Località della Via Aemilia:

La via Emilia da Rimini a Piacenza

Ariminum , come diciamo altrove nel descrivere la Via Flaminia, era una città umbro-etrusca che cadde nelle mani dei Galli Senoni nel 400 a.C.. I Romani li vinsero nel 295 a.C. nella battaglia di Sentinum e li dispersero come gruppo

etnico culturale dieci anni dopo.

Ariminum nasce come colonia di diritto latino nel 268 a.C.

e subito gode dei benefici di essere il trivio più importante d’Italia: la Via Flaminia, la Via Aemilia e la Via Popilia facevano tutte capo alla città.

Rimini – Arco di Augusto

Ariminum fu lo specchio di Roma all’ingresso della Padania. La città fu divisa in sette quartieri, o vici, chiamati coi nomi di altrettanti quartieri di Roma.

Sul fiume che la toccava, l’Ariminum (ora Marecchia) fu eretto un arco trionfale e costruito un gran ponte, per creare un ingresso di maestosità pari all’importanza della città. Rimini cristiana è famosa er il Concilio del 359, il secondo dopo il Niceno. Rimini imase sempre un centro importante nel medioevo e nel rinascimento quando si arricchì di opere d’arte.

Rimini:

Da Ariminum e dal suo porto i collegamenti con l’Italia tirrenica erano costituiti dalle valli dei torrenti Marecchia e Savio dalle quali si raggiungeva la Val Tiberina. I crinali, data la particolare natura del terreno in questa zona, non erano del tutto praticabili.

Sempre alla foce del Marecchia, una pista conduceva alla valle del Burano e al passo della Scheggia; da qui ci si poteva immettere nella direttrice della Flaminia senza passare per il Furlo. La litoranea divenne, verso sud, la Via Flaminia fino a Fanum Fortunae, a nord la Via Popilia fino a Hatria (Adria), Padua e Altinum.

Rimini – ponte di Tiberio

Dalle città della Via Aemilia e lungo tutto il suo corso partivano strade per l’Appennino e per il nord, in asse alla strada principale.

La prossima fermata era, ed è tutt’ora, Caesena (Cesena), forse di origini etrusche come il suo etimo. Era un piccolo centro, forse fortificato, in epoca classica. Teodorico vi tenne un assedio nel 493, Totila la saccheggiò nel 541 e infine fu bruciata da Berengario II nel 961. Cesena risorse ed ebbe la sua imponente Rocca Malatestiana a difenderla per gli anni futuri.

Forum Popilii è Forlimpopoli, si dice sia stata fondata da una famiglia Popilia di Ariminum nel I secoo a.C. e divenne un municipio romano. La cittadina è rimasta di modeste dimensioni, ma è, forse dai tempi antichi, sede di una grandissima fiera annuale del bestiame detta ‘Segavecchia’.

Forum Livii fu forse fondata dalla gens Livia nel II secolo a.C., ma era un vecchio sito dell’Età del Bronzo e poi del Ferro, quindi si trattò di una rifondazione. Forlì è una antica e nobile città, ricca di storia, arte e munumenti, istituti culturali. La Via Aemilia la taglia al centro, degradata da banalissimi nomi quali Corso Giuseppe Garibaldi e Via della Repubblica.

Ognuna di queste cittadine sorge laddove un fiume si interseca con la Via Aemilia e dove occorreva almeno un ponte.

Così è anche per la prossima città, Faventia, dove, tanto per cambiare, la grande Via si chiama Corso Giuseppe Mazzini e Corso Aurelio Saffi. Anche Faventia ha pianta isodromica rettangolare, all’interno della pianta ellittica attuale;  mantiene l’impianto romano in quanto il cardo massimo e il decumano la dividono in quattro rioni. Fu probabilmente un centro etrusco e diventò romana verso il 225 a.C. Forse la sua grande tradizione ceramica è di origina antica anche perché in altre lingue la ceramica invetriata si chiama ‘faience’ da Faenza.

Forum Cornelii è invece Imola, a 10 miglia da Faenza. Anche questa era forse una cittadina Etrusca, un mercato sul Santerno per gli agricoltori delle campagne vicine. Imola è il vecchio nome, ma Cornelio Silla la conquistò e rifondò nell’82 a.C., ribattezzandola a suo gradimento.

Sul colle detto Castellaccio sono le origini di Imola etrusca.

Effigie di Marco Emilio Lepido raffigurata in una moneta dell’epoca

La Via Emilia mantiene dignitosamente il suo nome attraversando la città dalla pianta ortogonale come la colonia romana.

Claterna, anche se non è palese, è oggi un campo poco prima di Maggio, vicino Ozzano. Abitata anche prima che giungessero i Romani, la cittadina sorse al terminale di una via transappenninica, forse la via militare del console Flaminio da Arezzo a Bononia. Si sono rinvenuti mosaici pavimentali del I secolo d.C..

