di Salvina Pizzuoli

Castello paese

Abbiamo superato il Bisenzio provenedo da Montecuccoli e siamo entrati a Vernio, da qui, lungo la statale 235, ci dirigiamo verso la nostra meta: Santa Maria a Castello Averardi.
Per raggiuingere Castello, deviamo sulla SP2 che costeggia un corso d’acqua del quale all’inizio ignoriamo il nome.
Un luogo ameno e piacevole dove la natura ha lasciato un’ impronta gradita agli abitanti del luogo e dintorni. Voci festanti e infantili gridolini di gioia attirano la mia attenzione: scendo dall’auto e vado a vedere da vicino.
Il sentiero scende in breve verso il greto sassoso dalle rive verdeggianti; l’acqua scorre tra i sassi limpida in volute determinate dal volume dei sassi che punteggiano il letto del torrente. L’aria è fresca e la bellezza del luogo rende la vista impagabile. Che meraviglia di natura! Indagando tra i villeggianti ho saputo che il torrente è il Carigiola, balneabile in diversi punti in cui offre pozze di acqua cristallina e gelida, aggiugerei piacevolmente, data la stagione…

Ci spostiamo a malincuore ma la nostra meta ci attende. Non siamo più immersi in un cielo verde, ma circondati sì. La valle è verdissima e si sale lentamente quasi per ammirarla passo passo. Poi, come un’apparizione, sul versante a destra della lussureggiante collina appaiono abbarbicate tra il verde le abitazioni che costituiscono il piccolo agglomerato di Castello.

A cosa deve il suo nome?

All’esistenza nel tempo di castello Averardi di cui oggi restano pochi ruderi e la chiesa che era prima contenuta nel circuito murario dell’antica fortificazione.

Ma percorriamo la sua storia fino ad oggi con quel che ne resta

Il castello era di propietà dei conti Alberti, potente famiglia feudale il cui predominio era anche costituito da un sistema di castelli e territori posti tra Prato, la Val di Bisenzio, il Mugello e l’Appennino bolognese. La posizione della fortificazione non era pertanto casuale ma derivava dalla sua funzione di controllo  di quella  parte dell’Appennino e le vie di collegamento fra il territorio pratese-pistoiese e il versante settentrionale padano.
La denominazione propria del castello è presumibilmente da attribuirsi ad un fondatore a nome Averardo. Nel 1336 è documentato il passaggio di proprietà: diventa possedimento pistoiese. La decadenza e la relativa scomparsa della fortificazione avvenne quando perse la sua funzione e lo scopo per cui era stato creato. La chiesa di Santa Maria è tutto ciò che ne rimane e che oggi possiamo ammirare sul pianoro.

La raggiungiamo per una stradicciola, di manzoniana memoria, che parte dalle case di Castello e conduce ad un’altezza di circa 600 metri da cui si domina la bella valle offrendo al visitatore un panorama suggestivo, da cartolina. Oggi l’Oratorio di Santa Maria è chiuso ma il suo campanile a vela svetta alto e poderoso tra i cipressi, in un silenzio che sa d’altri tempi, mentre colpisce davanti all’ingresso la costruzione che offriva ricovero ai pellegrini o riparava dalle intemperie quanti arrivano quassù in stagioni meno calde dell’attuale, in un panorama incantato tra natura e antiche architetture.

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