La Rocca San Silvestro nella foto di Ludovico Franceschi

 

Il Parco fa parte di un sistema più ampio all’interno della Val di Cornia.

Oggi siamo qui per visitare Rocca San Silvestro, un antico castello datato X – XI secolo. La ragione della sua esistenza è legata, come quella di altri castelli della zona, alla presenza di giacimenti minerari di rame e piombo argentifero.

Era nato per volontà dei signori e proprietari appartenenti alla famiglia dei della Gherardesca, passato successivamente nelle mani dei loro vicari detti, dal nome della fortificazione, della Rocca, erano infatti membri di famiglie aristocratiche in grado di gestire l’organizzazione del lavoro estrattivo e metallurgico destinato alla produzione di monete per Lucca e Pisa.

Il castello non era quindi altro che la sentinella armata posta sul territorio estrattivo e i suoi abitanti erano i lavoratori all’interno delle miniere e nelle officine. Un villaggio-dormitorio, attrezzato e autosufficiente. In basso le abitazioni dei minatori, in alto gli alloggiamenti signorili con la rocca medesima. Ma anche la chiesa e i vari forni per la cottura del pane e della ceramica, un frantoio e le cisterne per il deposito dell’acqua piovana, bene prezioso per le localizzazioni elevate.

Le mura della Rocca San Silvestro nella foto di Ludovico Franceschi

La rocca era munita e le sue bianche muraglie, in conci di calcare, un materiale reperibile nella zona, erano lunghe circa 400 metri poi ampliate nella seconda metà del XIII secolo con la costruzione di un corridoio merlato che fungeva da antiporto.

Siamo ora davanti a quella che fu la Porta di guardia e di accesso al villaggio fortificato. È preceduta da una serie di gradini alcuni direttamente intagliati nella roccia. Varcata la porta, incisa in una pietra antistante l’alloggiamento delle guardie, protetto da una teca di vetro, il disegno di un gioco antico, ma ancora in voga, il Filetto, conosciuto sin dai tempi degli antichi Romani e diffusosi dal medioevo in Europa. Un passatempo per le guardie durante le lunghe ore di attesa?

Alla nostra sinistra le prime case del borgo. Gli studiosi stimano in 200 – 250 il numero degli abitanti nel momento della massima espansione, distribuiti in circa 42 abitazioni.

Di fronte a noi ecco la chiesa datata XI secolo e ampliata tra il XII e il XIII. Oggi scoperchiata, mostra la sua antica struttura interna: la parte absidata, più stretta rispetto alla facciata, sulla quale si apre una monofora e un altro ingresso in fondo alla parete di destra.

E saliamo verso la zona residenziale e la torre difensiva. E qui un ampio panorama si apre davanti al visitatore: il mare e l’abitato di San Vincenzo a ovest e intorno i colli e le valli dei corsi d’acqua che le hanno prodotte e che costituivano la principale viabilità tra il centro estrattivo e il litorale: la Rocca era accessibile attraverso la Valle dei Manienti che, insieme alla Valle del Temperino e alla Valle dei Lanzi, per la Valle di Botro, conduceva all’Aurelia.

Vista di San Vincenzo dalla Rocca

Più in basso, la zona “industriale” legata alla lavorazione dei materiali estrattivi per ricavarne metalli: rame, piombo, argento, ferro. La Calcara, una fornace in cui veniva cotta la roccia calcarea per ottenere la malta per le costruzioni. E lungo la valle i pozzi e i cunicoli di estrazione. Ai piedi della Porta del castello avveniva la forgiatura degli arnesi da lavoro. Tutte le attività svolte contavano esclusivamente sull’uso dell’energia muscolare, con l’ausilio delle braccia e con arnesi rudimentali. Fu questo uno dei motivi per cui l’attività così come era impostata alla Rocca era destinata a scomparire con la creazione di nuove fonti di energia, come quella idraulica che in Toscana si diffonde intorno al XIV secolo.

Il sentiero per salire alla Rocca

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