Bologna:

Eccoci a Bononia, l’antichissima Felsina, oggi la più grande fra le città della Via Aemilia, la più vetusta, la più ricca di arte e storia, una delle più grandi, nobili e civili metropoli d’Italia. Sorse, non per caso, dove le propaggini dell’Appennino più si protendono verso la pianura e dove giunge la strada naturale da Firenze e Fiesole. Se tiriamo una linea retta alla base delle pendici appenniniche, da Piacenza a Rimini, non solo vedremo quanto sia rettilinea la Via Emilia, ma vedremo anche che a Bologna è l’unico punto in cui le alture si protendono oltre questa linea. Noi non notiamo queste cose senza l’aiuto di carte geograiche o foto aeree, e anche se le notassimo non ci farebbe un grande effetto, i nostri antichi predecessori invece le notavano e attribuivano grande importanza alla geografia. Fra Parma e Rimini, Bologna era il punto più vicino al Po e ai Colli Euganei, quindi un punto di estrema importanza commerciale.

Statuetta etrusca – Museo Civico Archeologico di Bologna

Nell’area di Bologna si vennero a formare un numero di insediamenti da epoca antichissima che si addensarono nell’Età del Bronzo e coagularono un un centro definibile come urbano nell’Età del Ferro. La cultura Villanoviana è presente a Bologna in grande stile e si protrae fino all’etruschizzazione del VI secolo a.C. quando, probabilmente, la città si chiamò Felsina e divenne una delle città stato coloniali, forse la capitale, della Padana degli Etruschi. Dopo duecento anni giunsero nella zona i Galli Boi ,che succedettero agli Etruschi come padroni delle popolazioni, e chiamarono la città con un nome che all’orecchio dei Romani suonava ‘Bononia’. Dopo la vittoria sugli invasori galli a Talamone, i Romani conquistarono il territorio felsinese nel 225 a.C., da qui, organizzatisi conquistarono la Gallia Transpadana, gli ultimi ad essere sconfitti furono i Boi, sconfitti da Cornelio Scipione Nasica nel 191 a.C.

Giunsero a Bononia 3000 coloni da Roma, ai quali furono distribuiti circa 400 Km2 di terra centuriata (156.000 iugeri). Tutto il territorio accanto alla Via Aemila, in particolare la pianura, fu centuriato completamente, resti della centuriazione sono particolarmente evidenti nel territorio di Cesena.

La Via Aemilia divenne anche a Bononia il decumanus maximus e la città ebbe una pianta ortogonale, tutt’ora conservata nel centro storico. Le due porte sulla Via Aemilia erano una a Porta di Piazza Ravegnana e l’altra presso il Palazzo Ghislieri alla fine di Via Ugo Bassi. La raggera di vie che si dipartono da questi due capi della città rappresentano altrettante vie romane che si spingevano nelle campagne dalle porte urbane di Bononia. A est la Strada Maggiore, a ovest Via San Felice rappresentano la Via Aemilia che arrivava e che usciva di città.

Come tutte le importanti città romane Bononia ebbe adeguati edifici pubblici, civili e religiosi assieme a dignitose abitazioni individuali e condominiali. Bologna cristiana inizia con un San Zama vescovo nel III secolo, poi ebbe martiri come Agricola, Vitale e Procolo del IV secolo. L’eroe di Bologna è però San Petronio (432-450), che ricostruì la città dopo le distruzioni barbariche dei Goti.

Alla caduta dell’Impero d’Occidente Bononia era infatti un mucchio di ruderi con pochi abitanti, ascritta all’esarcato di Ravenna, ma Bononia rimase romana e non divenne bizantina come Ravenna. Nell’XI secolo Bologna è un libero comune e inizia la gloriosa storia dello Studio, ossia della sua Università, che continua tutt’ora.Il Museo Civico soddisfa qualsiasi necessità di saperne di più sull’antica storia della città.

Anche Bononia rappresentava il mozzo di una fitta raggera di vie transappenniniche e transpadane.

Fra le prime erano quelle delle valli Reno-Setta e del Savena, o dal crinale Idice-Sillaro, lungo il quale scorreva quella scorciatoia della Via Flaminia proveniente da Arezzo.

Un’altra strada doveva giungere da Florentia, via il passo de La Futa e la valle del Savena, questa era la strada che in età imperiale aveva sostituito la strada da Arretium di Flaminio, e che continuava nella Via Claudia del Brennero.

Resti del selciato della via Emilia ritrovati nel centro di Bologna

Bononia era peraltro collegata con Patavium (Padova) e il Veneto. Un’altro ititerario diretto da Bononia a nord del Po si staccava dalla Via Aemilia da Modena, passava per Hostilia, poi raggiungevaVerona. Un’altro itinerario da Bononia e Mutina raggiungeva Aquileia e Altino via Padua e Ateste, detta Via Aemilia Altinate, che da Bononia a Mutina non era altro che la stessa Via Aemilia.

Forum Gallorum, è oggi Castelfranco Emilia, un’altra città a pianta ortogonale traversata logitudinalmente dalla Via Aemila. Si dice sia il luogo dove Augusto, allora Ottaviano, sconfisse Marco Antonio nel 43 a.C. Si considera la patria dei tortellini, ignara che in Asia Centrale si facevano gli stessi duecento anni a.C.

Il Panaro, che a monte conserva il nome antico di Scoltenna, è il primo fiume di una certa consistenza traversato dalla Via Aemilia, che poi entra dritta in Mutina.

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