I Puccini e la tradizione musicale di Lucca* (Prima parte)

Giacomo Puccini, gli esordi a Lucca tra sacro e profano* (Seconda parte)

A Lucca la musica,  non solo liturgica,  aveva tradizioni antiche e  tutto faceva capo alla Cappella di Palazzo (1543-1805);  l’istituzione,  fino alla sua abolizione da parte del governo provvisorio di Elisa e Felice Baciocchi,  gestiva la vita musicale della Repubblica oligarchica lucchese in quanto pagava direttamente un maestro di Cappella e un gruppo di musicisti che dovevano partecipare a tutti gli eventi pubblici e privati, tra cui le celebrazioni delle Tasche (il periodo delle elezioni dei supremi magistrati della Repubblica oligarchica, gli Anziani),  e quelli  liturgici; tutte le rappresentazioni eseguite erano alle dipendenze dirette del governo che sosteneva le spese necessarie.

Lucca, monumento a Giacomo Puccini
Lucca, monumento a Giacomo Puccini

Questo evidente intreccio tra musica e potere, come sottolinea la studiosa Biagi Ravenni, serviva per organizzare il consenso politico in quanto la Cappella era al servizio dello Stato lucchese. L’interessante tesi della studiosa, suffragata da ricerche capillari e precise, mette in luce un fenomeno non nuovo, ma che a Lucca  fu particolarmente esteso; si protrasse nel tempo a prescindere dalle varie forme di potere che si succedettero nei secoli,  fino ad arrivare addirittura al Granducato sotto Leopoldo II d’Asburgo-Lorena che annesse Lucca nel 1847. La studiosa ritrova in questo impegno e servizio della Cappella Palatina il motivo della straordinaria ricchezza della tradizione musicale lucchese. Se poi teniamo presente che i servizi della Cappella si estendevano al contado e comprendevano la formazione dei musicisti, ci rendiamo conto di quanto la cultura musicale lucchese,  penetrando capillarmente il territorio, abbia necessariamente lasciato  in un tempo così  lungo una precisa impronta. C’è inoltre da considerare che essendo i musicisti gli stessi che celebravano sia le manifestazioni pubbliche che quelle private, ad essi veniva richiesta una produzione che comprendesse sia l’ambito sacro che quello profano. Dal   ‘700  inoltre anche il Teatro Pubblico entrò a far parte del centro della vita sociale della comunità cittadina. La contaminazione tra musica sacra e profana era inevitabile; ciò risulta ancora più evidente per quanto concerne la musica organistica che aveva perso il senso liturgico e di avere madornali improprietà di linguaggio sin  dalla metà del ‘700 quando aveva ceduto allo stile galante.

Ritratto di Giacomo Puccini (1712-
Ritratto di Giacomo Puccini (1712-1781)

Va inoltre sottolineato che a Lucca la pratica organistica fu vitalissima come oggi  documentano i manoscritti del fondo Arrosti che conservano quelle di autori del territorio lucchese,  un’area che aveva reso illustre la tradizione inaugurata dai Guami, valenti organisti di origine lucchese (la loro formazione avvenne comunque in San Marco a Venezia, uno dei più prestigiosi istituti musicali d’Italia). Nel XVI secolo,  Gioseffo Guami (1540 ?-1611) che dal 1586  fu organista in San Marco (insieme a Gabrieli al secondo organo),  importò nella città natale, dove sarà organista di San Martino nel 1591, la moda veneziana della policoralità. Le sonate sia di Guami che di Gabrieli derivano infatti non dalla canzone francese, ma dalle musiche policorali da chiesa, sebbene compaiano in esse alcune parti fugate che permettono di  risalire alla canzone profana; così si legge in La famiglia dei Guami di Alfredo Bonaccorsi in Maestri di Lucca. La policoralità  prevedeva infatti l’uso di più gruppi di strumenti e cantori che suonavano e cantavano in contemporanea alternandosi o imitandosi. L´organo  lucchese, per quello che riguarda la struttura fonica, continua a non differire molto da quelli rinascimentali, sia per dimensioni che per numero di registri; veniva infatti utilizzato solo per la realizzazione del cosiddetto basso continuo in modo da unire la composizione dal punto di vista armonico senza sovrastare timbricamente il risultato generale. Tra il XVIII e il XIX secolo Giacomo Puccini  (1712 -1781), il figlio Antonio Puccini (1747 – 1832) ed il figlio di quest’ultimo, Domenico,  avi del famoso Giacomo, monopolizzarono le attività cittadine

Ritratto di Antonio Puccini (1747
Ritratto di Antonio Puccini (1747-1832)

prestando servizio come maestri di Cappella e organisti nella Cattedrale tramandandosi il compito attraverso l’usanza della sopravvivenza, una specie di ereditarietà. In questo periodo sulle cantorie degli organi si accalcano spesso moltissimi musicisti; le composizioni, anche di notevole durata, riguardano tutti i momenti liturgici e usufruiscono di tutte le forme utilizzate nella contemporanea musica teatrale: solisti, gruppi corali o sola musica orchestrale. Un evento culturalmente cruciale a Lucca sarà  l´arrivo delle truppe francesi nel 1799; quest’ultimo porrà fine alla Repubblica oligarchica  e alle sue secolari istituzioni musicali e vedrà il succedersi di governi diversi:  dalle Repubbliche democratiche al governo provvisorio Baciocchi, all’elezione di Maria Luisa di Borbone (reggente di Carlo Lodovico) e quindi al Granducato. La Cappella Palatina venne sciolta (1805, per volere dei Baiocchi), due dei tre seminari vennero chiusi, furono soppresse chiese, conventi, congregazioni religiose e confraternite; pesante conseguenza di tali drastiche restrizioni fu la gravosa diminuzione delle occasioni di lavoro per i musicisti e provocò la dispersione di quel notevole patrimonio culturale che fino a quel momento la città aveva potuto conservare integro.

