I sigilli dei documenti medievali*


di Luisa Di Tolla       

Bolla papale Sigillo pendente

Bolla papale Sigillo pendente (immagine originale)

 

 

Molto spesso negli archivi e nei musei trova ospitalità una forma particolare di bene culturale: il sigillo. Tutti ne hanno visto almeno uno, sicuramente quello di metallo messo a garanzia di un prodotto alimentare, tutti hanno una minima idea di cosa sia, dato che il termine fa subito venire in mente il concetto di chiudere qualcosa per preservarne l’integrità.

Non bisogna però dimenticare che il sigillo ha rivestito un ruolo importante nel corso della storia dell’uomo. Ha infatti origine antichissime, se si pensa che nacque in area medio-orientale circa nel 7000 a.C. L’idea che sta alla base della sua invenzione è piuttosto semplice: incidere su una materia dura, come la pietra o il metallo, un insieme di segni che identificano in modo univoco una persona fisica o morale, originando così la matrice, cioè uno strumento che, impresso su materia molle come l’argilla o la cera, consenta di ripetere a piacere in modo sempre identico, quell’insieme di segni che identificano il suo possessore.

Nell’antica Roma la matrice usata era un anello, detto appunto anello sigillare. Veniva usato per i documenti privati con lo scopo di autenticare l’atto scritto.

Anello sigillare Longobardo, metá VII sec. d.C.. (immagine)

Anello sigillare Longobardo, metá VII sec. d.C.. (immagine originale)

Nel Medioevo l’Occidente conobbe essenzialmente due modi di sigillare, quello in cera e quello in metallo, detto bolla. Quest’ultima fu trasmessa dal mondo ellenico all’impero bizantino. Era costituita da un dischetto di metallo, di solito in piombo, ma anche in oro e in argento come quelli usati dalle cancellerie regie, che veniva impressa su entrambe le facce come una moneta, ma attraversata all’interno da attacchi (fili, lacci, cordoncini…) che permettevano di unirla al documento. La bolla in seguito divenne il tipico sigillo della cancelleria pontificia.

Sigillo ecclesiastico

Sigillo ecclesiastico

In Francia il sigillo fu utilizzato dalla cancelleria imperiale di Carlomagno (IX sec.).

In seguito il sigillo si diffuse presso le gerarchie ecclesiastiche, i signori feudali, i comuni, le corporazioni d’arte e mestiere, le università.

Il tipo di materiale prescelto per la matrice variava in funzione delle possibilità economiche e delle ambizioni sociali del titolare. Lo stesso avveniva per l’incisione, affidata a seconda dei casi a modesti artigiani o a grandi orafi. La categoria dei sigillarii o factores sigillorum era infatti vasta e comprendeva al suo interno incisori specializzati, quasi sempre appartenenti alla corporazione degli orafi, sia artigiani fonditori che fabbricavano oggetti metallici in genere. La tecnica usata dovette essere dapprima quella dell’incisione a bulino, affiancata poi da quella a cera persa: dal modello in cera si ricavava uno stampo dove si colava il metallo, ottenendo per fusione la matrice, che veniva quindi rifinita al cesello. Anche la scelta iconografica rispondeva a logiche di appartenenza ad una ben determinata categoria sociale, motivo per cui i committenti più poveri si dovevano accontentare di immagini stilizzate ed eseguite senza accuratezza.

 sigillo

Per quanto riguarda invece i metodi di apposizione del sigillo, questi erano essenzialmente due: aderente e pendente. Il sigillo aderente era praticamente incassato dentro il documento; poteva essere applicato anche sulla “coda”, ossia una parte del documento staccata dal resto solo per un lato. Il pendente invece poteva essere attaccato con lacci di vari materiali (cuoio, seta, corda…) e sullo stesso documento se ne potevano trovare anche molteplici.

Infine, per la protezione del sigillo, venivano usate “culle” o “teche” costruite in svariati materiali (legno, bronzo, cera…).

Numerosi sigilli apposti a documenti pubblici o privati sono conservati presso il fondo Diplomatico dell’Archivio di Stato di Firenze, costituito da 144.000 pergamene arrotolate, tra cui diplomi imperiali e pontifici, lettere di cancellerie e atti notarili privati. Uno splendido esempio è la bolla di Bonifacio VIII del 19 marzo del 1300, con la quale il papa concede ai frati minori della chiesa di S. Croce di poter predicare, udire le confessioni, dare sepoltura ai fedeli, senza il dichiarato consenso di parroci e prelati.

 *(sec. VIII-XIV, Archivio di Stato di Firenze)

2 risposte a I sigilli dei documenti medievali*

  1. Antonio Dal Muto ha detto:

    Purtroppo presso gli archivi di Stato sparsi in varie realtà cittadine italiane non mi sembra esista un cultura tale da documentare i sigilli, anche di ceralacca, posti nei diplomi papali o imperiali. E’ un patrimonio sconosciuto che andrebbe catalogato.

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