lungo le grandi vie d’acqua dei fiumi Rodano, Loira e Reno. L’enorme cratere bronzeo di Vix, di probabile fabbricazione etrusca, avrà sicuramente raggiunto la Borgogna settentrionale per via d’acqua. Il Rodano e’ l’unico fiume che riversi nel Mediterraneo le acque del brumoso Nord.

Percorso della Francigena dopo i valichi alpini

Nel centro dell’Europa i corsi dei due fiumi sono così vicini l’uno all’altro che occorre solo una breve via di terra per trasferire passeggeri e merci da un fiume all’altro e perciò il Rodano e la Loira costituirono fin da epoca fenicia una delle vie dello stagno, e non solo, dell’antichità.

Non e quindi da escludere che le valli delle due Dore (la Baltea e la Riparia) abbiano costituito altrettante vie di penetrazione verso i facili passi alpini del Moncenisio, del Piccolo e del Gran San Bernardo, dai quali si proseguiva verso nord. Dal primo e dal secondo lungo la via d’acqua Rodano-Saone, dall’ultimo, per via di terra, lungo lo spartiacque fra Reno-Mosa e fiumi francesi, o ancora per via d’acqua, lungo la Loira fino alla Bretagna.

I suddetti passi alpini erano già transitati in età protostorica. Lo era in particolare il Gran San Bernardo, che offriva la possibilità di collegarsi con le Isole Britanniche, mediante la direttrice naturale Besancon-Langres- Chalons-en-Champagne-Laon-Reims-Arras-Wissant: la via più antica dell’Occidente. I percorsi più primitivi sono infatti quelli che seguono i crinali; quelli che seguono le valli dei fiumi sono più recenti poiché contrariamente a quanto assumono molti autori, la valle di un fiume non è transitabile in assenza di imbarcazioni o strade e sentieri provvisti di numerosi ponti.

Questa direttrice è  fra l’altro segnata da un allineamento di grandi oppida celtici, tutte capitali tribali poi sviluppatesi nelle moderne città francesi sopra citate. La strada che conosciamo corre in prossimità di un collegamento naturale, uno spartiacque formato per la massima parte da basse colline e sistemi montuosi tutti percorribili in cresta e costituenti un sistema viario efficacissimo, ed anche il più breve fra le Alpi e il Mare del Nord. Fu grazie alla presenza di una già sviluppata rete viaria – che questa direttrice doveva poi essere ricalcata dal progetto viario di Agrippa – se Cesare poté facilmente spostarsi con il suo esercito attraverso le Gallie.

Scorci della via Francigena nel percorso attuale nei pressi di Coiano

Sigeric: un protagonista minore sul palcoscenico del medioevo

L’anglosassone Sigeric viene investito arcivescovo di Canterbury nel 990. Egli era stato educato nell’antica abbazia di Glastonbury sotto la guida di Dunstan, all’epoca di una considerevole rinascita culturale in Inghilterra. Intorno al 970, Dunstan, insieme a Ethelbald e Oswald, promulga da Winchester la regularis concordia, la regola monastica per religiosi di ambedue i sessi, che nel X secolo da origine al risveglio religioso anglo-sassone. Dunstan esercita tutta la sua influenza per far sì che nel 985 Sigerico divenga vescovo del Wiltshire. Quattro anni dopo, in seguito alla scomparsa prematura dell’arcivescovo Aethelgar, Sigerico è chiamato a succedergli a Canterbury.

Secondo William T. Stubbs, storico inglese del XIX secolo, i cui studi pubblicati nel 1874 hanno consentito la ricostruzione dell’esatto percorso della Via Romea/Francigena, Sigeric  giunge a Roma nel luglio del 990 e visita ben 23 chiese romane in appena due giorni. Ricevuto dal papa Giovanni XV (989-996), Sigeric fa immediato ritorno in Inghilterra seguendo l’itinerario descritto nel documento trascritto dallo stesso Stubbs a da me utilizzato. Considerata la pessima reputazione del papato in quegli anni, non c’è da meravigliarsi se Sigeric non rimane più a lungo a Roma!

Corteo di pellegrini – Fidenza (Cattedrale)

E’ per puro caso che conosciamo in dettaglio l’itinerario romano dell’arcivescovo e che abbiamo i nomi di 79 delle 80 submansiones -con tutta probabilità, i pernottamenti – del suo viaggio di ritorno verso Canterbury. Le tappe del percorso sono state trascritte da mano ignota in appendice a un elenco di papi del X secolo conservato nella British Library di Londra. Sigeric non e’ una personalità storica di spicco, la sua firma ricorre soltanto su pochi documenti di secondaria importanza. Tuttavia ai suoi tempi egli ottiene un certo rilievo come intellettuale. Colto, amante e patrono delle lettere, Sigeric raccoglie una considerevole biblioteca che, per testamento, lascia alla cattedrale di Canterbury. Sigeric muore il 28 ottobre 995, quando le Cronache registrano come “Nell’anno 995 comparve la stella chiamata ‘cometa’ (che significa ‘dai lunghi capelli’) e l’arcivescovo Sigeric trapassò; Aelfric, vescovo del Wiltshire fu scelto a succedergli” .

Le Vie Romee

I vari itinerari della via Francigena

La via percorsa e descritta da Sigerico non è che la più diretta – e perciò probabilmente, la più frequentata – fra l’Inghilterra e Roma . Essa non è però l’unica via che nel X secolo unisca le coste della Manica all’Italia, né tanto meno è l’unica ad essere appellata Via Romea, Francesca o Francigena. E’ infatti sintomatico che uno dei più grandi studiosi italiani del medioevo – Giuseppe Sergi – la ignori nella maniera più assoluta in un suo importante lavoro sulle antiche strade colleganti il Piemonte con la Francia.

Nel Medioevo esistevano tre principali vie Romee: quelle del Piccolo e Gran San Bernardo e quella, forse di importanza minore, del Moncenisio. Oltre tali passi le tre direttrici si ramificavano in varie direzioni: quella del Moncenisio toccava Chambery e Lione per puntare poi su Parigi o su Reims; quella del Piccolo San Bernardo scendeva in Val d’Isere, mentre quella del Gran San Bernardo puntava su Losanna, Besançon e quindi Reims, oppure su Neuchatel, Basilea, Strasburgo, Spira, Worms, ecc. E’ chiaro come l’ultima sia stata la più frequentata dai Carolingi e dai successivi imperatori germanici. Più tardi, nel XIII secolo, i passi alpini si moltiplicano: si iniziano a valicare il Sempione, il San Gottardo e altri passi ancora.

Il brano è tratto dall’articolo Sigerico il pellegrino e l’invenzione della Via Francigena  del prof. Giovanni Caselli

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