Casentino da scoprire: il castello di Castel san Niccolò

ovvero una rocca salvata

di Salvina Pizzuoli

Il castello di Castel san Niccolò

Ci sono a volte giornate perfette quando tutto fila per il verso giusto e le intuizioni sono veramente efficaci: mi è capitato andando a visitare il castello di Castel San Niccolò e di poter ammirare un bellissimo maniero, incontrare una persona speciale, scoprire quanta Toscana sappia ancora stupirmi: dalla Pieve di San Martino a Vado, sulla riva opposta del Solano domina una bella rocca con intorno un antico borgo. Il paesaggio è invitante, la giornata …

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La fondazione di Firenze

secondo Robert Davidsohn

a cura della Redazione

Robert Davidshon, Storia di Firenze, prima edizione italiana del 1907
Robert Davidsohn, Storia di Firenze, prima edizione italiana del 1907

Nella sua famosa “Storia di Firenze”, cui lo studioso ottocentesco Davidsohn si era dedicato per buona parte della vita, l’autore scriveva che solo in tempi recenti si era riusciti a ricostruire il luogo dove era sorta la Firenze etrusca, l’antica colonia di Fiesole sulle rive dell’Arno. Sosteneva infatti che racconti e leggende tramandati dai cronisti del Trecento avevano per secoli travisato il luogo dove era stata edificata la Firenze antica, prima che in epoca romana sorgesse il nucleo primigenio della città che oggi conosciamo.

Scriveva il Davidsohn che dai documenti del XI e XII secolo risultava che alcune parti della Firenze etrusca erano ancora in piedi all’epoca e i materiali della città, distrutta da Silla durante la Guerra civile contro Mario, venivano utilizzati per nuove costruzioni, come per altro spesso accadeva: l’antica città si estendeva dai piedi del colle di Fiesole fino alle rive del torrente Affrico e del fiume Arno, lungo la vecchia strada  …Continua

Palazzo Bartolini Salimbeni a Firenze

a cura della Redazione

Perché tra tanti palazzi fiorentini proprio palazzo Bartolini Salimbeni?

Frenze piazza Santa Trinita, palazzo Bartolini Salimbeni, la facciata
Firenze piazza Santa Trinita, palazzo Bartolini Salimbeni, la facciata

È sicuramente diverso e la sua disomogeneità rispetto ad altri coevi ne fa un esemplare unico.

La facciata presenta tre livelli suddivisi da sporgenti marcapiani che segnano il confine tra un piano e l’altro fino al cornicione di coronamento. Armoniosa e chiaroscurale con le sue finestre rettangolari ad edicola, con il timpano retto da colonne o pilastri, e crociate a cui si intervallano nicchie,  e frontoni dalla geometria alternata e simmetrica, ora triangolari ora curvi sia al primo che al secondo piano. A rifinitura le bugne angolari quasi come lesene a sostegno dei diversi piani della facciata. …Continua

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La stele etrusca di Poggio Colla (Vicchio – Firenze)

di Michele Zazzi

Stele di Poggio Colla

Il sito di Poggio Colla nei pressi di Viccho di Mugello (FI) è stato oggetto di varie campagne di scavo negli anni settanta (sotto al direzione di Francesco Nicosia) e poi dal 1995 fino al 2015 (da un consorzio di università americane, Mugello Valley Archeological Project).

Nell’altura posta nella valle del Fiume Sieve, abitata dagli Etruschi dal VII al II secolo a.C., sono emerse un’area abitativa, un quartiere artigianale (fornaci) e nella parte più alta del pianoro un santuario.
Tra le fondamenta di un tempio databile agli inizi del V secolo a.C. nel luglio 2015 è stata trovata una stele in arenaria di grandi dimensioni (peso circa 230 kg; altezza 1 m e 26 cm; larghezza 24 cm; spessore circa 20 cm) a forma di parallelepipedo. …

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Il banchetto in Etruria e le peculiarità della iconografia etrusca

di Michele Zazzi

Tomba dei leopardi, Tarquinia V sec. a.C. (particolare)

Gli autori antichi (Diodoro Siculo, Aristotele, Posidonio di Apamea, Teopompo, etc.) fanno riferimento al banchetto etrusco.
La rappresentazione del banchetto (che riguardava gli aristocratici ed i ceti più abbienti della società etrusca) costituisce uno dei temi più ricorrenti nella documentazione figurata etrusca e si ritrova frequentemente su vasi, lastre architettoniche, pitture tombali, cippi, stele, sarcofagi ed urne cinerarie.
L’iconografia del banchetto nel corso dei secoli della civiltà etrusca presenta varianti di rilievo.
La testimonianza archeologica più antica è costituita da un cinerario di impasto rinvenuto a Montescudaio, nei pressi di Volterra, databile alla seconda metà del VII secolo a.C. … continua a leggere Il banchetto in Etruria e le peculiarità della iconografia etrusca

La Rocca di Castiglione della Pescaia e l’antico porto

di Salvina Pizzuoli

Castiglion della Pescaia (anonimo metà XVII secolo)

Tra le diverse rocche e torri e forti sorti nel tempo lungo il litorale toscano a difesa e a scopo di avvistamento, quella di Castiglione della Pescaia è sicuramente tra le più imponenti con i suoi torrioni quadrati e la lunga cinta muraria, nonché meglio conservata.

