Storia del paesaggio toscano


Ambrogio Lorenzetti – Il Buongoverno (particolare)

Articoli dedicati:

La genesi del paesaggio classico (prima parte)

La genesi del paesaggio classico (seconda parte)

La genesi del paesaggio classico (terza parte)

La genesi del paesaggio classico (quarta parte)

La genesi del paesaggio classico (quinta parte)

Il paesaggio toscano: le case coloniche

La casa colonica di collina: il Chianti e il Valdarno Superiore

Galleria foto: case coloniche delle colline Toscane

Alcune tipologie di capanne della Toscana rurale: capanna cilindro-conica

Alcune tipologie di capanne della Toscana rurale: capanna quadrangolare e capanna maremmana

Giganti di Toscana

 

Francigena


In questi cinque anni tuttatoscana è cresciuta assommando un corposo numero di articoli totali. Il vecchio Indice quindi non risponde più alle esigenze di chi vorrebbe, scorrendolo, trovare, a seconda delle sezioni, l’articolo che lo interessa. Abbiamo pensato allora di crearne uno nuovo che, nelle varie sezioni, accorpi in modo più funzionale gli articoli relativi, per favorire una migliore fruizione al visitatore e al lettore eventuale.

Percorso della Francigena in Toscana

 

Articoli presenti sulla rivista relativi alla Via Francigena in Toscana

Itinerario di Sigerico: il tracciato della via Francigena nella Toscana dell’anno 1000

Sigerico e “l’invenzione” della Francigena

Luoghi e paesaggi della via Francigena in Toscana

Capire il paesaggio della via Francigena in Toscana (prima parte)

Capire il paesaggio della via Francigena in Toscana (seconda parte)

Bagni termali lungo la via Francigena

Lungo la Francigena in Toscana: da Lucca a Luni

La via Francigena in Toscana: da San Miniato a San Gimignano

Lungo la Francigena in Toscana: da Siena a San Gimignano

Lungo la via Francigena: Staggia, Santa Maria a Talciona, San Pietro a Cedda, Abbadia Isola

La via Francigena in Toscana: da San Miniato a Lucca

Altopascio: un antico “ospitale” sulla via Francigena nel segno del Tau

La via Romea: una grande direttrice naturale

Da via Francigena a Strada Regia Romana

L’euforia delle strade antiche e del pellegrinaggio moderno: un po’ di chiarezza

Una variante della Francigena:

La Via del Volto Santo in 10 tappe – A piedi in Lunigiana e Garfagnana

Lunigiana


In questi cinque anni tuttatoscana è cresciuta assommando un corposo numero di articoli totali. Il vecchio Indice quindi non risponde più alle esigenze di chi vorrebbe, scorrendolo, trovare, a seconda delle sezioni, l’articolo che lo interessa. Abbiamo pensato allora di crearne uno nuovo che, nelle varie sezioni, accorpi in modo più funzionale gli articoli relativi, per favorire una migliore fruizione al visitatore e al lettore eventuale.

Articoli relativi alla “Lunigiana”

In Lunigiana: il castello di Malgrate e il borgo murato di Filetto

In Lunigiana: la pieve di Santo Stefano e “Il guerriero” di Sorano

Castel Aghinolfi in Lunigiana

A Codiponte in Lunigiana: un’antica pieve

Il castello del Pignaro e il Museo delle stele (Parte prima: Il castello del Piagnaro)

Il castello del Piagnaro e il Museo delle stele Parte seconda: il Museo delle stele)

Lungo la valle del Vezza: la pieve di S. Maria Assunta di Stazzema

Il mistero delle statue stele in Lunigiana

Antona, antico e suggestivo borgo della Lunigiana

Antona nelle foto di Enio Bravi

Gualdo nella val di Serchio

Luni, nell’antica Etruria

Luni tra storia e leggende

I mosaici romani di Luni

La genesi del paesaggio classico (quinta parte)


Dalle fonti antiche e secondo l’osservazione dell’antropologo

Con particolare riguardo al paesaggio toscano

di Giovanni Caselli

Rosa di Damasco o bifera

Per quanto riguarda i fiori del giardino vi erano diverse varietà di rose, come la famosa rosa di Damasco (Rosa bifera), altre varietà venivano dal Caucaso e dalla Persia. Erano famosi i giardini di rose di Paestum. Il giglio bianco (Lilium) venne dall’Asia occidentale in Grecia e poi in Italia. Nei giardini etruschi e romani vi erano narcisi e giunchiglie, la verbena e l’acanto. Vi erano anche l’assenzio, il piretro, la mandragora e l’elleboro velenoso, oltre alla cicuta.

