Archeologia industriale nel periodo di Firenze capitale

Manifesto delle Officine Galileo

L’origine delle Officine Galileo si inserisce nella tradizione fiorentina della costruzione di strumenti ottico/scientifici di misura e di precisione, tradizione che inizia con l’opera dello stesso Galileo Galilei e, ancor prima, di Leonardo da Vinci, fino all’Accademia del Cimento fondata a Firenze nel 1657 da Leopoldo de’ Medici, il cui motto “provando e riprovando” faceva propria la sperimentazione scientifica in laboratorio e l’intento di costruire strumenti scientifici appropriati per la misurazione.

 Nel 1831 il Granduca di Toscana Leopoldo II di Lorena chiamò da Modena l’ingegnere scienziato Giovanni Battista Amici per dirigere il museo fiorentino della Specola. Amici, per superare le difficoltà e i costi di approvvigionamento di strumenti scientifici, decise di avviare un’officina e raccolse intorno a sé un gruppo di scienziati e tecnici dedicati alla costruzione di strumentazione ottica di precisione come telescopi, cannocchiali e microscopi. Nel 1850, nell’intento di favorire lo sviluppo tecnologico e scientifico in Toscana, il Granduca promuoveva l’insegnamento tecnico fondando di lì a pochi anni l’Istituto Tecnico Fiorentino con sede nel Palazzo delle Cavalieresse di Malta in via San Gallo. In quei locali si trasferì anche il piccolo laboratorio voluto dall’Amici: fu il primo nucleo delle Officine Galileo.

Officine Galileo nel 1878

All’indomani dell’unificazione d’Italia lo scienziato propose la creazione di una vera e propria società, progetto portato avanti dopo la sua morte, nel 1863, dallo scienziato pisano Giovanni Battista Donati, dal professor Angiolo Vegni e dal tecnico Giuseppe Poggiali.

Mappa catastale del 1873 con l’ubicazione dell’edificio della Galileo sul Viale Militare (oggi viale Don MInzoni)

Nel 1864, nell’officina dell’Istituto Tecnico di Firenze, venne organizzato un laboratorio per la costruzione di strumenti di precisione e per la formazione di tecnici. Il primo documento che riporta la dicitura “Officine Galileo” è del 1870 e si riferisce alla richiesta al Comune per ottenere un terreno su cui edificare una nuova fabbrica in prossimità della barriera delle Cure. Il 2 agosto di quello stesso anno il consiglio comunale delibera di vendere a Gustavo Uzielli, rappresentante legale delle Officine Galileo, una porzione di terreno di mq 4855 nel quartiere di Savonarola sorto proprio in concomitanza del trasferimento della capitale del Regno d’Italia a Firenze. Fra le clausole della concessione la Galileo si impegnava ad assumere giovani diplomati nelle scuole municipali.

Museo Galileo

Nel 1873 la fabbrica impiegava una quarantina di operai ed era già famosa per la costruzione di materiale ottico e meccanico di precisione: anemometri, sonometri, topografi, galvanometri, cannocchiali, spettroscopi, bussole, elettrodinamometri, orologi per torri, bilance di precisione e, soprattutto, il famoso “telemetro Amici” antenato dei moderni radar.

 Nel 1880 ha inizio la produzione di strumenti militari per la Regia Marina: il timone idroelettromagnetico, poi con i telemetri da costa e goniostadiometri, ordinati anche dal governo giapponese.

 Nel 1896 l’azienda contava un centinaio di operai, nel 1904 oltre 200 operai. Nel 1908, con la realizzazione delle stazione ferroviaria di Rifredi, la sede venne trasferita in via Carlo Bini in un nuovo e più ampio stabilimento.

Durante la prima guerra mondiale registrò un notevole sviluppo. Gli occupati arrivarono quasi a 2.000. Nel 1929 venne incorporata la F. Koristka, società milanese specializzata nell’ottica meccanica (brevetti Zeiss) e successivamente vennero aperti vari stabilimenti in Italia. Il riarmo favorì un ulteriore consolidamento della società che, nel 1937, contava 3.300 addetti negli stabilimenti di Milano e Firenze.

 Nel 1943 lo stabilimento di Firenze dava lavoro a oltre 4.500 operai e rimaneva sempre all’avanguardia in ambito mondiale, sempre impegnato nella ricerca e nello sviluppo in nuovi settori, specialmente in quello militare.

Da segnalare la Biblioteca dell’azienda, che conserva circa 4.800 testi e molti periodici relativi alla meccanica, all’ottica, alla tecnologia del vuoto, all’ingegneria militare e all’informatica.

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