Il paesaggio toscano dell’alto Medioevo

di Giovanni Caselli

Ambrogio Lorenzetti – Il Buongoverno (particolare)

In epoca alto medievale la terra era organizzata, secondo un sistema di unità socio economiche, note come “corti”: si trattava di proprietà fondiarie sulle quali più tardi dovevano sorgere i castelli di cavalieri grandi o modesti appartenenti ad una aristocrazia teutonica di origine longobarda. La ricerca archeologica scrive Marco Valenti rivela infatti un lento processo di strutturazione delle campagne iniziato subito dopo le invasioni teutoniche e la rioccupazione dei siti di altura etruschi rimasti abbandonati durante il periodo romano.   … continua a leggere Il paesaggio toscano dell’alto Medioevo

L’isola di Capraia e la Marina Piemontese

di Guglielmo Evangelista

Capraia (XVII secolo)

La Capraia è un’isola abbastanza singolare, sia per la sua posizione geografica che per la sua storia. Antico rifugio di monaci come ricorda Rutilio Namaziano nel V secolo (1), è situata in pieno mar Tirreno, ma la terra più vicina è la Corsica e non la Toscana né l’Italia e, come in Corsica, in tempi lontani vide alternarsi l’influenza pisana e quella genovese che, specialmente dopo la battaglia della Meloria nel 1284, finì poi per prevalere e dopo  essere stata posseduta da vari feudatari e dal Banco di San Giorgio,  fu definitivamente annessa alla Repubblica nel 1562.
Genova cedette la Corsica alla Francia nel 1769: l’isola restò genovese ma per alcuni anni fra il 1783 e il 1787 fu occupata dai francesi; tornò poi a far parte dell’agonizzante Repubblica  aristocratica e ovviamente fu ancora francese dopo l’annessione di Genova all’Impero napoleonico. Furono vicende non poco travagliate per uno scoglio poco produttivo e con una scarsa e povera popolazione … continua a leggere L’isola di Capraia e la Marina Piemontese

Gli stemmi comunali toscani

di Luisa Di Tolla

Araldica negli scudi di cavalieri medievali
Araldica negli scudi di cavalieri medievali

L’araldica, ovvero la disciplina che stabilisce con regola le forme e le figure degli stemmi, trae la sua origine dagli “araldi” che, come si sa, erano figure tipiche dell’ordinamento cavalleresco all’epoca delle crociate.

Avevano vari compiti fra i quali quello di giudice d’arme, nei tornei fra cavalieri. Per garantire l’ordinato svolgimento delle gare annotavano su appositi rotoli o registri le norme, lo stemma e le insegne di ogni singolo cavaliere partecipante al torneo.

Alla nascita delle prime realtà comunali (sec. XII-XIV) risale la consuetudine di assumere stemmi dopo il conseguimento di una certa autonomia, che significava per i comuni anche la definizione d’una personalità giuridica.  … Continua a leggere

 Altri articoli della stessa autrice: in Storia e microstoria

Dolci tipici di Carnevale

Ricetta e storia di tre dolci di origine toscana caratteristici del Carnevale

Berlingaccio in una stampa del XVIII secolo, dove si legge: “È questo il dì che gioia al cuor dispensa con urli, strida, balli e lauta mensa”

Un dolce Berlingozzo per il prossimo Berlingaccio

Carnevale: è tempo di Schiacciata alla fiorentina

I cenci dell’Artusi

Da: Dolci tipici toscani, la loro storia e le loro ricette

Microstoria in cucina: il cibreo, un piatto quasi dimenticato

con ricetta dell’Artusi

Carlo Chiostri illustratore del Pinocchio di Collodi

Dopo la lepre si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici, di starne, di conigli, di ranocchi, di lucertole e d’uva paradisa; e poi non volle altro […] Quello che mangiò meno di tutti fu Pinocchio”  

Carlo Collodi nel suo più celebre scritto dedicato ad un burattino cita un piatto della cucina toscana i cui effettivi ingredienti sono i fegatini e i “fagioli” di pollo (sono così detti gli attributi che fanno del gallo un gallo!) e le creste, il tutto in salsa d’uovo, ma aggiungendone per gioco di fantasia alcuni particolarmente stravaganti come le lucertole e chiamandolo cibreino con un diminutivo che non concorda con l’abbondanza del piatto richiesto dalla Volpe, cui fanno difetto solo le rigaglie di pollo.