Ritratto di Domenico Puccini 1772
Ritratto di Domenico Puccini 1772-1815)

La dinastia dei Puccini  continuò con Domenico (1772-1815) che fu mandato a Bologna a studiare contrappunto per poi completare la sua formazione a Napoli con Paisiello in campo operistico. Con la soppressione della Cappella di Palazzo egli dovette adattarsi alla nuova realtà che gli chiedeva di comporre anche in tempi brevi e in più generi: messa sacra, musica da camera, opera e concerto, fino all’opera seria e la farsa, genere allora alla moda. La contaminazione tra i generi sarà evidente nel suo Te Deum che fu composto in occasione della celebrazione della resa di Genova; oltre la messa solenne nella Cattedrale vennero organizzate anche una serie di manifestazioni  per le strade della città e la sera al Teatro Pubblico. Colpisce in questa composizione di Domenico l’uso di una banda militare e il ritmo a fanfara e marcia. La nascita della Cappella di corte e di cappelle minori, volute da Elisa Baciocchi alla quale bastava avere Paganini (a Lucca dal 1805) e pochi altri solisti, determinò la soppressione di quelle precedentemente esistite. Con l’avvento del regime baciocchiano-napoleonico la situazione culturale e musicale a Lucca era molto cambiata: erano state chiuse e soppresse varie istituzioni anche secolari con incameramento dei beni ecclesiastici e la sostituzione della Cappella di Palazzo, come già detto, con cappelle minori. Gli organi delle chiese soppresse venivano venduti all’asta e finivano nel contado oppure venivano distrutti per vendere lo stagno ed il piombo delle canne; inoltre molti archivi musicali furono dispersi. Alla caduta di Napoleone, in regime di  Restaurazione,  la vita religiosa, con le attività ad essa collegate, vive un momento di rinascita, ma comunque in misura limitata rispetto al passato. A queste mutate condizioni economiche fa riscontro un notevole cambiamento anche nella costruzione degli organi: dagli strumenti classici italiani a pochi registri del Settecento si iniziano a costruire organi di concezione nuova con molti registri di concerto, che riproducono idealmente le sonorità dell´orchestra; la maggior parte delle comunità parrocchiali non hanno infatti più la possibilità di pagare frequentemente dei gruppi strumentali che venivano pertanto sostituiti da organisti che necessitavano di uno strumento in grado di emulare le diverse timbriche tipiche di un’orchestra. La nuova sovrana Maria Luisa di Borbone e poi Carlo Lodovico danno nuovo impulso alla cultura musicale lucchese: istituiscono la Cappella Ducale, numericamente più consistente di quella Palatina, per solennizzare alcune festività religiose e, accogliendo il progetto Pacini,  fondano una scuola musicale che sarà realizzata nel 1842. A Lucca resta come unica istituzione musicale di un certo prestigio la Cappella Ducale. Con la fine del Ducato di Lucca, nel 1847, il governo cittadino si accolla l´onere del mantenimento della Cappella, ma ormai la maggior parte dei musicisti che aspira a una carriera professionalmente gratificante cerca di affermarsi nel settore teatrale.

Michele Puccini padre di Giacomo Puccini
Michele Puccini padre di Giacomo Puccini

Con il Granducato si avviò quel processo di separazione tra ambito sacro e teatrale che si realizzò definitivamente in seguito,  con l’ abolizione della Cappella e la sopravvivenza della Scuola. Lucca comunque continuava a vantare una degna tradizione di perizia compositiva in campo liturgico. Michele Puccini, padre di Giacomo, e allievo di Santucci, aveva meritato una voce piuttosto dettagliata nel supplemento di Arthur Pougin alla Biographie Universelle des Musiciens di Fétis, anche se come accademico ed insegnante piuttosto che come compositore originale. Le sue Messe, con la complessa condotta delle voci e l’indipendenza che concedono all’orchestra, furono frequentemente riprese negli anni in cui Giacomo era studente a Lucca; le composizioni del padre erano,  ad ogni modo,  troppo rigide e severe per essere servite come modello per la sua Messa a 4 voci;  Giacomo sarà comunque portatore della storia musicale di Lucca e delle tecniche apprese nella sua città natale. Una Messa in Sol per quattro voci soliste e coro fu  composta anche dal suo insegnante Carlo Angeloni,  allievo di Michele Puccini. Questa composizione, scritta intorno alla metà dell’800, prevedeva un’orchestra con quattro corni, quattro tromboni, due trombe, il raddoppio di tutti i legni e di conseguenza l’aumento di tutti gli archi. La Messa di Angeloni è più semplice di quella di Michele e le sue idee sono meno austere, con profili regolari ed armonie seducenti. Anche se non si tratta affatto di un capolavoro, la Messa di Angeloni offre al suo allievo diversi spunti.

Albina Magi, madre di Giacomo Puccini
Albina Magi, madre di Giacomo Puccini

A Giacomo l’abilità di operare il cambiamento dal settore prevalente della musica sacra, come era avvenuto per i suoi antenati, a quello della musica operistica, del quale diverrà uno dei maggiori esponenti.

 

 

 

 

 

 

*Liberamente tratto da: “Alle radici del sacro in Puccini” di Tomaso Ferrini in:

Atti della giornata di studio del 20 luglio 2010 “Tra Bach e Santucci, itinerari del Festival organistico “Città di Camaiore”                               

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