Come scrive il Repetti non c’è menzione di Castiglione prima del IX secolo, anche se “la scoperta di alcuni cimeli e gli avanzi di un antico acquedotto rendano assai probabile l’esistenza costà sin dai tempi romani di un castello”. Tanto che alcuni studiosi ottocenteschi sono stati propensi a farlo corrispondere alla stazione ad Salebrum, citata negli itinerari romani. Non dimentichiamo infatti che un grande lago salato si apriva alla base del promontorio di Castiglione e si estendeva fino a Grosseto e Roselle, da una parte, e Vetulonia dall’altra, un lago chiamato dai Romani Prile, in età moderna conosciuto come Lago di Castiglione,  al quale si accedeva attraverso il suo  porto canale che svolgeva un ruolo importante per i traffici verso l’interno  e verso l’esterno.  L’area fu pertanto densamente popolata sin dal periodo romano e ambita anche nelle epoche successive per la particolare e favorevole posizione geografica. … continua a leggere La Rocca di Castiglione della Pescaia

11 giugno 1289, la battaglia di Campaldino

di Alessandro Ferrini

Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;

La battaglia di Campaldino è più volte ricordata direttamente o indirettamente da Dante nella Divina Commedia, battaglia alla quale lo stesso poeta partecipò fra le fila dei cavalieri fiorentini. A questo proposito è bene ricordare che in epoca medievale i cittadini erano chiamati alle armi in caso di guerra e dovevano equipaggiarsi a proprie spese. I meno abbienti andavano a piedi armati con picche o balestre e difesi dai palvesi, grandi scudi di legno su cui erano dipinte le insegne cittadine. I nobili e i più abbienti potevano permettersi di acquistare un cavallo e facevano parte della cavalleria i cui reparti erano spesso determinanti per l’esito della battaglia. Tuttavia procurarsi un cavallo e le armi adeguate di offesa e di difesa rappresentava un costo assai oneroso, Basti pensare che, secondo alcune stime, solo un cavallo da battaglia, robusto e ben addestrato, equivaleva al valore di una dozzina di mucche o al salario di quaranta anni di lavoro di un bracciante. … continua a leggere 11 giugno 1289, la battaglia di Campaldino

Pisa e l’Arno: storia e geografia di un antico sistema portuale

di Salvina Pizzuoli

Come tutte le città fluviali Pisa deve molto al suo fiume.

G. Vasari, Veduta della ‘terra murata’ di Empoli, (particolare) Firenze, Palazzo Vecchio

Gli deve sicuramente la sua posizione strategica tra mare, specchi lagunari e corsi d’acqua che alle origini l’ha caratterizzata rendendo il sito particolarmente favorevole agli insediamenti e agli attracchi protetti. Al fiume e al suo delta deve la propria affermazione sia come porto romano di primaria importanza per i traffici e per il controllo delle acque del Tirreno settentrionale sia come repubblica marinara. All’opera di quello stesso fiume deve in parte anche la decadenza perché con i detriti e le continue esondazioni ne ha trasformato costantemente il litorale, allontanandola dal mare, colmando le lagune, interrando i suoi ancoraggi. Non ultima, ma solo in ordine di tempo, gli deve memoria tangibile di quella grande potenza navale conservandone i relitti tra le sue sabbie e nei suoi umidi fondali. … continua a leggere Pisa e l’Arno: storia e geografia di un antico sistema portuale

Firenze in una guida Pineider del 1906

di Salvina Pizzuoli            

Il titolo è Guida manuale di Firenze e de’ suoi contorni, l’editore ha un nome noto, Francesco Pineider, l’anno di edizione è il 1906, il costo 1 lira. All’interno, su carta patinata e colorata, alcune pubblicità di esercenti privati colpiscono per l’uso dei termini come   Lung’Arno,  ancora  apostrofato o per l’indicazione, solo in poche, del numero di telefono composto spesso di sole tre o quattro cifre.

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Aneddoti su fatti e personaggi fiorentini

Granduchi, sigari e tirchieria: l’invenzione del “toscano”

sigari toscani

Correva l’anno 1815 quando nella Manifattura dei Tabacchi di Santa Caterina della ruota un imprevisto quanto impetuoso temporale estivo infradiciò un grosso quantitativo di tabacco della Val di Chiana lasciato all’aperto, che subito dopo cominciò anche a fermentare per il caldo. La cosa preoccupò non poco i dirigenti della Manifattura perché il tabacco, così rovinato, rischiava di dover essere gettato via ed era risaputo che il Granduca Ferdinando III di Lorena, da poco reinsediato al potere dopo il Congresso di Vienna, per quanto di larghe vedute, odiava ogni forma di spreco. … continua a leggere Aneddoti su fatti e personaggi fiorentini