di Salvina Pizzuoli

Il nome Santa Maria Novella a Firenze si collega con tre opere notevoli per la loro gradevolezza architettonica, realizzate in epoche diverse e con funzionalità differenti: la chiesa gotica che sorge di fronte all’omonima e moderna stazione ferroviaria e l’antichissima spezieria che si apre in Via della Scala oggi Officina profumo – farmaceutica o più velocemente detta Farmacia di S.M.Novella.

Farmacia, portone d’ingresso

I Padri domenicani ottennero nel 1221 la chiesa di Santa Maria fra le Vigne, nome che ne indicava la collocazione tra terreni agricoli, fondando il primo convento domenicano a Firenze. Nel 1279 iniziarono i lavori per la costruzione dell’edificio e della chiesa attuali, ma già dal loro insediamento avevano incominciato a coltivare quelle erbe officinali necessarie per la cura dei confratelli ammalati, così come era prescritto dalle regole dell’ordine. L’uso era strettamente legato al consumo interno anche se vi sono notizie certe che, in momenti di particolare crisi, i medicamenti fossero estesi alla popolazione, cosa che avvenne molto probabilmente in occasione di due gravi pestilenze, del 1348 e soprattutto del 1527, documentata anche da Benedetto Varchi che cita tra i vari rimedi l’utriaca nome antico della teriaca o meglio detta triaca, il farmaco antichissimo, a base di carne di vipera usato come antiveleno, che apparteneva ai medicamenti elettuari, come scrive Sandra Giovannini*, cioè ottenuti da sostanze elette, non ancora prodotti nella spezieria ma utilizzati, cui aggiunge il cerocto, fatto di materie grasse, resine e saponi di metalli pesanti, da spalmare direttamente o per mezzo di una pezza, detta sparadrappo, sui bubboni e sulle piaghe e gli unguenti composti da grassi, oli, cera e trementina. E, dal 1381, l’acqua di rose, utilizzata come disinfettante per ambienti o blando medicamento¹.

Farmacia, corridoio di accesso alla Sala Vendite

Dai documenti non risulta fino al 1508 l’esistenza di una vera e propria spezieria, bisognerà attendere il 1542 per l’apertura della farmacia conventuale di Santa Maria Novella. E fu Frate Antonino ad avere l’incarico di acquistare vasi di Montelupo Fiorentino e ottoni, pestelli, sistole e turaccioli e “boccie” fatte fare a Pontorme¹, come nuovo corredo per la spezieria ampliata; ma siamo ormai alla fine del XVI secolo. Da lì a qualche anno, e precisamente nel 1612, la farmacia conventuale aprì al pubblico e fu con frate Angiolo Marchissi, farmacista e allievo successore di Simone Marchi speziale, tra i maggiori studiosi fiorentini di scienza medica e alchemica del XVII secolo¹ che venne intensificato lo studio e la ricerca di nuovi medicamenti; è a lui che il Granduca Ferdinando II de’ Medici concesse l’onore di chiamare l’attività officinale “Fonderia di Sua Altezza” elargendo anche arredi e strumenti. Risale al 1630 la realizzazione in pietra serena di un ingresso per la sala vendite in fondo al dormitorio dell’infermeria, passando direttamente dal chiostro grande, attribuito a Matteo Nigetti e ancora oggi visibile.

Farmacia, Chiostro Grande, la porta di accesso all’antica spezieria opera attribuita a  Matteo Nigetti

Tanti i personaggi che si sono succeduti nella conduzione conventuale della spezieria e dell’attività aromataria, di acque profumate creme saponi ed essenze odorose: Gian Domenico Cavalieri successore di Marchissi e soprattutto frate Angiolo Paladini che fece abbellire con l’affresco dedicato alla domenicana Rosa da Lima la facciata esterna sul Chiostro Grande.

Farmacia, Chiostro Grande affresco accanto alla porta di accesso alla spezieria dedicato a Santa Rosa da Lima

