Dante e Beatrice. Codice Egerton, metà sec. XIV, Londra, British Library
Dante e Beatrice. Codice Egerton, metà sec. XIV, Londra, British Library

In occasione del 750° anniversario della nascita di Dante “tuttatoscana” pubblicherà periodicamente nel corso dell’anno brani commentati tratti dalla Divina Commedia riguardanti la città di Firenze e i suoi abitanti.

 

«O sanguis meus, o superinfusa
gratïa Deï, sicut tibi cui
bis unquam celi ianüa reclusa?
».

Con queste solenni parole il trisavolo Cacciaguida (morto nel 1147 al seguito di Corrado III di Svevia durante la seconda crociata) accoglie Dante; siamo nel XV canto del Paradiso, nel cielo di Marte, dove si presentano le anime di coloro che sono morti per il trionfo della fede.

Dopo la presentazione segue la nostalgica rievocazione della Firenze antica.

 

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Pianta delle varie cerchie della città: si individua il quadrilatero romano, le distinte cerchie successive: quella al tempo Cacciaguida è contrassegnata dalla linea rossa.

Fiorenza dentro da la cerchia antica,
ond’ ella toglie ancora e terza e nona,
si stava in pace, sobria e pudica.

All’epoca di Cacciaguida, a metà del XII secolo, Firenze era ancora racchiusa dalla cerchia della così dette mura carolingie costruita  fra il IX e il X secolo riadattate successivamente da Matilde di Canossa. Il loro tracciato oggi si snoderebbe più o meno fra Uffizi, via de’ Castellani,via de’ Leoni, Piazza San Firenze, via del Proconsolo, Duomo, Piazza san Giovanni, Cerretani, Rondinelli, Tornabuoni, borgo SS. Apostoli, via Lambertesca per chiudersi nuovamente agli Uffizi.  Dai cronisti dell’epoca si rileva che gli abitanti di Firenze al tempo di Cacciauguida erano circa 14.000, al tempo di Dante erano saliti a 70.000.

Chiesa della Badia
Campanile e chiesa dell Badia Fiorentina edificata nel 978, completamente restaurata in stile gotico da Arnolfo nel 1285.

La chiesa della Badia dei benedettini la cui campana batteva le ore (nel medioevo la terza e la nona corrispondevano alle nove e alle quindici ( a Firenze invece la campana non segnava mezzogiorno.

Non avea catenella, non corona,
non gonne contigiate, non cintura
che fosse a veder più che la persona
.

Forte il contrasto fra la Firenze antica “sobria e pudica” e quella contemporanea a Dante i cui concittadini danno più importanza all’apparenza esteriore che alle qualità della persona.

Non faceva, nascendo, ancor paura
la figlia al padre, ché ‘l tempo e la dote
non fuggien quinci e quindi la misura.

I padri, per assicurare alle figlie matrimoni eccellenti fornivano doti esagerate indebitandosi, talvolta fino a dissolvere il proprio patrimonio.  Furono addirittura promulgate leggi che limitassero il valore delle doti.

Non avea case di famiglia vòte;
non v’era giunto ancor Sardanapalo
a mostrar ciò che ‘n camera si puote.

 

Il lusso eccessivo faceva edificare enormi palazzi in rapporto al numero delle persone che li abitavano. Il richiamo a Sardanapalo a indicare i costumi corrotti.

 

Non era vinto ancora Montemalo
dal vostro Uccellatoio, che, com’ è vinto
nel montar sù, così sarà nel calo.

A indicare Roma e Firenze. Montemalo è Montemario e Uccellatoio è Monte Morello. Al tempo di Cacciaguida il fasto di Firenze non aveva superato quello di Roma ma, come Firenze ha poi superato Roma nella prosperità e nella grandezza, così la supererà nella rapida decadenza.

2 pensieri su “Omaggio a Dante: La Firenze di Cacciaguida

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