La storia di Bibbiena fino al Settecento

di Giovanni Caselli

Bibbiena, Palazzo Dovizi
Bibbiena, Palazzo Dovizi

Bibbiena è definita nei giornali locali “capoluogo di vallata”, probabilmente perché come centro urbano ha, o aveva, tutte le strutture necessarie ad un centro urbano oltre inclusi i necessari servizi pubblici per essere tale. Se il nome è di origini etrusche e probabilmente lo è, ciò non pare corroborato dall’archeologia. Sotto le case e le cantine c’è il “pancone marnoso”, erroneamente chiamato “tufo” cioè terra solida vergine del fondo del lago pliocenico salvata dall’erosione da rocce di calcare sottostanti. Dal nome personale Vilpnei poi latinizzato in Viblena e nel 979 Beblena, quindi nell’XI secolo Biblena. I toponimi e la piccola necropoli etrusca identificata e localizzata sul pendio occidentale della collina di Lonnano che domina il santuario di Santa Maria del Sasso, confermano che un insediamento etrusco in zona vi fosse davvero. Se vi era un tale insediamento questo era sicuramente sul colle detto “Le Monache”, ma il toponimo del colle è Lontrina (di radice etrusca, niente a che vedere con le lontre), dove si è recuperato il manufatto più antico visibile ad oggi. … continua a leggere  Bibbiena: dalle origini all’epoca del Grand Tour

Altri articoli dedicati al Casentino

San Quirico nella val d’Orcia

San Quirico d’Orcia, porta dei cappuccini

Siamo nel cuore della Val d’Orcia il cui paesaggio culturale è stato riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità. In effetti trascorrere all’interno di questo scenario morbido e ondulato, punteggiato com’è da antichi borghi medievali, attraversato da acque cantate che contribuiscono a farne ricche le terre coltivate e non per ultimo, le impronte lasciate lungo la sua storia millenaria, ne fanno davvero un gioiello da non perdere. Un posto particolare appartiene a San Quirico che come in uno scrigno conserva, all’interno della sua antica cerchia con ben quattordici torri ben conservate, le vestigia di un’epoca che non smette di incantare uomini d’ogni tempo.

Entriamo dall’elegante Porta dei Cappuccini a forma di torrione poligonale. Pochi passi lungo stradette lastricate tra file di abitazioni d’impronta medievale ci conducono alla chiesa di San Francesco o di Santa Maria di Vitaleta … continua a leggereSan Quirico d’Orcia

I tesori architettonici di Tarquinia (seconda parte)

di Salvina Pizzuoli

Tarquinia,  palazzotto (XV secolo) è sede oggi dell’Archivio Storico Comunale

Seguiamo il percorso e, seguendo via Della  Ripa, entriamo in Piazza Marini dove un palazzotto (XV secolo) è sede oggi dell’Archivio Storico Comunale sulla cui facciata spiccano caratteri rinascimentali insieme a quelli gotici; accanto un abbeveratoio-lavatoio dei primi del Novecento, è uno dei due rimasti ancora in città.

… continua a leggere Tarquinia: la città vecchia e le sue bellezze architettoniche (seconda parte)

Fosdinovo e il Castello Malaspina

di Salvina Pizzuoli

La prospettiva di Fosdinovo è fra le più deliziose che presentino le vaghe colline formanti cornice al littorale di Sarzana, non escluse quelle che fanno corona al magnifico golfo di Luni […]. Il suo clima è temperato, l’aria è balsamica, i prodotti del suolo squisiti, la vegetazione vigorosa e variatissima, a partire dall’albero indigeno della montagna, il castagno, sino alle piante delicate dei giardini. Formano un magico contrasto con una variata e rigogliosa vegetazione le scoscese e nude cime del monte Sagro nel carrarese, le quali cime sovrastano dal lato di levante al paese di Fosdinovo

La bella descrizione si deve allo storico ottocentesco Emanuele Repetti che nel suo Dizionario raccoglie notizie storiche e geografiche di tutti i centri, grandi e piccoli, della terra toscana. Oltre alla descrizione relativa alla magnifica posizione geografica, che fa di Fosdinovo un piccolo borgo medievale incastonato nel verde delle colline che si aprono a ventaglio alle sue spalle, in uno scenario sovrastato dietro ad esse dalle poderose e grigie cime delle Alpi Apuane addolcito dalla prospettiva marina che gli si apre dinnanzi, non manacano le notizie storiche che riguardano il poderoso maniero che si erge maestoso su un costone di roccia. … continua a leggere Castello Malaspina a Fosdinovo

Serravalle Pistoiese

di Salvina Pizzuoli

Serravalle Pistoiese, il castello

A cavallo tra due valli, dell’Ombrone Pistoiese e del Nievole, occupa la cima di un cucuzzolo delimitato da due torri antiche: la prima a sinistra, quando si entra per la Porta Gabella, la cosiddetta Nuova per distinguerla dall’altra, di fronte all’estremità opposta dell’abitato, detta Vecchia, ma entrambe sono comunque datate; la Nuova iniziata intorno al 1318 e l’altra che porta il nome di Barbarossa, innalzata intorno al XII secolo. Ed è proprio la torre Vecchia ad attrarre il visitatore dato il suo svettare sulla valle percorrendo l’autostrada Firenze Mare. Un territorio che non solo attrae ma che ha molto da offrire in opere e antiche vestigia. … continua a leggere Serravalle Pistoiese: due antiche torri e non solo