E ancora in una sua raccolta di racconti dal titolo “Occhi e nasi”: continua a leggere Il cibreo, un piatto quasi dimenticato

L’abbazia di Sant’Antimo (parte prima)

ovvero un gioiello dell’architettura romanica in val di Starcia tra le crete senesi

di Salvina Pizzuoli 

L’abbazia di Sant’Antimo

A Sant’Antimo occorre andarci, non ci si può passare per caso o capitarci: bisogna prima arrivare a Montalcino e poi scendere nella conca che accoglie l’abbazia tra colli verdeggianti che l’autunno colora col giallo oro dei pampini e i rossi delle foglie caduche, dipingendone i declivi. La natura fa da cornice splendida insieme agli olivi centenari, …Continua

Articolo correlato: Sant’Antimo tra leggenda e mistero (seconda parte)

A Carmignano: la rocca e il Pontormo

Carmignano le mura di recensione all’antica rocca

“Chi visita questa Terra resta sorpreso di non trovare alcun indizio di tante decantate fortificazioni, e di vedere un paese aperto di due borghi staccati, il più alto dei quali conserva il nome di Castello, probabilmente per essere al suo ridosso la semidiruta Rocca”. Così il Repetti nel Dizionario geografico fisico storico della Toscana presentava Carmignano come meglio non si potrebbe.

…continua a leggere         A Carmignano: la rocca e il Pontormo 

Articolo correlato: Sul Montalbano: l’area protetta di Pietramarina e l’abbazia di San Giusto al Pinone

Grosseto, capitale della Maremma

Storia e geografia di una città munita

di Salvina Pizzuoli

La pianura di Grosseto e la foce dell’Ombrone (sec. XVII)

Quella che oggi conosciamo come la fertile piana dove sorge la città di Grosseto ha subito nel corso dei secoli varie e profonde trasformazioni geografiche e di conseguenza storiche: la geografia di un territorio segna e detta le sue leggi modellando e modificando non solo gli ambienti naturali ma influenzandone gli avvenimenti e, in alcuni casi, decretando la disfatta o la nascita di insediamenti umani o alterne vicende legate ora all’una ora all’altra. È questo il caso di Grosseto. … Continua

Visita al Museo delle navi antiche di Pisa: un entusiasmante viaggio nel passato

di Salvina Pizzuoli 

Museo delle navi antiche di Pisa, la nave C

I locali degli antichi Arsenali medicei voluti da Cosimo I Medici, per la costruzione delle galere dei Cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano da lui istituito, e affidati all’opera dell’architetto Bernardo Buontalenti, accolgono quattro delle imbarcazioni ritrovate a pochi passi dalla Torre pendente, nell’area ferroviaria di Pisa-San Rossore, nel 1998.

Il sito, scelto per ospitare via via tutte le navi dopo gli interventi capillari di restauro, ben si presta a questo compito non solo per la capienza, ma soprattutto per l’elegante architettura che lo contraddistingue e lo data, Continua a leggere   Visita al Museo delle navi antiche di Pisa

In Lunigiana: il castello di Malgrate e il borgo murato di Filetto

 

Malgrate, la facciata del castello

Siamo in Lunigiana ricca di storia e di reperti archeologici. Terra di fascino per le sue bellezze naturali, di acque, di boschi e di montagne come le Apuane che si stagliano brune e aguzze. Abitata sin dall’ età paleolitica conserva e custodisce preziose testimonianze di età romana e medievale, tra quest’ultime spiccano i castelli, in abbondanza.

Terra di confine tra la Liguria e l’Appennino, occupa la sezione più settentrionale della Toscana, in provincia di Massa, nel bacino del fiume Magra: da una parte il mare e il fiume che scorre chiaro e impetuoso con le sue limpide acque verso la foce dove anticamente sorgeva Luni da cui Lunigiana, e dall’altra i monti, le Apuane e l’Appennino Tosco Emiliano, in un territorio prevalentemente collinare sui cui cocuzzoli spiccano rocche e borghi murati. …Continua

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