Una storia quella della Farmacia e dei suoi prodotti lunga quasi un millennio e che potrebbe essere raccontata attraverso alcune singole creazioni medicamentose o nate dall’attività aromataria, o dal nome di quei frati che ne sono stati gli ideatori o i promotori e di cambiamenti e di abbellimenti dei locali stessi. E allora come non fermarsi a ricordare della famosa Acqua di Santa Maria Novella o Acqua antisterica o l’Acqua della regina preparata per Caterina de’ Medici, un prodotto a base di bergamotto o l’Alkermes, il liquore dei Medici legato al nome di frate Cosimo Bucelli valente farmacista nonché scrupoloso compilatore dell’inventario dei farmaci (1744) dove si leggono i nomi di medicamenti e con sostanze tradizionali e con sostanze derivate dai frutti provenienti da nuove terre: Giulebbo di china, Catto da India, Oppio tebaico, Olio di Sasso (petrolio)². L’inventario del 1744, scrive Gabriella Mancini³, è “straordinariamente importante […] sono elencati più di duecento prodotti tra oli, balsami, giulebbi, sali, essenze, spiriti, elisir, acque distillate, estratti […] tra i rimedi più noti vanno ricordati l’acciaio potabile, con il quale venne curato anche Cosimo II de’ medici, e il balsamo innocenziano […] tratta dalla ricetta di papa Innocenzo IX, serviva per guarire la gotta e qualsiasi tipo di ferita”. Non mancano le curiosità nate proprio dai nomi e dagli ingredienti nonché il loro uso terapeutico. Per quanto riguarda l’acciao potabile, “vale per fermare le dissenterie e flussi mestruali delle donne. Vale alla gonorrea, alla diarrea, ed all’incontinenza d’orina” si legge nel Ricettario de’ segreti del Bucelli, curiosità interessanti sull’uso del medicamenti sperimentati nel corso dei secoli dalla ricerca e dallo studio esemplare dei frati domenicani. Sempre la Mancini infatti parlando dell’antimonio, usato come emetico e purgante, scrive quanto si tramanda: deriverebbe il suo nome dall’essere stato usato in dosi massicce determinando la morte dei monaci a cui era stato somministrato, quindi da anti – monaco.

Il Chiostro Grande da cui in passato si accedeva alla spezieria

Due i momenti difficili attraversati storicamente dalla farmacia, il primo quando tra il 1808 e il 1810, per effetto degli ordinamenti napoleonici, divennero proprietà dello stato tutti i beni ecclesiastici, garantendone però la regolare attività ma separandone la proprietà dai conventi sotto il profilo gestionale. Il secondo quando per effetto della nascita delle stato italiano. Nel 1866 tutto il complesso divenne proprietà del Demanio. E fu così che, nel primo caso, Tommaso Valori, ritornato laico, salvò come affittuario, sostenendo tutte le spese dei lavori necessari per isolare il convento dalla spezieria, tutte le attrezzature che gli furono riconsegnate nel 1815 quando gli Ordini Religiosi, ad effetto del crollo del potere napoleonico, furono ricostituiti; nel secondo fu il nipote di frate Damiano, Cesare Augusto Stefani a prendere in affitto l’intera struttura tramandata poi da padre in figlio. L’antica Farmacia era quindi passata definitivamente ad una gestione di privati, ma prima che questo accadesse fu l’opera ristrutturatrice di frate Damiano Beni a trasformare la struttura: la grande sala delle vendite, ricavata dall’ex cappella di san Niccolò, con un’apertura che la metteva in comunicazione con quella contigua, la “Sala verde”: siamo nel 1846 e l’operazione fu affidata all’architetto Romoli che la caratterizzò in base al gusto neogotico del periodo. Il pittore Paolino Sarti istoriò la volta con le raffigurazioni dei quattro continenti con personificazioni femminili mentre vetrine neogotiche venivano collocate nella sala che si apriva sulla strada con un portale in pietra arenaria scolpito dal Marucelli e disegnato dallo stesso Romoli.

Sala Vendite. particolare del soffitto
Sala Vendite un’antica vetrina

La storia più recente è legata alla famiglia Stefani fino alla direzione di Eugenio Alphandery.

Un quadro veloce quello tracciato in questo articolo che non vuole certo avere la pretesa di essere esaustivo ma che ha come scopo quello di avvicinare il grande pubblico ad una realtà straordinaria che occupa a Firenze un posto importante e di prestigio sia per la città che per l’operato secolare di quei tanti frati domenicani che ad esso si dedicarono con passione e amore e ai loro successori lasciandoci ancora oggi ammirare le sale che compongono l’attuale Farmacia e acquistare una serie di prodotti nei quali si respira lo spirito e lo studio dei secoli.

Farmacia, alcuni strumenti di peso
Farmacia, alambicchi e vasi
Farmacia, alcuni strumenti di peso
Farmacia, la terza sala a cui si accede dalla Sala Verde, con armadi e strumenti decorata a stucchi oro su fondo rosa e celeste

¹da Sandra Giovannini in “L’officina profumo – farmaceutica di Santa Maria Novella di Firenze”

²da Giovanni Cipriani in “La via della salute. Studi e ricerche di Storia della Farmacia”

³da Gabriella Mancini in “L’officina profumo – farmaceutica di Santa Maria Novella di Firenze”

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