Tarquinia: Santa Maria in Castello

Tarquinia, Santa Maria in Castello, abside

La sua storia si perde nel medioevo quando ne fu iniziata la costruzione nel 1121. La sua elegante facciata si apre all’interno del comprensorio murario fortificato su un ampio spiazzo su cui si eleva una torre  gentilizia, la più alta della città. Colpisce della sua struttura la bella bifora che sovrasta i tre ingressi di cui quello centrale è il principale come mostra la particolare ornamentazione che merita di essere ammirata da vicino. Qualificata e firmata come opera cosmatesca si articola in motivi geometrici e musivi. Una breve digressione da dedicare all’attività dei cosmateschi: con questo termine si indicano gli artigiani che nei secoli 12° e 13° operavano manufatti in marmo caratterizzata da motivi geometrici inseriti in zone decorate in marmo bianco di cui detenevano il monopolio di quelli antichi, alternate a motivi policromi a mosaico. … continua a leggere Santa Maria in Castello

Lastra a Signa

di Salvina Pizzuoli

Lastra a Signa, cinta muraria
Lastra a Signa, cinta muraria

Le prime documentazioni datano tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo la presenza di un insediamento in felice posizione: il fiume, il Porto di Mezzo, il ponte sull’Arno, l’antica via Pisana, le cave di arenaria nelle colline limitrofe a cui aggiungere, non lontana, la presenza di un nucleo urbano in grande espansione quale era quello di Firenze. La denominazione di “lastra” gli deriva probabilmente dalla presenza delle cave anche se si affiancava in origine a quello di Gangalandi dal nome di una famiglia di conti e signori feudali che dominava sul territorio. Sarà comunque la vicinanza di Firenze a tracciare la storia dell’insediamento quando nel XII secolo si sostituirà al potere dei signori locali con la volontà di costituire una serie di baluardi lungo la via Pisana a difesa da attacchi esterni e a tutela delle attività commerciali che si svolgevano nel Porto di Mezzo, importante scalo fluviale per merci destinate all’approvvigionamento di Firenze e, verso Pisa, per i traffici marittimi, con la viabilità garantita per le altre destinazioni dalla presenza del ponte sull’Arno. … continua a leggere Visita al centro storico di Lastra a Signa, un borgo murato

La torre e il castello delle Rochette

di Salvina Pizzuoli

tratto da: A. Ferrini S. Pizzuoli, Da Rocchette a Bocca d’Ombrone: luoghi storia personaggi ParvaLicetEdizioni 2026

La torre delle Rocchette
La torre delle Rocchette

Siamo lungo il litorale toscano e precisamente, come lo colloca geograficamente il Repetti, tra il promontorio o capo della Troia ed il castello di Castiglion della Pescaia.

Siamo in Maremma a pochi chilometri da Castiglione della Pescaia: a sinistra un ampio e lungo litorale sabbioso, davanti a noi un mare limpido e trasparente, a destra uno sperone di roccia proteso sul mare e in alto, sospesa tra cielo e acque, una torre circondata da un recinto irregolare in muratura, l’antica torre d’avvistamento, la torre delle Rocchette. È un castelletto ridotto ad una torre guardacoste sebbene da essa prendesse il nome una distrutta chiesa plebana, siccome lo prende tuttora un piccolo padule detto del Pian di Rocca. Così la descrizione del Repetti nel suo Dizionario dove ha fotografato geograficamente e storicamente paesi e borghi e città della Toscana, senza tralasciare neanche il più piccolo agglomerato. … continua a leggere La Torre delle Rochette

Il borgo medievale di San Michele in Alta Garfagnana

di Salvina Pizzuoli

Mappa San Michele e Piazza al Serchio

Un torrente di limpide acque scroscianti tra i sassi del greto, un ponte a schiena d’asino a un solo arco, databile tra il XIII e il XIV secolo, due agglomerati urbani uno su un poggio e l’altro più in basso con il torrente, Acqua Bianca, appellativo che sottolinea le sue precipue caratteristiche, che li separa: siamo a San Michele tra Piazza al Serchio e Nicciano. Un bel torrente che, attraversato  San Michele,  confluisce nel Serchio di Gramolazzo poco sopra il borgo. Se già di per sé gli elementi indicati evocano un paesaggio suggestivo, il  ponte medievale di pietra lo lega alla storia del territorio, una storia lontana e ancora presente e attestata in quel piccolo borgo e nel suo antico ponte.

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I conti Guidi e il Casentino (6)

di Giovanni Caselli

Aspetti della società

Il personale del Conte

Miniatura della caccia col falcone

Originariamente il personale del Conte – i familiares – era di origini germaniche come la maggior parte dei contadini e dei pastori che lavoravano sulle sue terre. Questa era una società coesa, con antiche radici nella terra, ereditate dagli Etruschi assieme ai nomi di luogo. Fra Trecento e Quattrocento la netta divisione fra società comitale e società borghese si era sfumata, ma le figure principali legate al Conte e alla sua famiglia erano, secondo la tradizione centro asiatica, sempre le stesse: il cuoco, il falconiere, gli addetti ai cavalli, i valletti e servitori, le guardie armate della scorta che si chiamavano donzelli.
I familiares potevano essere assai numerosi, una cinquantina, secondo i documenti. Il personale apparteneva a famiglie fidate che di regola facevano lo stesso servizio di generazione in generazione. Una di queste famiglie, come vedremo più avanti era quella del Bardi/Soldani ed abbiamo informazioni indirette che lo stesso ruolo avesse la famiglia Caselli. I Caselli erano donzelli di Matilde di Toscana e vivevano attorno a Canossa. Quando Matilde adottò Guido Guerra, gli assegnò qualche Caselli come donzello ed è così che questa famiglia si stabilì anche in Romagna e in Casentino.Erano frequenti a corte le presenze di ospiti del Conte, che erano spesso illustri studiosi, letterati o giuristi, alcuni dei quali rifugiati politici, che potevano rimanere al castello anche per lunghi periodi … continua a leggere Poppi e il Casentino dei Guidi