Camminando per le stradelle sterrate della Toscana non mancheremo di riscontrare presso i fossi e i margini della via, queste erbe e alberi, che se oggi servono solo da ornamento, essi formavano un tempo parte integrante della cultura e dell’economia di ogni giorno.    … continua a leggere   La genesi del paesaggio classico

Cos’è il Mugello (seconda parte)


di Giovanni Caselli

continua dalla Parte Prima

Il verde Mugello

Vi sono poi molti fedeli del Comune di Firenze, i guelfi, ciò hanno di mostrato in molti casi con le loro buone azioni. E fra le altre cose, coll’aiuto e volontà del nostro Comune e colla loro buona sollecitudine, si sono adoperati contro i tirannici Ubaldini, ghibellini, nemici e ribelli de’ guelfi e del Comune di Firenze: e con questi si ritrovarono più volte a molte zuffe assieme ai nostri consorti che abitavano nel Mugello e che avevano subìto molti danni nelle persone e nei loro averi. E così questi paesani sono stati tenaci e fedeli devoti del Comune e mai hanno voluto ascoltare le molte promesse e accettare i gran doni fatti loro dai detti Ubaldini per corromperli: essendo sempre stati contro di loro per difesa delle terre e fortezze, mai è occorso darle in guardia se non ai nostri paesani, che hanno sempre seguito con amore e con zelo la trionfale insegna del nostro Comune assieme alla cattolica insegna dei venerabili guelfi.

 … continua a leggere    Cos’è il Mugello

Paesaggi della Leopoldina da Fercole a Monte Antico


Percorriamo un breve incantevole tratto della strada detta Leopoldina, realizzata dal Granduca Leopoldo di Lorena.

Tracciato lungo la Via Leopoldina da Fercole a Monte Antico

Dall’abitato di Fercole, nei pressi di Casal di Pari, si imbocca la sp 140 Leopoldina in direzione Casenovole scendendo fino  al caseggiato rurale di Poggio La Pila per poi proseguire per 1,2 km tra cipressi, roverelle e lecci fino al suggestivo viale di cipressi che conduce al castello di Casenovole. Si continua attraverso un paesaggio che spazia sulle colline circostanti, con boschi e terreni coltivati, fino al crinale che sovrasta la vallata dell’Ombrone  in direzione di Monte Antico. Superato il castello la strada discende verso Monte antico scalo, lambisce la stazione ferroviaria e lungo la piana dell’Ombrone raggiunge Paganico. … vai alle foto del percorso

Articolo dedicato: I castelli di Casenovole e Monte Antico lungo la “Leopoldina”

 

Storia e paesaggio della val di Merse


Ombrone senese e Merse (clicca sull’immagine)

MERSA, MERSE (Mersae fl.) – Fiume di second’ordine fra quelli della Toscana, poiché le sue acque si perdono in un fiume maggiore (l’Ombrone senese) dopo aver con giri tortuosi solcato profondamente una lunga vallecola, da cui le derivò il nome che porta della Mersa. Ha origine questa fiumana sul fianco orientale dei poggi di Prata a ostro di quello di Montieri, ad una elevatezza all’incirca di 900 braccia[circa 526 m] sopra il livello del mare Mediterraneo, nel grado 28.° 40’ longitudine e 43° 5’ 5’’ latitudine. Nelle sue prime mosse corre da libeccio a scirocco fra i poggi di Montieri e Boccheggiano ricevendo i tributi, a destra dal torrente Sievoli che precipita dalle pendici meridionali del poggio di Montieri, e a sinistra dai borri e rivi minori che fluiscono dai fianchi settentrionali dei monti di Boccheggiano. Di là per una via sassosa, aperta fra profonde ripe, la Merse dirigesi sotto Chiusdino, a piè del cui poggio scaturiscono di mezzo al suo letto copiose polle di acqua perenne, in guisa che cotesta località porta il nomignolo di Vene della Merse.

