di Giovanni Caselli

Modena: la città ha nome etrusco, forse a ricordo della dominazione di questo popolo dal VI al IV secolo a.C.. Gli etruschi si stabilirono in un territorio abitato da popolazioni probabilmente liguri, il loro dominio durò solo due secoli, fino all’arrivo dei Galli Boi. Nel 183 a.C. Mutina divenne colonia romana e i coloni centuriarono il territorio dando assetto stabile alla strada che doveva diventare la Via Aemilia, iniziata quattro anni dopo.

I Ligures Frinates, abitanti dell’alto Appennino, spesso attaccavano le campagne della colonia, alternandosi ai Galli Boi, per cui la giovane città romana non ebbe pace. Le lotte interne si aggiungevano agli assalti dall’esterno. Durante l’Impero vi fu un periodo di prosperità, ma la città soffrì ancora sotto Costantino durante la guerra contro Massenzio, all’inizio del IV secolo. Dopo inondazioni causate dagli affluenti del Secchia e del Panaro, la città fu abbandonata e gli abitanti si spostarono a Cittanova. Rimasero solo dei religiosi a custodire le reliquie del patrono san Geminiano nella piccola basilica.

Antefisse rinvenute nell’area del santuario di Cittanova sulla via Emilia, fine III – inizio II sec. a.C. Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena.

Verso il X secolo la città gradualmente risorge attorno al vecchio centro, nel quale si riconosce bene l’impianto isodromico romano. La Via Emilia conserva il suo nome attraverso la città attuale.

La colonia romana fu fondata nel 183 a.C., ma il luogo era abitato fin dall’Età del Bronzo medio. Nel 1200 a.C. vi fu una crisi demografica per cui la popolazione sembra svanire, per ricomparire in forze nell’Età del Ferro, IX sec., con la facies Villanoviana. Poi con la colonizzazione Etrusca, attorno al 600 a.C., compaiono numerose fattorie che mettono a coltura vasti tratti della pianura lungo la direttrice Emilia e le sue traverse.

Con la colonizzazione romana si accentuano le zone intensamente sfruttate e si moltiplicano le fattorie.

Nel 1987 fu scavata a Modena un’abitazio

Esempio di centuriazione nella campagna modenese

ne etruscha del V secolo a.C.. Una casa absidata, con piccolo portico sul lato corto opposto. Questa tipologia dimostra ancora una volta come le abitazioni tradizionali in Italia si diversificassero a seconda della cultura a cui appartenevano le popolazioni ruarali e non a seconda della cultura egemone dominante l’area. La casa di Modena appartiene a una tipologia che oggi sopravvive in Provenza ed è probabile che le popolazioni soggette agli Etruschi nell’area di Modena fossero Liguri e quindi appartenenti a un’area culturale che comprendeva anche parte della Provenza.

Dopo Mutina la Via Aemilia perde la sua rettilineità, per ritrovarla poco dopo, spostata di alcuni gradi verso sud ovest. L’esatta ubicazione delle sede stradale romana in questo punto è dubbia. Sul Secchia vi era la stazione di Pons Secia, o Mutatio Ponte Secies (Ponte Secchia) poi il rettifilo portava a Regium Lepidi (Reggio nell’Emilia) che nel suo stemma cittadino porta il marchio del Senato e del Popolo di Roma: SPQR.

Ricostruzione digitale di Regium Lepidi

Era dapprima una ‘terramara’, poi presa dagli Etruschi e quindi dai Galli. I Romani la ridussero a colonia o municipio durante il secondo consolato di Marco Emilio Lepido, ma il suo ruolo fu sempre e soprattutto quello di stazione viaria. L’impianto urbano è riconoscibile e la Via conserva il suo nome attraverso la città. Dalla città una via conduceva a Brixellum, sul Padus. Prima del fiume Incia (Enza) si trovava la stazione di Tannetum, testimoniata da iscrizioni, e ruderi romani Presso Sant’Ilario d’Enza.

Dopo 7 miglia è Parma che prende il nome dal fiume che la traversa. Anche Parma ha forse origini preromane, ma fu con la colonia di Parma Iulia Augusta, stabilita nel 183 a.C., che nacque la città, analogamente e contemporaneamente ad altre della Via Aemilia. La città prese i suoi nomi da Cesare e da Augusto che la abbellì con templi ed edifici pubblici di marmo lunense. La città era collegata a Luna, in Etruria, con ben due strade, quella che doveva divenire molto attiva dall’epoca longobarda: la Via di Monte Bardone, e un’altra, diretta a Luca, per la Garfagnana. Con quel marmo furono ornati l’arco trionfale, il teatro, l’anfiteatro e la basilica.

Il cristianesimo vi si diffuse subito dopo la pace costantiniana, ma la città incominciò a decadere dalla fine del IV secolo, come le altre sorelle della Via Aemilia.

Solo con Teodorico vi fu un effimero rifiorire, poi soffrì con Totila. Nel medioevo la città godé di un periodo di notevole splendore. La città romana si trovava sulla destra del fiume e se ne riconosce bene il reticolo, la Via Aemilia in città si chiama Strada Mazzini e Strada della Repubblica. Il Museo Nazionale d’Antichità conserva numerosi reperti da Parma e dintorni; in particolare dalla città romano-ligure di Velleia, che si trovava sulle colline fra Parma e Placentia. Anche da Parma si raggiungeva il Padus a Brixellun, per collegarsi a Mantua, Verona e Cremona.

Pianta della città di Parma nel 1832 da cui si evince il quadrilatero dell’antica struttura romana

Lasciata Parma, dopo il Taro, sopra la Via si vede Noceto che è un antico sito preistorico, poi romano, prima di Fidentia. E’ questa una fondazione romana che divenne municipio della tribù Pollia nel I secolo a.C., ma come città non ebbe fortuna, dal III secolo si ridusse a vicus di Parma e divenne Fidentiola. Nel Medioevo fu un importante bivio, quando prese il nome di Borgo San Donnino, perché era qui la Via di Monte Bardone lasciava l’Aemilia per Luni e Lucca. Il nome le derivò da Donninus, un soldato cristiano dell’imperatore Massimiano, che fu martirizzato sul fiume Stirone, presso Fidentiola, nel 291.

A nove miglia romane da Fidentia si trova un’altra cittadina di origine romana: Florentia. L’ambizioso nome non venne però a fruizione e la città, nel VI secolo, ripiegò sul più modesto appellativo di Florentiola in onore di Fiorenzo di Tours che, transitando per la Via Romea, si fermò qui e compì un miracolo. La città di Velleia si trova sulle colline dell’entroterra, assai vicina.

Pontenure, prima di Placentia prende il nome dal torrente Nure ed era l’ultima stazione romana sulla Via Aemilia, prima del ‘capolinea’. Un pavimento a mosaico, recuperato a Pontenure nel secolo XIX è conservato nel museo di Parma.

Articoli correlati:

Località della Via Aemilia: Rimini e Bologna

Via Popilia: Rimini-Hatria