Tratto della costa Toscana (carta fine XVII secolo)

La via dei Cavalleggeri è un percorso che da Porta a mare a Livorno tocca torre del Boccale o dei Marroccone (oggi l’antica torre è inglobata nell’edificio dell’omonimo castello), torre di Calafuria, torre del Romito, torre di Castiglioncello, torre di San Vincenzo, Torre Nuova e dopo circa 200 km arriva a Piombino. Le prime notizie della sue esistenza risalgono al periodo medievale, ma secondo alcuni si tratta addirittura di variante della via Aurelia-Aemilia Scauri risalente al II°- III° secolo avanti Cristo. Nel Catasto granducale del 1823 è riportata una via che collega Livorno a Piombino “lungo la marina … per ogni parte lungo la spiaggia”.

Il primo sistema difensivo di torri a base quadrata costruite lungo il tracciato risale al periodo in cui Pisa era una Repubblica Marinara (1078 – 1406); pattuglie di uomini a cavallo, i cavalleggeri appunto, perlustravano il percorso stabilendo un costante collegamento fra le fortificazioni che dovevano garantire l’avvistamento e la difesa di pericoli provenienti dal mare, primo fra tutti quello dei pirati saraceni sempre pronti a sanguinose scorribande lungo gli insediamenti costieri. Ma il loro compito era anche quello di impedire sbarchi clandestini di persone indesiderate, specialmente durante le frequenti pestilenze, svolgevano inoltre un servizio postale e proteggevano il trasporto delle merci occupandosi anche della riscossione dei dazi. All’epoca la strada a nord di Livorno continuava attraverso il Tombolo fino al porto pisano. Durante il corso del Cinquecento, con l’acresciuta importanza del porto mediceo di Livorno e il progressivo declino di quello di Pisa, la strada venne ulteriormente potenziata e rinnovata dal granduca Cosimo I dei Medici.

Pianta prospettica di Livorno (1609)

Tuttavia saranno le riforme agrarie del granduca Pietro Leopoldo, nella seconda metà del Settecento, e il suo impegno nel ripristinare antiche strade e costruirne di nuove a dare un decisivo impulso al tracciato. Lo straordinario rimodernamento avviato da Leopoldo II in Toscana attraverso opere di bonifica, regimentazione di corsi d’acqua, costruzione di infrastrutture quali strade e collegamenti marittimi e fluviali costituì l’inizio di una grandiosa opera di rinnovamento e valorizzazione del territorio. Ed è in questo contesto che la Via dei Cavalleggeri iniziò a rivestire un ruolo diverso da quello che aveva svolto per secoli divenendo importante collegamento commerciale fra gli insediamenti costieri. Stavano infatti sorgendo o sviluppandosi nuovi agglomerati urbani come Cecina, Bibbona, Castagneto.

Via sei Cavalleggeri nei pressi di Piombino

Nel corso dell’Ottocento la strada perse progressivamente importanza, alcuni tratti furono assorbiti dalla viabilità urbana dei vari paesi, altri rimasero tronconi isolati ancora oggi percorribili come sentieri di trekking; dell’antico percorso rimangono ancora tracce di massicciate e terrapieni e ponti come quello sul Seggio nei pressi di Bolgheri o quello di Vada ormai inglobato nel centro cittadino, oltre a resti di torri più o meno ben conservate o alle poche pietre  del Castello dei Cavalleggeri distrutto nel 1872 e il forte di Antignano costruito da Raffaello Guerrazzi nel 1567.

Chi volesse percorrerne i tronconi rimasti, specialmente nella zona golfo di Baratti – Buca delle Fate – Cala Moresca – Promontorio di Piombino può rivolgersi alle numerose associazioni locali che organizzano escursioni e percorsi guidati.