Costà presso la fiumana cambia direzione voltando prima da grecale finché presso il diruto tempio della badia di S.Galgano sotto Montesiepi accoglie la Feccia. Fatta onusta di acque da quest’ultimo torrente la Merse scorre intorno all’ultimo sprone meridionale della Montagnuola di Siena, in guisa che dal lato di ostro e poi dalla parte di levante lambisce i piedi al poggio della Pentolina per entrare in Val di Rosia, dove accoglie il torrente omonimo, e poco dopo quello di Serpenna.

Bacino del fiume Merse (clicca sulla carta)

A quest’ultimo confluente la Merse, dopo aver serpeggiato per Val di Rosia da libeccio a grecale, e quindi dal lato di levante, si piega bruscamente sotto il poggio d’Orgia nella direzione da settentrione a ostro scirocco per passare sotto il Ponte a Macereto; al di là del quale bagna a sinistra i piedi ai poggi di Murlo, e alla sua sinistra rode quelli del villaggio di Tocchi. – Cammin facendo fra cotesta profonda gola, la Merse lascia un miglio al suo levante i Bagni di Petriolo, dove accoglie alla destra il tributo del torrente Farma, e finalmente un miglio o poco più in avanti le acque della Merse, giunte sotto il grado 29.° 1’ 6’’ longitudine, e 43.° 5’ latitudine, si accomunano con quelle dell’Ombrone senese dopo aver percorso un giro tortuosissimo di 50 in 60 miglia toscane[1,608 km] quasi sempre fra rocce secondarie stratiformi rese per la maggior parte semicristalline da un’azione plutoniana, in mezzo a terreni terziarii marini sparsi di profondi depositi di calcarea concrezionata (travertino), e fra banchi frequenti di ciottoli e di ghiaje conglomerate a guisa di pudinghe.

(Emanuele Repetti, “Dizionario geografico fisico storico della Toscana”)

Articoli dedicati:

I mulini della val di Merse

Montieri e le attività estrattive della val di Merse

Il castello di Montarrenti

Boccheggiano e le “Roste”

Chiusdino

San Galgano abbazia

Una spada nella roccia e l’eremo di Montesiepi

Murlo di Vescovado: un castello tra la valle del Merse e dell’Ombrone senese

Nella val di Merse: il chiostro di Santa Mustiola a Torri

Nella val di Merse: la pieve a Ponte allo Spino

Nella val di Merse: la rocca di Crevole e la pieve di Santa Cecilia

Nella val di Merse: San Lorenzo a Merse

Nella val di Merse: Ponte a Macereto e Tocchi

Il caso di Murlo

A Murlo c’è un Museo… da visitare

La leggenda della Rocca di Crevole

Castel di Pietra e la leggenda della Pia

La leggenda della Pia nelle ottave di due toscani dell’Ottocento

Bagni di Petriolo

Le due direttrici storiche della Val di Merse: la strada Consolare Grossetana e la via Massetana

 

Pasquetta in vetta: cronaca di un’escursione a piedi nei boschi di Rincine (Londa)


di Salvina Pizzuoli  

Clicca sull’immagine per ingrandire

Siamo tutti puntuali al Centro Polifunzionale dell’Unione Comuni Valdarno e Valdisieve,  punto di ritrovo della nostra escursione.

Siamo numerosi, un bel gruppone variegato dove non mancano giovani e giovanissimi.

In testa alla cordata la nostra guida, Caterina Gori, e iniziamo la salita sotto un cielo ancora un po’ imbronciato, ma le previsioni ci fanno sperare in una bella giornata di sole. Il percorso è di circa dieci chilometri con un dislivello di quattrocento metri: detto così potrebbe intimorire, ma in realtà il cammino è comodo su ampi sentieri e la salita agevole. Un percorso naturalistico che conserva traccia della sua storia e delle sue trasformazioni.

Come ci ha anticipato la nostra guida ci muoveremo infatti su tre tipi di viabilità strettamente legate alla storia del territorio:

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Il cimitero di nonna Lucia a Bolgheri


di Barbara Carraresi

 

Bolgheri, il viale dei cipressi cantato da Carducci nella celebre ode “Davanti a San Guido”

Di cima al poggio, allor dal cimitero,

giù de cipressi per la verde via,

alta, solenne, vestita di nero

parvemi riveder nonna Lucia

(da Carducci, Davanti a San Guido)

Era una donna forte Lucia Galleni, nonna di Carducci. Lo si capisce dai versi della poesia “Davanti San Guido” ma anche dalla statua eretta in suo onore nella piazza centrale del paese ad opera dello scultore Flavio Melani. … Continua